È ufficiale: nel deserto può anche piovere. Succede di rado, ma questa volta è successo. La 14a edizione della 100 Km del Sahara – un’edizione particolarmente attesa dopo l’annullamento dello scorso anno a causa dei disordini politici – è stata battezzata dalla pioggia. Poco male. Soprattutto per quei runner che – come me – avevano dimenticato la crema da sole.

Punto di partenza della 100 km del Sahara l’oasi di Ksar Ghilane, a circa 4 ore di auto da Djerba, che abbiamo raggiunto ieri sera. Campi tendati, palme, piscina, e persino una sorgente di acqua calda per fare il bagno. La quiete prima della tempesta? Beh, in realtà la paventata tempesta non c’è stata. Tante nuvole, però. Raffiche di vento, e persino una pioggerella che ci accompagnato per tutto il tragitto. Per poi dare il meglio di sè nel pomeriggio, una volta arrivati al termina della prima tappa.

Due i gruppi sulla linea di partenza della 100 km del Sahara: un team di camminatori (una decina, capitanati da Laura che si è portata appresso persino il papà di 78 anni) e 134 runner. Questa edizione del “grande ritorno” in Tunisia ha attirato podisti da tutto il mondo. Persino dagli Usa, dall’Argentina e dal Giappone. Il concorrente più anziano? Un’arzillissima 82enne olandese (Maria Agne Roest-Bomers,) che dimostra poco più della metà dei suoi anni. E che ha concluso la prima tappa (23 km) in circa 4 ore. Niente male, considerando anche che il percorso non era dei più rilassanti: un’infilata di dune per 6-7 km, poi una lunga pista, e per finire ancora 3-4 km di dune che hanno dato del filo da torcere persino ai Quad.

Dall’alto dell’ultima duna, ecco in fondo Camp Bibane con il campo tendato approntato per la notte. La formula è quella ormai collaudata da Adriano Zito, patron della 100 km del Sahara: una sorta di accampamento beduino (si dorme tutti insieme in tende berbere, dentro il sacco a pelo), con una cucina da campo che sforna delizie due volte al giorno, e una rudimentale doccia (in pratica una tenda piantata nella sabbia) per togliersi di dosso la stanchezza e il sudore.

Se la mattina si corre (o si cammina), il pomeriggio bisogna pensare ai propri piedi. Ripulirli dalla sabbia, bucare le veschiche, cospargerli di crema. Insomma, coccolarli un po’ in preparazione della seconda tappa. Oggi i primi arrivati sono stati Thomas Wittek (tra gli uomini) con un tempo di 1:46:43, e la spumeggiante Alice Modignani (2:09:23).

Ognuno ha i suoi compiti, qui al campo. C’è chi ha approntato una “tenda comunicazioni” per parlare con il mondo via satellite; chi dà lezioni di stretching; chi fa massaggi. Il gruppo dei runner spagnoli, invece, dopo pranzo punta subito alla siesta. «Tu sei ancora senza tenda? Vieni nella nostra: numero 21. Se siamo in tanti, mucho calor». E con questa pioggia battente, in fondo in fondo, c’è da farci un pensierino…

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