Ultima tappa della 100 km del Sahara, risveglio sotto la pioggia. Una pioggia fine che non ha lasciato tregua per tutto il giorno. Unico vantaggio: la sabbia bagnata non entra nelle scarpe, e le folate di vento (che questa settimana non mancano mai) non riescono a sollevarla e spedirla negli occhi. Primi a partire come sempre, per gli ultimi 21 km di deserto, i camminatori. Qualcuno ha persino tirato fuori (chissà da dove…) un ombrello.
Mentre Fulvio Massini chiama a raccolta i runner al centro del campo per gli esercizi di riscaldamento, i camminatori partono baldanzosi. Troppo baldanzosi. Tanto è vero che – anzichè seguire la nuova traccia – si avventurano lungo il percorso della maratona del giorno precedente. I cammellieri scuotono la testa. La scuotono sempre più forte mentre si procede tra pioggia e vento: la meta è l’oasi di Douz, ma secondo loro Douz è dalla parte opposta. Impossibile: questa traccia è stata disegnata da un Gps. Tecnologia allo stato puro. Sicuramente si tratta di un percorso alternativo.

Passa il tempo, e passano i chilometri. Ne passano addirittura 15. Nessuna traccia del ristoro, che avrebbe dovuto essere al 10° km. Nessuna traccia dei runner, che avrebbero da un pezzo dovuto sorpassare il gruppo. La radio non prende. La pioggia aumenta. Comincia a sorgere qualche dubbio. Alla fine, all’orizzonte, ecco arrivare un quad. Sono venuti a cercare il gruppo dei walkers, ormai dati per dispersi.

Dietrofront, e questa volta contro vento. E non è impresa da poco. Altri chilometri, con le giacche impermeabili ormai zuppe. Finalmente, dopo altri chilometri di marcia, arrivano le 4×4 a recuperare i dispersi. Che quasi congelati, salgono a bordo senza fiatare. O quasi. Vincenzo non ne vuole sapere di arrivare in auto al traguardo della “sua” 100 km del Sahara. Klaus gli dà corda. Alla fine si decide che le jeep si fermeranno un chilometro prima dell’arrivo. E così si fa. Con i camminatori che tagliano il traguardo di corsa (troppo freddo addosso per camminare) e ritirano la loro medaglia. Felici, anche se un po’ contrariati dell’incidente. In fondo – si è poi scoperto – l’errore non è stato dovuto a scarso senso di orientamento: ma al fatto che qualcuno aveva sbagliato il posizionamento dei segnali. Poco male: anche questo serve a capire che con il deserto non si scherza.

E i runner? Questa 14a edizione della 100 Km del Sahara vede trionfare il tedesco Thomas Wittek con un tempo complessivo di 08:37:01. Seguito da presso dallo spagnolo Juan Antonio Alegre (08:44:25). Terzo l’italiano Massimo Camozzi (08:47:40). Tra le donne, regina assoluta la nostra Alice Modignani (10:16:50). Seconda a netta distanza l’inglese Jennifer Hands (11:17:39). Terza la tedesca Claudia Gerling (11:22:49).

«La parte più pesante della 100 km del Sahara? Non è certo stata la corsa – ha commentato Rossano Loi, di Cagliari, allenatore di calcio -. Ma piuttosto lo stile di vita, a cui non ero preparato. Le tende aperte, il freddo, la mancanza di sonno e di servizi igienici, il non potersi fare la barba alla mattina… All’inizio, confesso, mi era venuta voglia di scappare». Poi anche lui, però, è stato preso dalla “grande magia”. E si è ritrovato in aeroporto, alla fine dell’avventura, con la medaglia al collo e i lucciconi agli occhi.

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