E’ ufficialmente considerata una delle sei maratone più belle al mondo. Il nostro Sandro Repetti l’ha corsa e ci svela il motivo di tanto successo.
A Londra sono molto orgogliosi della loro maratona: per loro è “the best in the world” e non perdono occasione di dirtelo.
Ogni scaraffone è bello a mamma sua, si dice. Per chi corre, le maratone sono (quasi) tutte belle. Soprattutto dopo aver passato il traguardo.
La Virgin Money London Marathon è una delle 6 major ufficiali del pianeta ed è effettivamente bellissima.
Se il fattore principale che rende attraente o meno una maratona è il grado di coinvolgimento della città, qui siamo ai massimi livelli. La partecipazione è molto ambita ma niente affatto scontata.

Ottenere un pettorale è molto difficile se non si passa tramite un’agenzia. Avere un buon personale aiuta, ma il sistema più sicuro è tradizionalmente quello di raccogliere fondi per una qualche associazione benefica.
La maratona di Londra è infatti indissolubilmente legata al concetto di “charity”. Quest’anno il tema era la lotta contro le malattie mentali sostenuta direttamente dai membri della famiglia reale, presenti per premiare alcuni dei finisher.
Londra è perfettamente in grado di assorbire l’impatto di quasi 40 mila runner e di tutti i loro supporter mischiandoli alle orde di turisti ordinari ed alle moltitudini multietniche dei suoi abitanti.
L’organizzazione è perfetta e capillare. I volontari sempre sul pezzo. L’efficiente sistema dei trasporti semplifica gli spostamenti verso l’expo e poi verso la zona di partenza. La sorveglianza è ferrea ma discreta, e non ossessiva come nelle maratone americane.
Anche il meteo inglese, tipicamente denigrato dalle nostre parti, è perfetto. Variabile tra sole, nuvole e qualche folata di vento, ma in generale ottimo per correre: senza pioggia e con temperatura né calda né fredda.

La partenza dal parco di Greenwich è suddivisa in 3 tronconi che si riuniscono dopo alcuni chilometri quando il percorso è nel cuore della zona di Woolwich. Qui si scende verso il Tamigi per poi tornare a Greenwich dove si oltrepassa il meridiano 0 e poi al Km 10 si compie una spettacolare inversione a U intorno al famoso veliero Cutty Sark.
Il pubblico è già numeroso e caldissimo. La strada si snoda tra leggeri saliscendi, ali di folla, musica e la vista di ogni tipo di travestimento possibile, per quanto sia possibile correre una maratona con un costume.
Non si contano i Supermen e gli Uomini-ragno. Ma non mancano streghe, monaci, guerrieri medievali, crociati, chef, alieni e ogni tipo di animali, dagli elefanti alle talpe. Qualcuno si traveste persino da cabina telefonica.
Quasi a metà strada si attraversa il Tower Bridge. Il passaggio sul ponte è mozzafiato anche a causa del rumore provocato dal pubblico impazzito.
Subito dopo è possibile vedere passare (o meglio schizzare via) nella direzione opposta i top runner. Oppure – se si va piano – si incrocia il resto del gruppo.
Il percorso nella zona di Canary Wharf si fa labirintico tra roundbout, tunnel e U-turn nei vari quay.
Si recupera l’orientamento quando superato il 30esimo Km si punta di nuovo verso ovest.
La Tower of London introduce gli ultimi chilometri quando le gambe sono già belle dure. Il London Eye è lontano sulla sinistra e Westminstrer rimane ancora un miraggio.
Quando la freschezza atletica è oramai un concetto fantascientifico ecco improvvisamente il Big Ben! Ci siamo quasi: virata a destra e poi si entra a St. James’s Park. Il countdown scorre lentissimo. I cartelli degli 800, 600, 400 metri coprono la vista di Buckingham Palace sulla sinistra. Poi l’ultima curva a destra.
L’arrivo su The Mall è trionfale. Un vero e proprio grande largo viale verso la gloria. Gloria che si materializza sotto forma di medaglia – bella e grossa – e pacco gara con maglietta esclusiva per i finisher.

Il distinto signore che mi riconsegna la borsa consegnata alla partenza oramai ore prima, non si esime e mi dice: “the best marathon in the world! Isn’t it?”. In quel momento non posso che essere d’accordo con lui, annuisco, lo ringrazio e vado via convinto come tutti gli altri esausti ma felici intorno a me.
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