È morto tra le montagne, lo svizzero Ueli Steck, mentre si preparava a dare l’assalto in contemporanea all’Everest e al Lhotse.
Sul suo sito le informazioni sono laconiche: “Le circostanze dell’incidente non sono ancora chiare, e i media sono pregati di astenersi da speculazioni”. Aveva 40 anni, Ueli, ed era uno dei più forti alpinisti della scena mondiale. Due volte vincitore del prestigioso Piolet d’Or (una di queste, nel 2014, per l’apertura di una nuova e incredibile via sulla parete sud dell’Annapurna, completata in solitaria nel tempo record di 28 ore), era soprannominato Swiss Machine per la sua determinazione e per i suoi record di velocità.

In questi giorni si trovava in Nepal per un’altra delle sue imprese: aveva in mente di scalare l’Everest (8.848 metri) e il Lhotse (8.561 metri) in 48 ore. È probabile che l’incidente sia avvenuto durante la fase di preparazione di questa impresa, mentre l’alpinista – celebrato per la sua tecnica di speed climbing – stava provando alcune salite in velocità senza protezioni.
Raggiunto al telefono da un giornalista di Luzerne Zeitung, lo sherpa Mingma di “Seven Summit Trecks” ha raccontato che l’incidente è avvenuto tra il Campo 1 e il Campo 2, e che Ueli è precipitato per circa mille metri. La tragedia sarebbe avvenuta verso le 10 del mattino. Un team di sei soccorritori si sarebbe diretto alla ricerca dell’alpinista, il cui corpo sarebbe poi stato recuperato da un elicottero. Il desiderio della famiglia è quello che Ueli venga sepolto in Nepal, tra le montagne che tanto amava, nella terra a cui era legato da amicizie profonde.
Un lupo solitario, Ueli. Nel 2007 aveva quasi perso la vita durante un’ascesa sull’Annapurna. E nel 2013 era tornato su quella montagna deciso a darle scacco: riuscì a raggiungere la vetta in solitario. Ma Ueli era anche un giocoliere, che amava le contaminazioni tra gli sport e prendeva l’avventura come un puro divertimento. Con questo spirito nel 2015 aveva deciso di scalare tutte le 82 vette alpine sopra il 4.000 metri nel minor tempo possibile, spostandosi in bici, a piedi e in parapendio. Ci riuscì, concludendo l’impresa in 62 giorni.

La morte di Ueli Steck ha avuto un’enorme risonanza nel mondo sportivo e soprattutto a Trento, dove in questi giorni è in corso il Festival dedicato al cinema di montagna (Trento Film Festival). “È con tristezza che questa mattina abbiamo appreso della morte di Ueli Steck in Nepal, mentre si stava preparando a una nuova impresa. Un incidente avvenuto, stante la prima ricostruzione, durante una salita veloce di acclimatamento che lo ha portato via per sempre, lasciando un vuoto nel mondo della montagna e di tutti noi”, ha dichiarato a caldo il presidente del Trento Film Festival, Roberto De Martin. “Il festival è il momento della celebrazione delle alte quote e dei suoi protagonisti, ma è anche il luogo della riflessione e del ricordo, dove ognuno di noi s’interroga sul significato della vita e dei limiti fino ai quali può spingersi e dove però si può sempre incontrare l’imponderabile”.
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