Siamo giunti alla 4^ edizione di questa bellissima gara che si corre in terra dominicana, unica nel suo genere. E il popolo dei podisti apprezza, in un crescendo di iscrizioni sia di italiani che di stranieri. Cinque le tappe di questa 100km del Caribe e a ognuna ci si può iscrivere singolarmente, con tanto di classifica e medaglia guadagnata oltrepassando la finish line. Ma poi ce ne è una, la più grande, la più ambita, che si consegna solo a coloro che hanno portato a termine tutte e cinque le tappe. Poco meno di un centinaio i veri eroi, i centochilometristi, oltre 500 invece lungo il percorso dell’ultima tappa. Quest’anno poi, oltre alla competizione c’è stato un piccolo excursus turistico: nel programma è stata inserita la visita alla fabbrica di tabacco dove si producono i famosissimi sigari Davidoff, esportati poi in tutto il mondo, e al centro di produzione del Rum Brugal, due vere eccellenze dominicane. Altra novità: l’appoggio alla Fundacion Proyecto Ayuda al Nino Casa de luz, che aiuta 38 bimbi disabili abbandonati contando esclusivamente sulla beneficienza. Il cuore grande di Mariluz Vinas, patron della gara, e di Daniele Barbone, podista per passione, ha dato vita alla raccolta fondi per questi bimbi sfortunati.
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Ma eccoci alla gara…
1^ tappa:
Santiago, 12 km, 400 m di dislivello. Si parte in salita per oltre 4 km per poi ridiscendere su un territorio chiuso da gole di montagna, ruscelli da attraversare, single track da correre (chi riesce). E pietre, tante pietre. Chi pensava di venire qui a fare una sgambata deve cambiare idea. Questa è un’ultra, ragazzi!
2^ tappa:
Puerto Plata, 18 km, 1.350 m di dislivello. Qui si fa selezione vera. A parte il 1° km e gli ultimi 3, che sono di asfalto, per il resto è tutto percorso di montagna, con qualche difficoltà tecnica, fango, rocce, prati. Per fortuna tre sono i ristori che si susseguono a 4 km l’uno dall’altro, che coi loro bicchierini di acqua e Gatorade ghiacciati tirano su l’animo del podista affaticato. Ne ho fatte tante di gare, ma questa delle bevande fredde ai ristori è una vera e propria chicca. Il percorso è in linea, per cui una volta giunti in cima alla montagna, nei pressi della statua del Cristo, una teleferica ci riporta giù.
3^ tappa:
Sosua Cabarete, 20 km, dislivello negativo 400 m. Sì, qui si va in discesa, o per lo meno, quasi sempre. Meraviglia! Ancora verde, giungla, palmeti ma ecco che dal 12° km, e quindi per gli ultimi 8, finalmente si corre sulla playa! Sabbia, sì, fatica, ma la bellezza dei luoghi ripaga di tutto!
4^ tappa
La regina, la più temuta, la più attesa: Las Terrenas, 45 km con dislivello positivo e 750m di negativo. Qui c’è veramente di tutto: asfalto (poco), terra battuta, fango, fiumi da attraversare, la splendida cascata di 50 m, il Salto el Limon, con alla base una piscina naturale che, per chi non è in lotta col tempo, è un’ottima opportunità per rinfrescarsi. E poi attraversamento di strade con piccole case e tanti bimbi festanti, spiaggia, mangrovie che ostruiscono il passaggio e poi il percorso che si sposta dentro il mare, segnalato da bandierine affioranti. Qui l’acqua arriva alla cintola, per chi è basso anche più su, ma l’organizzazione ha previsto l’accompagnamento per mano per chi ha più paura. Ed ecco ancora spiaggia, a tratti selvaggia e isolata, a tratti turistica, con bagnanti che al passaggio ci incoraggiano. Allora noi tiriamo fuori le ultime energie che abbiamo per l’orgoglio di non farci vedere troppo stanchi: il passo si allunga, le spalle si raddrizzano, lo sguardo si alza.
5^ e ultima tappa
Las Terrenas, 12 km, tutto piatto, metà all’interno, metà sul mare. E’ fatta, il morale è alto, le gambe girano bene, il traguardo è a portata di mano. Ed eccolo lì l’arco della Meta, la musica, gli amici già arrivati. Passata la finish line, si va diretti in mare, così come siamo, con tanto di scarpe, maglietta e pettorale.
Il vincitore, Carlos Gilberto Perez, detto “Cuba”, è il vero campione: a tutte le tappe lui, che arrivava molto prima degli altri, senza badare alla fatica, a ritroso ci correva incontro per portare acqua e sostegno a chi ancora stringeva i denti lungo il percorso. “Quanto manca, Carlos?”; sempre con un sorriso incoraggiante rispondeva: “Manca poco, è lì la meta!”. Grande uomo. Ma di storie di cuore ce ne sono tante in questa bella gara che tiene i partecipanti così a stretto contatto con la natura. Ed è forse proprio questo, l’immersione dentro Madre Natura, che ci rende migliori. Come le due amiche/concorrenti francesi: una forte, una in crisi. La prima è 3^ tra le donne fino alla fine della penultima tappa, quella che non perdona se sei debole. L’amica, invece, è tra gli ultimi, in piena crisi. Chiede sempre dell’altra, ha bisogno di trovarla lì al traguardo ad aspettarla. E’ la sua forza, il suo motivo per andare avanti. E lei c’è, è lì ad accoglierla quando ormai la giornata volge già verso l’imbrunire. Come pure è rimasta al suo fianco, al suo passo, anche il giorno dopo, all’ultima tappa, durante quella che le avrebbe poi fatto guadagnare il 3° gradino del podio. Ma a lei non interessa. L’amicizia è più importante di una vittoria.
Foto: Pierluigi Benini
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