Tre mesi per percorrere 4300 km in solitaria trascinandosi dietro un carretto, storia di un viaggio avventuroso tra le steppe norvegesi, fino a Capo Nord.
L’università, il calcio, gli amici. Una vita normale, come quella di tanti altri giovani della sua età quella di Andrea Toniolo, Budu per gli amici. Poi a un tratto un brutto incidente in moto, e tutto cambia. Costretto a letto per sei mesi, incerto se sarebbe mai riuscito a riprendersi del tutto, Andrea, classe 1989, inizia a meditare e poco a poco nella sua mente si fa largo un’idea. Sente la necessità di dover compiere un’impresa come riscatto personale, ma ancora non sa esattamente in che direzione muoversi. Inizialmente doveva essere il giro d’Italia, ma quando scopre che qualcun altro ci aveva già pensato prima di lui abbandona l’idea. La destinazione alla fine viene scelta un po’ per caso, cercando sulla mappa una meta che fosse alla giusta distanza. Quando punta il compasso su Capo Nord a un tratto l’illuminazione: è la Mecca dei motociclisti, e lui che viene da una famiglia di centauri, capisce subito che è lì che deve arrivare, sulla costa rocciosa più a Nord della Norvegia. Questa volta però, solo con le sue gambe.
La preparazione
Cruciale l’incontro con Simone Bortolotti, preparatore atletico che capisce subito il suo potenziale e la sua voglia di riscatto, decidendo di affiancarlo in tutta la fase di allenamento. Nonostante sia giovanissimo infatti Andrea dimostra subito di essere all’altezza di imprese che solitamente sono riservate ad atleti più maturi.Il primo banco di prova a cui lo sottopone è un trail di 100 km, che il giovane veneto affronta senza problemi piazzandosi al 17° posto su 200 partecipanti. E’ il giugno 2014, neanche un anno dopo sarebbe partito per la sua personale impresa.
Il viaggio

E infatti il 19 aprile 2015 parte da casa sua, a Galliera Veneta nel padovano, circondato da un tifo da stadio. In prima linea ci sono i genitori e la fidanzata, che inizialmente scettici diventano poi i suoi primi fan sostenendolo e incoraggiandolo. Inizia così una sfida con se stesso che è fisica, mentale e spirituale.
Trascinandosi dietro un carretto da lui costruito per trasportare lo stretto necessario -tenda, sacco a pelo, fornelletto da campo- Andrea attraversa sei nazioni mantenendo una media di 50 km al giorno.
I momenti di sconforto non sono mancati, la pioggia incessante, il freddo, il carretto rotto, la solitudine totale. Ma in fondo Andrea era anche questo che stava cercando: “Per 18 giorni, verso la fine del mio viaggio – spiega Toniolo- non ho mai visto passare una macchina. E’ stata senza dubbio la parte più bella, nella solitudine totale e immerso nella natura capisci davvero quali sono le priorità nella vita.”
Moltissimi però anche i brevi incontri che hanno contribuito a rendere indimenticabile -non che prima non lo fosse- questa esperienza. E’ in un piccolo villaggio della Germania che un signore lo invita a gesti entrare nel suo bar, dove gli mostra vecchi ritagli di giornale che lo ritraggono anni prima mentre parte a piedi per un viaggio con un carretto molto simile a quello di Andrea. “Sono incontri come questo -dice Toniolo- che ti danno la forza di andare avanti, anche quando le gambe iniziano a fare i capricci”.
L’arrivo
Dopo 84 giorni di marcia, un mese prima del previsto, dormendo ogni notte in un posto diverso, dalle banchine degli autobus alla riva di un lago in compagnia di campeggiatori, finalmente Budu raggiunge il Globo. La scultura di ferro a forma di mappamondo simbolo di Capo Nord gli dice che ce l’ha fatta, finalmente è arrivato. La stanchezza si fa sentire, ma è nulla in confronto alla soddisfazione di aver portato a termine quella che molti definivano “un’impresa folle”. Finisce così un viaggio che ha segnato un prima e un dopo nella vita del giovane veneto.

Un’impresa dopo l’impresa
Tutto il materiale foto e video prodotto da Andrea con il suo smartphone durante il viaggio è stato poi preso in mano da Alberto Scapin, regista e filmmaker che ha realizzato il documentario Capo Nord #TheRunnerDoc.
Ma l’impresa di Andrea è anche diventata un libro, Il limite che non c’è (edizioni Alpine Studio) racconta la storia di un viaggio che è anche un riscatto, di come è cambiata la vita del protagonista e soprattutto è un invito a seguire i propri sogni.
Per il momento Andrea continua ad allenarsi, tra trail e corse di beneficenza, ma per adesso ancora nessun grande progetto in vista, “per fare un viaggio come quello a Capo Nord bisogna avere lo stimolo giusto, altrimenti perde di significato”. Noi rimaniamo in attesa, sicuri che sentiremo ancora parlare di lui.
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