Tre giorni tra le Dolomiti di Arabba, in Alto Adige, camminando lungo sentieri affacciati su panorami unici al mondo.
“Non esiste il cattivo tempo: esistono solo i vestiti sbagliati”. Un antico detto norvegese che è diventato una perla di saggezza per gli appassionati di outdoor. E questo è tanto più vero, quando si tratta di salire in quota per trascorrere qualche giorno in montagna. Là, tra le gole dove soffia il vento e le nuvole che si ammucchiano come ciuffi di bambagia tra le cime, è quasi impossibile potersi basare su previsioni meteo affidabili. L’acquazzone è sempre in agguato. E se non è acquazzone, sarà magari un brusco calo di temperatura, o un banco di nebbia che a tratti vela e disvela il panorama.
Ma anche in questo, per chi lo sa apprezzare, sta il fascino della montagna. E a meno che il tempo non sia brutto davvero (vale a dire fulmini e grandinate), bisognerebbe sempre mettersi lo zaino in spalla e partire. Anche perché – fulmini a parte – il brutto tempo può avere un suo fascino particolare. Noi lo abbiamo provato durante un breve soggiorno ad Arabba, in Alto Adige.
Arabba (in dialetto ladino “Reba”) si trova nella Valle di Fodom, ed è racchiusa tra il Gruppo del Sella e Cima Portavescovo, ai piedi del Passo Pordoi e del Passo Campolongo. Tutti nomi, questi, che fanno tremare i polsi agli appassionati di montagna. Perché si tratta di alcuni dei luoghi più iconici non solo delle Dolomiti, ma del mondo (e non è un’esagerazione).
Il brutto tempo, si diceva. E infatti le condizioni meteo erano tutt’altro che ideali per una gita in quota. Ma poi la voglia di muovere le gambe e ammirare i panorami a volo d’uccello offerti in quota ha prevalso. Il programma originale (un’escursione al Piz Boè, 3152 metri di pura bellezza) è stato sostituito con un altro un po’ più adatto alle nuvole grigie che si stavano addensando minacciose sulle cime: la salita in cabinovia da Arabba al rifugio Luigi Gorza (2.516 metri) e da lì una bella camminata in falsopiano di circa due ore per raggiungere il rifugio Viel dal Pan (2.432 metri). Una breve sosta, e poi il ritorno lungo lo stesso tragitto.

Nello zaino: un pile supplementare, guanti e berretto di lana. Addosso: baselayer, pile, pantaloni lunghi e una giacca a vento robusta a prova di pioggia. Presenze umane sul percorso: nessuna. Già, perché il bello di andare a camminare in quota quando il tempo non è clemente, sta anche nel fatto di potersi godere la montagna senza le torme di turisti che la assediano durante i mesi estivi.
E i panorami? Incredibili. Se il sole accende i colori, le nuvole dipingono una tavolozza completamente originale, giocata sui toni acquerello. I veli di nebbia, sospinti dal vento, calano come sudari sulle pareti delle montagne, nascondendole alla vista. E poi improvvisamente vengono sospinti via, come un sipario che si apre scoprendo la scena.
Il Viel del Pan, un sentiero ricco di storia
Il Viel del Pan (“Via del pane” in lingua ladina), di cui noi abbiamo percorso solo un tratto, è uno dei sentieri in quota più celebri e panoramici delle Dolomiti. Deve il suo nome al fatto che in passato veniva utilizzato dai commercianti del bellunese per trasportare farina e grano nelle valli ladine, evitando gli insidiosi fondovalle.
Il Viel del Pan si trova esattamente di fronte alla Marmolada, dove correva la linea del fronte durante la prima Guerra Mondiale. Mentre gli Alpini italiani occupavano la cresta della dirimpettaia catena del Padon, i soldati austroungarici (Kaiserschützen) presidiavano il ghiacciaio della Marmolada, dove costruirono la celebre Città di Ghiaccio (Eisstadt): una rete sotterranea di oltre 10 chilometri di gallerie scavate nei seracchi per proteggersi dal gelo e dalle artiglierie italiane. Durante i combattimenti, il Viel del Pan venne utilizzato dai soldati come via di collegamento e transito. Non (come si racconta) per portare i rifornimenti di pane ai soldati italiani.

Tra l’altro, per chi avesse voglia e gambe per camminare almeno 6-7 ore, dal Rifugio Gorza parte un altro bellissimo itinerario: un percorso ad anello di 12 km che si chiama Sentiero Geologico di Arabba . Grazie al lavoro svolto congiuntamente dai collaboratori di Funivie Arabba e dalla sezione C.A.I. di Livinallongo, è dotato di un’ampia serie di bacheche informative ricche di testi semplificati, infografiche e foto che permettono di osservare le catene montuose circostanti in maniera guidata, scoprendo le tappe principali della storia geologica delle Dolomiti.
Il Sentiero del Respiro intorno al Castello di Andraz
Ma se invece non ve la sentite di affrontare le alte quote con il brutto tempo, ci sono alternative interessanti. Per esempio il Sentiero del Respiro che corre intorno al Castello di Andraz. L’itinerario inizia proprio dal castello (che si trova nel comune di Livinallongo del Col di Lana), e si snoda per quattro chilometri nel bosco circostante. Più che un’escursione, è un’esperienza dal significato profondo: questo sentiero è infatti parte di un grande progetto di rimboschimento con oltre 10.000 pini cembri.

Il pino cembro (o cirmolo) con il suo profumo ha effetti benefici sul sistema cardiocircolatorio, come hanno dimostrato molti studi scientifici tra cui quello dell’istituto austriaco Joanneum Research. L’inalazione dei suoi oli essenziali e terpeni favorisce un rilassamento profondo che comporta diversi vantaggi, tra cui la riduzione del battito cardiaco e il miglioramento del sonno.
Il castello di Andraz, aperto al pubblico nel 2012 dopo il restauro, è originario del 1027. Donato al vescovo di Bressanone, si trovava su confine tra il Tirolo e patriarcato di Aquileia. Era un punto di snodo importante per i traffici commerciali dell’epoca, e si trovava su una delle principali vie di comunicazione. Con il passare dei secoli subì varie traversie (incendi, abbandoni, vendite all’asta). Fino a venire riscoperto e valorizzato in anni recenti.

Passeggiate a Passo Campolongo
Un’altra opzione per chi vuole dedicarsi a passeggiate relativamente tranquille e a quote non eccessive è la zona del Passo di Campolongo (1.875 metri). Da lì prendono il via infatti diversi sentieri che salgono verso altitudini più elevate attraversando dapprima boschi e distese di mirtilli, e poi sbucando tra le rocce. Il tutto al cospetto dello scenografico gruppo del Sella.
Perfetta per chi cerca panorami aperti e un percorso più dolce è la camminata che porta all’altopiano del Pralongià. Si sale attraversando ampi pascoli fioriti, con una vista spettacolare sulla Marmolada.
E dopo la passeggiata? Prenotate un tavolo – prima di iniziare a camminare – alla Malga Munt Planfisti , un piccolo e caratteristico ristoro a gestione familiare situato a circa 2.200 metri d’altezza. Dal Passo di Campolongo, ci si arriva in un quarto d’ora seguendo il sentiero numero 638. Qui si servono piatti tipici della cucina ladina, spesso accompagnati da musica dal vivo.

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