Abbiamo intervistato Pinar Pinzuti, direttrice della Fiera del Cicloturismo oltre che una delle maggiori esperte del settore a livello europeo.
Pinar Pinzuti è una delle massime esperte europee di cicloturismo. È membro del Consiglio EuroVelo, ambasciatrice di Women in Cycling, vincitrice del World Bicycle Day Award, project manager di Bikenomist. Pinar è anche la direttrice della Fiera del Cicloturismo, che quest’anno per la prima volta si terrà a Padova, dal 27 al 29 marzo. La abbiamo intervistata. Ecco che cosa ci ha raccontato di lei e del suo mondo.
– Cosa è per te la bicicletta? Lavoro, divertimento, affermazione di diritti, un modo per esplorare il mondo?
“La bicicletta per me è un mezzo per rendere le persone felici. Aiuta le nostre città a migliorare in termini di mobilità, qualità dell’aria e vivibilità. Da oltre 15 anni cerco di mettere le persone in bicicletta e di promuovere l’attenzione ai ciclisti per chi si occupa di servizi. La bicicletta rappresenta un cambiamento concreto per la mobilità urbana: quando si creano le condizioni, quando c’è la possibilità di scegliere, la bicicletta vince perché è sana, veloce, conveniente. Senza contare che chi utilizza la bicicletta per spostarsi in città, poi cerca la bici anche durante le vacanze”.
– Parlando di vacanze non si può non chiederti della Fiera del Cicloturismo, che quest’anno ha raggiunto la quinta edizione. Come si è modificata da quando è nata?
“Ogni anno la Fiera del Cicloturismo ha un tasso di crescita del 30 per cento, sia per gli espositori che per i visitatori, e questo dato riflette anche la crescita del settore del cicloturismo. All’inizio erano semplicemente poche mete che avevano la biciletta nelle loro proposte; oggi quasi tutti i Paesi europei hanno percorsi verdi e servizi per turismo in bicicletta. Ogni mese nasce un nuovo percorso tematico, si inaugurano nuove ciclovie e nuove ciclabili, si integra la bicicletta con altre offerte turistiche, come ad esempio le degustazioni”.
– Chi sono i visitatori della Fiera del Cicloturismo e da dove arrivano gli operatori?
“Abbiamo due pubblici diversi. Da un lato chi non ha ma mai fatto una vacanza in bicicletta ed è alla ricerca di cerca un operatore per affidarsi a lui nell’organizzazione. Le famiglie, ad esempio, preferiscono in genere i tour organizzati, perché vogliono sicurezza totale per figli. Dall’altro canto, ci sono i ciclisti alla ricerca di nuove destinazioni per organizzarsi da soli, in modalità bike packing o utilizzando la rete dei servizi che sta crescendo. I cicloturisti richiedono strutture piccole, non hanno bisogno di grandi resort, spendono sul territorio e fanno più giorni di vacanza anche perché vanno più lenti, fanno più tappe e apprezzano quello che trovano. Una vacanza che fa bene alla salute e permette di scoprire bellezze nascoste. Anche nel settore dei tour operator c’è stata una crescita: quest’anno saranno 80, provenienti da 30 diversi Paesi. Per questo ci saranno momenti business to business in cui gli operatori stranieri cercheranno i loro referenti in Italia, e viceversa. L’importante è far crescere il mercato: creare più posti di lavoro, nuove guide cicloturistiche, nuovi posti letto e nuovi meccanici”.
– Come è cambiato o sta cambiando il turismo in bicicletta?
“Le e-bike e la tecnologia che permette di muoversi senza perdersi, hanno reso le donne più indipendenti avvicinandole all’uso della bicicletta su lunghi percorsi. Sono sempre di più le viaggiatrici che partono in gruppo o da sole, o quelle che decidono la vacanza della famiglia. Così le facciamo parlare nelle nostre tre giornate. Perché le testimonianze dirette valgono più di qualsiasi promozione. Abbiano oltre 100 relatori di tutti i tipi: la ciclo-viaggiatrice che ha viaggiato con la figlia, quella che ha fatto il giro del mondo da sola, la famiglia che ha optato per la vacanza treno e bici, i cicloturisti over 65, i tour operator che raccontano come si fa la scelta”.

– A che punto è la rete delle ciclovie in Italia?
“La buona notizia è che ogni regione cerca di creare nuove ciclovie. Abbiamo cominciato a unire le città con diversi percorsi, e spesso ci sono molte alternative. La notizia cattiva è che non esiste un coordinamento nazionale sulle ciclovie, e manca una pianificazione centrale. Bisogna mettere in rete le ciclabili, aumentare le ciclovie, creare un ufficio centrale che si occupi di tutto”.
– Quali itinerari consigli in Veneto, partendo magari da Padova?
“Padova è ideale per rompere il ghiaccio, provare un circuito pianeggiante. Ad esempio verso i Colli Euganei, seguendo il canale Battaglia, in 20-30 chilometri si trovano servizi e ci sono le terme. Un altro giro consigliato è la Treviso-Ostiglia, la prima ciclovia certificata al mondo per sostenibilità. Oltre a essere una ciclabile perfetta di 60-70 chilometri, ha tutti i servizi che rispettano i criteri di sostenibilità. Ma c’è anche il Delta del Po, dove pedalare immersi nella naturala senza dimenticare cultura e degustazioni”.
– L’uso della bicicletta è una moda passeggera o può diventare strutturale?
“Noi cerchiamo di evidenziare i vantaggi per i residenti e per i turisti. Qualsiasi infrastruttura e servizio per le persone in bicicletta ha una ricaduta su tutto il territorio. Se vedo le persone che vanno in bicicletta, la segnaletica, le ciclabili, i servizi per i ciclisti, qualcosa rimane. Quando cambiamo le nostre abitudini individuali, cambia la società; le mie scelte cambiano tutto intorno a me, e alla lunga il cicloturismo non è più visto come una scelta di nicchia. Poi ci sono le nuove generazioni a cui cerchiamo di insegnare un concetto mobilità diverso, e quando saranno adulti per loro sarà naturale muoversi in bicicletta”.

– Sei sempre in viaggio per conferenze, riunioni, fiere e quindi hai il polso della situazione. Quali sono le città più sostenibili?
“Al primo posto mi viene in mente Bruxelles. Ogni volta che vado al Consiglio EuroVelo, vedo crescere il numero dei ciclisti in città. Tutti usano la bici per spostarsi, anche funzionari di enti pubblici in giacca e cravatta. La città ha fatto una scelta, e nonostante sia piena di saliscendi, con un clima freddo e piovoso, i ciclisti aumentano grazie a una scelta politica che ha permesso, tra le altre cose, di riservare alcune strade solo ai ciclisti o di incentivare l’acquisto delle biciclette a pedalata assistita. Da segnalare anche Valencia, che sta diventando un punto di riferimenti per altre città europee. In centro, la prima cosa che si vede all’arrivo sono i noleggi biciclette. Il messaggio è chiaro: spostati su due ruote. Anche Bologna è una città amica della bicicletta, grazie alla politica degli ultimi anni che ha scelto di limitare la velocità a 30 chilometri all’ora. Non è per incasinare il traffico o dare fastidio alle auto; è una misura per far convivere ciclisti e autisti sulla stessa strada”.
– Se dovessi progettare una città partendo da zero? E ci sono soluzioni green che in realtà non risolvono i problemi?
“Se potessi, disegnerei una città dove mezzi pubblici, pedoni e ciclisti possano condividere le stesse strade. La bicicletta costringe a guardarsi negli occhi e se lo fai per tutto il giorno, alla fine hai fiducia, non paura. Sparisce la barriera del metallo dell’auto. Per questo secondo me a Copenaghen c’è poca criminalità, perché si condividono città e bicicletta. Le auto elettriche sembrano essere l’unica soluzione per il futuro ma ci dimentichiamo che occupano le stesso spazio di un’auto normale. Non sono un’alternativa reale. Senza contare i problemi dello smaltimento delle batterie”.
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