In occasione dell’edizione 2017 di Rock Master, Wild Country ha portato con sé un ospite esclusivo: Tom Randall, uno dei climber più forti ed ecclettici del Regno Unito. Noi l’abbiamo incontrato.
Tom Randall forma, insieme all’amico Pete Whittaker, il duo Wide Boyz, famoso per la pratica dell’arrampicata a incastro. Tom e Pete non sono solo esperti di queste tecniche, sono dei veri coach: organizzano infatti numerosi tour, per il momento solo nel Regno Unito, per diffondere e insegnare i segreti di questa disciplina. Incastri di mano, di piedi, di braccia, di gambe e di dita per salire una fessura: fatica e dolore, ma anche impegno, dedizione e amore per l’arrampicata.
Ciao Tom, iniziamo con un po’di riscaldamento. Puoi raccontare ai nostri lettori chi sei, dove sei cresciuto e, cosa più importante quando è con chi hai iniziato ad arrampicare?
Mi chiamo Tom Randall e sono un climber professionista di 37 anni. Dico “professionista”, ma penso in realtà di essere un mix tra atleta e allenatore, dato che mi piacciono molto entrambi gli ambiti. Sono originario del Sudafrica, ma ho vissuto nel Regno Unito negli ultimi trent’anni e ho una moglie e due figli. Ho iniziato ad arrampicare quando avevo 18 anni mentre prendevo parte ad una competizione a scuola: me la cavai meglio del previsto, e mi sembrò divertente!
La crescita e lo sviluppo della tecnica di crack climbing è principalmente dovuta a te o ti sei ispirato a qualcuno in particolare?
Non sono sicuramente io ad aver inventato la tecnica dell’arrampicata ad incastro, per quel che ne so io potrebbe essere stata inventata 100 anni fa! È una forma molto vecchia dell’arrampicata tradizionale e una di quelle che è stata usata maggiormente nel tempo. La mia originalità risiede nel fatto che ho fatto tesoro delle moderne tecniche di allenamento e della cultura scientifico-sportiva e le ho applicate a questo “antico mestiere”.
Quali sono state le prime reazioni della comunità più tradizionalista? La tecnica è oggigiorno più accettata? Percepisco una curiosità crescente?
Circa 10 anni fa molta gente pensava che l’arrampicata ad incastro fosse abbastanza atipica e qualcosa che potesse affascinare solo gli scalatori più curiosi. I miei amici pensavano che io fossi pazzo a voler provare sempre più percorsi crack, ma con il tempo (e dopo aver chiuso insieme ai miei compagni di arrampicata alcune vie molto famose) la gente iniziò a capire che questa era una specialità veramente divertente. In questi ultimi anni vedo un movimento sempre più intenso che spinge verso il crack climbing e molte persone mi fanno domande e vogliono allenarsi in questa disciplina.
Come pensi che le tecniche di crack cliniche possano evolvere ulteriormente?
Non sono sicuro che la tecnica si possa evolvere ulteriormente, ma l’allenamento fisico sì. È sempre e solo una questione di tenacia: lavorare più duramente, lavorare di più e in modo costante, ma soprattutto iniziare quando si è ancora giovani.
Per coloro che si stanno affacciando ora al mondo dell’arrampicata, quanto è dolorosa questa tecnica? Hai avuto infortuni? Usi protezioni per le mani?

Penso che non sia più doloroso di un mal di denti. Può essere veramente fastidioso in certi momenti, ma una volta che ci hai fatto l’abitudine, è tutto più divertente! No…scusa… scherzavo. Seriamente, non è così doloroso una volta che hai perfezionato la tecnica. Ho subìto alcuni infortuni, ma spesso erano dovuti al fatto che non mi fermavo quando avevo dei piccoli fastidi che finivano per acuirsi. Solitamente noi ci fasciamo le mani per proteggerle.
Personalmente, percepisco un maggior livello di sicurezza con il crack climbing. Tu cose ne pensi?

Penso che questo sia dovuto alle proprie esperienze in parete, ho incontrato persone che possono dire l’esatto opposto. Noi ci sentiamo a nostro agio nelle fessure… altri preferiscono l’arrampicata effettuata in modo classico. È tutta una questione di gusti e di esperienza.
Quest’anno è stato caratterizzato da due eventi estremi nel mondo del climbing, Alex Honnold che ha scalato in moralità SOLO (ovvero senza l’ausilio di una corda) El Captain allo Yosemite e Adam Ondra che ha scalato il primo 9c di sempre a Flatanger in Norvegia. Come pensi che questi eventi influenzeranno il mondo del climbing? Quale è stata la tua reazione?
Credo che queste imprese non siano così estreme. Esse semplicemente riflettono il confine degli attuali standard e mostrano come lo sport si stia evolvendo. Quello che per noi oggi è “estremo” sarà la normalità nei prossimi dieci anni. Quindi cerco di non farmi troppo entusiasmare da questo tipo di record. Sicuramente spronano gli atleti a spingere più, a lavorare più duramente, a fare ancor più sacrifici per raggiungere i loro obiettivi e penso che tutti noi dobbiamo comportarci così nella nostra vita. Abbiamo molti più super eroi di quelli che crediamo di avere, tutti noi siamo capaci se ci diamo la possibilità di impegnarci al massimo senza pensare troppo ai sacrifici.
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