Premiata l’esperienza, la metodicità, la preparazione della spedizione statunitense che ha conquistato il Saser Kangri II – seconda vetta inviolata del mondo – a fianco all’irruenza, alla forza e all’entusiasmo del team sloveno, che ha scalato la parete ovest del K7. I più “vecchi” e i più giovani in nomination hanno sbaragliato la concorrenza e si sono portati a casa gli ambitissimi Piolets d’Or 2012.
La giuria, presieduta da Michael Kennedy, ha scelto di premiare la tenacia del team a stelle e strisce, che ha completato la prima salita del Saser Kangri II (7518m), nel Karakorum orientale (India), aprendo in cinque giorni, in stile alpino, una nuova linea – denominata The Old Breed – che si sviluppa per 1.700 metri sulla parete sud. Un’ascensione tentata più volte e resa ancora più complessa dallo stato di salute di Steve Swenson, cinquantottenne ingegnere in pensione, colpito dall’acutizzarsi di un’infezione alle vie respiratorie quando era a circa 7.000 metri di quota. Assieme a lui c’erano altre due grandi firme dell’alpinismo statunitense, il cinquantaquattrenne Mark Richey e il trentatreenne Freddie Wilkinson.
I Piolets d’Or 2012 sono stati assegnati anche agli sloveni Luka Strazar e Nejc Marcic, studente il primo e falegname il secondo, che hanno domato una difficile via sul K7 (6.615m), in Pakistan. Giovanissimi (hanno rispettivamente 24 e 27 anni), finora con esperienze limitate alle Alpi Carniche e a qualche fugace apparizione sul massiccio del Monte Bianco, hanno stupito il mondo dell’alpinismo internazionale aprendo in tre giorni un complesso itinerario di misto, lungo 1.600 metri e denominato Dreamers of the Golden Caves. Esplorazione, impegno, stile minimalista e tecnica hanno caratterizzato la loro impresa. Entrambi i team premiati, chiamati sul palco da Kay Rush, non hanno celato la loro gioia per l’ambito riconoscimento.
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