Il nostro Roberto Maino ha corso per 42km tra le strade della città catalana. E nonostante qualche acciacco, porta a casa un ottimo risultato. Ecco com’è andata.
Il progetto
Quest’anno cade il fatidico compleanno dei 40. E così, durante una serata alcolicamente importante, mi balena la strana idea di festeggiare questa importante ricorrenza correndo di fila le maratone di Barcellona (12/03), Roma (02/04) e Parigi (09/04). E prima di ripensamenti -e con il tasso alcolemico ancora alto- mi iscrivo. E c’è ancora chi dice che “invecchiando” si diventa saggi e razionali ?!?
Preparazione non convenzionale
Il sabato mattina precedente il giorno della gara, atterro a Barcellona con molti dubbi e poche certezze legate al mio stato di salute. Purtroppo la settimana prima, al rientro dalla Germania, ho pensato bene di portarmi a casa anche un bel virus gastro intestinale che mi butta letteralmente a terra e mi complica non poco la preparazione alla gara. Tant’è che anche la sola partenza per la Spagna resta in forse fino al giorno prima del volo aereo.
Lo stato di spossatezza è elevato e le gambe sono letteralmente vuote. Le possibilità che possa correre una intera maratona il giorno seguente sono pari a zero, ma decido comunque di andare all’Expo Maratona di Barcellona allestito presso il Polo fieristico “Fira de Barcelona”, per il ritiro del pettorale e per sentire quella sana atmosfera festosa ed elettrizzante.
Nonostante questa maratona vedrà al via più di 19.000 atleti, le operazioni di ritiro del pettorale si svolgono velocemente grazie all’ottima e puntuale organizzazione. Qui passo a salutare anche la mia cara amica Laia che, nonostante sia impegnata sbrigare le ultime impellenze organizzative, trova comunque tempo per un saluto e mi dà appuntamento al giorno seguente dopo la linea del traguardo…ahimè sarà veramente difficile rispettare quest’impegno, ma cercherò di fare del mio meglio.
La giornata primaverile e la splendida Barcellona mi fanno dimenticare tutto e vago per la città in lungo ed in largo fino alle 15:00, quando la fame si fa sentire. Era anche ora, da quasi una settimana non sentivo più questa sensazione! E allora vai di pranzo catalano a base di paella e birra in riva al mare, nel pittoresco quartiere di Barceloneta.
A pancia piena, e dopo avere camminato per altri 18 Km, la stanchezza si fa sentire e così, con molta calma, mi dirigo versa casa di mia cugina per una siesta prima di uscire nuovamente per la cena.
Arriva rapidamente la sera, e quando decidiamo di prepararci per uscire, mi accorgo di avere brividi di freddo ed un mal di testa formato famiglia. Anche lo stomaco non sembra essere messo meglio. Ahimè ci risiamo, saranno gli ultimi strascichi del virus ? Tant’è che di mangiare nuovamente proprio non se ne parla, e dopo una doccia bollente prendo mestamente la via del letto, certo che l’indomani avrei fatto il turista e non il maratoneta. Senza nemmeno avere cenato ed ancora debilitato, li pensiero di correre la maratona era definitivamente archiviato. Prima di dormire però, punto comunque la sveglia per il giorno dopo.
Il giorno della gara

Dopo una notte travagliata, mi sveglio ancora con un leggero mal di testa; mi balena comunque l’idea di onorare il pettorale e di presentarmi lo stesso alla partenza. Certo, magari riuscirò a correre solo i primi 10 Km, magari riuscirò a coprirne 21, ma proprio non posso pretendere di passare l’agognato traguardo.
Durante la preparazione riesco a mangiare un pacchettino di biscotti, più che altro per necessità. Attacco il pettorale, esco di casa e mi dirigo verso la partenza in direzione Plaza de Espanya.
A proposito: ma come fanno questi catalani a fare partire la maratona alle 8:30 della mattina, quando sono solitamente abituati a pranzare alle 15:00 e cenare alle 22:00 ?Con un orario così anticipato di partenza, rischiano che qualche “locale” sia ancora con le gambe sotto il tavolo dalla sera precedente!
Entro in griglia, l’emozione è tanta e la giornata primaverile ideale per correre. So che oggi sono qui solo per onorare il pettorale e, con l’occasione, visitare parte di questa splendida città. Il dubbio è legato solo a quando le mie gambe esauriranno le esigue energie e stopperanno il mio “tour della città”. Aspettiamo e vediamo.
Pronti, partenza, via
Parto molto tranquillo, cercando di calibrare bene i passi per ottimizzare quanto più possibile il dispendio di energie. Lasciata Plaza de Espanya, i lunghi vialoni ci indirizzano dapprima verso lo stadio Camp Nou, per poi puntare verso La Pedrera e l’Hospital de Sant Pau. E così, quasi inaspettatamente, i primi 10 Km sono andati.

Durante questi chilometri mi capita di superare alcuni accompagnatori che a staffetta spingono delle sedie a rotelle sulle quali ci sono dei ragazzi meno fortunati di noi. Ogni incontro è una gran festa , incitiamo questi ragazzi con applausi , urla e sorrisi, e nel vedere la loro gioia , la lacrima è lì lì per scendere.
Ora capisco il senso della mia giornata: oggi ho la fortuna di poter essere qui e di divertirmi, mentre c’è molta altra gente meno fortunata che non ha questa possibilità. Perciò penso che sarebbe stata una vera cavolata -per dirla con un eufemismo- se avessi deciso di abbandonare senza nemmeno provarci. Carpe Diem.
Questa motivazione mi spinge parsimoniosamente avanti, sempre con molta circospezione ed ascoltando i segnali del corpo. Quasi mi dispiacerebbe lasciare la compagnia proprio ora, ma sono cosciente che la mia è una gara a tempo.
Le gambe iniziano a fare i capricci, ma si prosegue
Anche se mi fermo ad ogni ristoro, al giro della mezza maratona le gambe sono sempre più pesanti e lo “stato di grazia” inizia ad abbandonarmi. Nel frattempo cerco di non dare troppo ascolto ai segnali sempre più insistenti che arrivano dalla gambe, e da “turista” passo La Sagrada Familia e la Torre Diagonal.
Non mi faccio prendere dall’ansia della gara e continuo a correre il più possibile in maniera regolare e costante, senza strappi e senza farmi influenzare dai tempi ai vari passaggi di controllo. La gente festosa per la strada incita come non mai, e ad ogni passaggio per i vari quartieri, le bande locali salutano il nostro passaggio…è una gran giornata di festa, e non me la posso rovinare.
Al 25 Km ecco fare capolino i primi crampi ad entrambi i polpacci: sono i primi segnali evidenti che il mio corpo mi sta abbandonando. Qui la mente inizia a compensare, rallento leggermente l’andatura, mi distendo ed inizio a pensare che comunque nelle condizioni in cui mi ero presentato alla partenza, già essere arrivato fino a qui ha ripagato l’alzarsi dal letto. E poi metà gara è già andata e tra poco entrerò nei 30 Km; in fondo alla fine mancano “solo” 12 Km e 195 metri.
Cerco di rimandare i crampi da dove sono venuti e ogni tanto, in prossimità dei ristori, mi concedo una breve pausa stretching, ma di mollare ora proprio non se ne parla. Qui capisco quanto oggi sto correndo con la testa e non con le gambe: la forza della mente mi assiste ed il pensiero di riuscire a vedere il traguardo inizia a farsi strada.
Finalmente su Avenida Litoral si vede il mare ed in breve passiamo davanti al Porto Olimpico, quando ormai i chilometri percorsi sono 34. Le stilettate ai polpacci sono sempre più frequenti e secche ma, guardando i miei compagni di avventura, vedo che alla fine nessuno è messo molto meglio di me.
Passiamo da Placa Catalunya per poi immetterci sulla Rambla che ci riporta nuovamente verso il mare. Ormai ho passato il 39 Km e sono costretto a prendermi una pausa. Dopo uno stiramento prolungato, riprendo lentamente a correre verso la lunga ed interminabile Avenida Parallel: la folla ci acclama e ci incita, e penso che orami riuscirò a completare la mia impresa personale. Questo è uno di quei giorni che ricorderò sempre nei momenti di difficoltà, dove capisci quanto la determinazione ed il “pensiero positivo” siano decisamente più importanti di un paio di scarpe o di un integratore. Oggi sono qui è questo è il mio personale “Carpe Diem”.
Ed ecco il traguardo

Scoppio in un pianto (di gioia) quando vedo lo striscione del traguardo sempre più vicino.
Passo in lacrime (tra un misto di felicità e dolore) la finish line e quasi resto incredulo vedendo il più che dignitoso tempo di 3h13′. Ma tutto passa in secondo piano quando subito dopo avvisto Laia, che mi viene incontro per salutarmi.
In ambito maschile, la gara “vera” è stata vinta dall’atleta paralimpico keniano Johan Kipkemoi Chesum. Partito come lepre, ha poi completato la maratona con il crono di 2h08’57” precedendo di 26″ il connazionale Jacob Cheshari Kirui, più staccato Justus Kiprotich (+2’41”).
In campo femminile netta l’affermazione della 22enne etiope Helen Bekele che abbatte il suo precedente record personale (2h29’21”) trionfando con il tempo di 2h25’05”. Dietro di lei le altre etiopi Melesech Tsegaye Beyene (+1’39”) e Robi Aberash Fayesa (+1’59”).
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