“Ma che cosa aspetti a scrivere il pezzo sul Bradipo Trail”?, whatsappa il direttore. “Ehi, calma”, protesto, già non ti sei presentata all’appuntamento del trail-che-conta e adesso metti pure fretta a chi fa della lentezza una virtù”? In fondo la capisco, povera Paola. Cerca di fare (riuscendoci, mi pare, abbastanza bene) del suo Action Magazine un sito che si distingua per la cifra giornalistica e non bloggettara, e quando ha in mano addirittura l’esclusiva web del Bradipo Trail, il pezzo non arriva. Vabbè. Eccoci.
Come d’abitudine i Bradipi vanno piano ma sono bravissimi a bullarsi. Così mi piace sottolineare innanzitutto che alla quarta edizione dell’ormai classico evento novembrino eravamo più di cinquanta. Un gran bel numero per una “cosa” che non è una gara, non è un trekking, vieta la velocità, permette di tagliare percorso, non prevede pacco gara o quota d’iscrizione e soprattutto incentiva lo stare insieme. Una “cosa” di cui ormai parlano in tanti anche se non ha un sito e neppure uno straccio di pagina facebook.
Si arriva al BT Stadium di Caslino d’Erba (Como), richiamati dal tam tam di chi ha già provato l’ebbrezza di fare una “cosa” tanto semplice da risultare quasi impossibile: raggiungere una vetta senza sudare, trascorrendo una serata sui sentieri che si ricorda per un anno intero. I 51 bradipi non sono, tra l’altro, sprovveduti. C’è chi , come Sebastiano, ha finito l’Iditaroad Invitational ma parte da Mestre per passeggiare una dozzina di chilometri nel Triangolo Lariano. Oppure chi come Ruggero è senatore del Tor des Géants ma qui sa che deve portar rispetto ai magnifici sei senatori bradipi (Franco, Gigi, Lorenza, Manuela, Olivia e Silvia), così come Antonella, Carlo e Michele, che dopo un Tor concluso praticamente insieme e con un crono invidiabile si appartano per progettare una PTL prossima ventura senza farsi troppo sentire, “perché qui non è il caso”.

La “cosa” sfida i totem del trail e assegna punti negativi Utmb, surclassa la ministra Boschi sul tema della parità di genere (quest’anno le donne al via erano due meno degli uomini, in passato è addirittura sempre accaduto il contrario), annichilisce i nutrizionisti con le barrette al brasato e i gel all’asparago selvatico. Il rapporto dei bradipi con Madre natura è di paritetica collaborazione: loro la rispettano evitando perfino le balise (in tema di inquinamento acustico, invece, si lascia un filo a desiderare), Lei ricambia accettando di mostrare in anteprima mondiale la Grande Luna proprio la sera di svolgimento della manifestazione.
Ho detto tutto? Quasi, visto che non posso parlare di classifiche, premi e sponsor, tutta roba che al Bradipo Trail non esiste. I ringraziamenti di rito vanno al Palanzone, la montagna sacra dei bradipi, generosa nel panorama e nell’orario di apertura del cancello (reale!) posto sulla vetta. Ai bradipi Aldo e Ugo per la quantità di foto scattate e dispensate. A Big Italo, patron della Bradipo House (qualcuno lo chiama ancora Rifugio Riella, ma ormai sono pochissimi). Ai cinghiali del Lario che si sono prestati nell’indispensabile opera di pulizia dei sentieri ritirandosi prima del passaggio della carovana per non spaventare nessuno. Ma anche agli organizzatori della concomitante cena dei VolonTor, che non hanno chiesto il cambio di data pur consapevoli che il BT avrebbe sottratto loro diverse presenze. E, soprattutto, grazie ai bradipi-per-una-notte. Splendidamente lenti.
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