Un sontuoso gnocco party (al maschile, please) ha messo il degno sigillo al BvG Trail, gara giovane ma già capace di attirare più di 800 concorrenti, molti dei quali stranieri. Merito senza dubbio di un percorso vario e sorprendente anche per chi bazzica abitualmente la sponda bresciana del Lago di Garda. Il menù era composto tra tre portate, piuttosto diverse tra loro: un lungo (BvG Trail, 75 km e 4.350 m D+), un corto (BVG Run, 25 km e 950 m D+) e un medio (BvG Marathon, 50K e 3.500 m D+) che partiva da Bogliaco proprio dove era fissato l’arrivo della Run.
Abbiamo scelto proprio l’itinerario intermedio entrando così nel vivo del percorso senza preamboli troppo corsaioli. Già, perché dopo un solo chilometro sul lungolago la strada s’impenna. Improvvisa. Ripida. Implacabile. Meta la Baita degli Alpini, che fa onore al suo nome mille metri più in alto. Nemmeno il tempo di respirare ed ecco il Sentiero del Luf, splendidamente affacciato sul lago, ma esposto e da affrontare senza guardarsi intorno. Le corde fisse e il gran dispiegamento di volontari limitavano i rischi, ma le scene di panico non sono mancate. La concorrente anglofona incollata alle funi e con due uomini di servizio che cercavano di tranquillizzarla prima ancora di provare a convincerla a scendere, fa capire ancora una volta che non tutti i concorrenti leggono le note degli organizzatori (in questo caso molto chiare). Oppure, si sopravvalutano. In ogni caso non fanno onore a se stessi.

Salutato il brutale Luf, un lungo tratto filante porta alla scoperta del Garda che non ti aspetti, quello dei borghi panoramici sospesi a mezzacosta e degli stradelli corribili tra i boschi, delle cascate e dei canyon in cui sprofondare per poi risalire sul versante opposto grazie a sentieri tagliati nella roccia viva. Uno spettacolo che la bassa velocità permette di godere fino in fondo. Cartoline come il Santuario di Monte Castello e la successiva strada militare ancora una volta a picco sul lago, o l’incassata forra di Campione non si dimenticano in fretta.

Così come il panorama dall’Agriturismo Franet, offuscato solo dall’amara rivelazione di un volontario: “il cancello è in quel villaggio là in fondo”. Ma come, non dovevano mancare solo due chilometri? Palle! Per raggiungere Ustecchio di chilometri ne mancavano almeno cinque, e non tutti in discesa. Succede, certo, ma sarebbe meglio essere più precisi, soprattutto per coloro che corrono (si fa per dire) sul filo del tempo massimo.
Vabbè. A Ustecchio arrivo puntuale, spaccando il minuto, giusto per l’orgoglio di non farmi cacciare. Dico comunque stop. Mi farò raccontare dell’ultima salita verso il Monte Bestone e della successiva discesa (molto tecnica) che porta al traguardo di Limone sul Garda dagli amici più veloci.

Che dire del BvG? Certamente è una gara da consigliare: grande percorso, balise precise, volontari in gran quantità, logistica efficiente nonostante la complicazione dell’arrivo distante qualche decina di chilometri dalla partenza. Da rivedere, come detto, le indicazioni chilometriche parziali (il totale è invece corretto), mentre ai tavoli vuoti dei ristori per gli ultimi ho fatto l’abitudine. Non che sia giusto, ma sapendo che va (quasi) sempre così, ci si attrezza di conseguenza. Promozione piena, dunque. Per la lode mi toccherà ritornare.
Per la serie test di materiali posso invece promuovere le North Face Ultra Endurance, con suola Vibram, utilizzate per la prima volta in gara e rivelatesi comode oltre che dotate di solide protezioni. Bene anche la frontale Fenix HL 50. Leggerissima (57 gr.) e potente (170 lumen, che diventano 365 in modalità burst) è equipaggiata con una sola batteria. Proprio per questo l’autonomia è piuttosto contenuta, ma se si corre al buio solo per due/tre ore non occorrono ricambi. E in ogni caso si fa di nuovo il pieno di luce con una batteria, risparmiando qualche prezioso grammo.
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