Tra i cunicoli della miniera di Sessa, in Canton Ticino. Per scoprire che l’epopea della caccia all’oro non toccava solo il Klondike: ma si svolgeva anche a due passi da casa nostra.
Non tutti sanno che il Lago di Lugano ed il Lago Maggiore sono collegati tra di loro dal Fiume Tresa, le cui acque scorrono verso il grande lago, e che il fiume fa da confine tra la porzione più settentrionale della provincia di Varese ed l’adiacente Canton Ticino. Siamo nel cuore delle Prealpi, il paesaggio è dolce, i pendii sono ricoperti di boschi di latifoglie che, verso l’alto, lasciano spazio alle conifere. Grazie alla presenza dei laghi, il clima è mite, come testimoniano i numerosi appezzamenti a vigneti che ricoprono le colline del versante svizzero, esposto a sud.
Un paesaggio rilassante, che invita alla lentezza, al fermarsi ad osservare la natura, i numerosi borghi, ricchi di storia e tradizione. Immerso tra le colline, sorge l’antico abitato di Sessa, il cui nome è legato a una peculiarità: qui, fino al 1950, si estraeva l’oro che si nasconde nelle rocce che formano lo scheletro di queste montagne.

La miniera d’oro di Sessa
Già nel Settecento, tra Astano e Sessa era stato trovato un certo quantitativo d’oro che si nascondeva nei ciottoli, ordinati in cumuli, lasciati dalle coltivazioni risalenti all’epoca romana, e chiamati aurifodine. Questi rinvenimenti avevano acceso gli interessi dei cacciatori d’oro. Tanto che nel 1858 fu creata la Società delle Miniere di Astano, di proprietà dell’ingegnere Vinasco Baglioni di Varese.
La miniera ha conosciuto due importanti fasi di sfruttamento dei minerali: la prima nell’800 con tecniche manuali molto faticose che consistevano nel seguire i filoni di arsenopirite, che conteneva anche una piccola quantità d’oro e d’argento, e quarzo; la seconda nel ‘900, con la società Mines de Costano SA (1933) con uno sfruttamento più “industriale”, con l’ampliamento dei cunicoli esistenti e la costruzione degli impianti di flottaggio per l’estrazione dell’oro, oggi completamente smantellati.
I lavori di estrazione vennero interrotti durante la seconda guerra mondiale, per poi essere ripresi subito dopo e venire definitivamente interrotti nel 1952 perché economicamente non più sostenibili. In base ai documenti disponibili, sembra che furono estratti in totale ben 500 chili di oro per un valore di oltre 2 milioni di franchi.
Scendere in miniera oggi
Oggi, grazie all’Associazione Acqua Fregia prima, e attualmente alla nuova Associazione Miniera d’oro di Sessa e ai suoi volontari, la Miniera di Sessa, che era stata completamente abbandonata e sigillata per sicurezza, è stata riaperta e messa in sicurezza per renderla fruibile a tutti.
Grazie all’impegno dell’associazione per dare nuova vita a questa importante e unica testimonianza storica della zona, oggi è possibile esplorare la miniera in sicurezza, accompagnati dalla guide, che vi faranno tornare indietro nel tempo. Camminando lungo la galleria Matilde, dove sono ancora visibili i binari su cui correvano i vagoncini per l’estrazione del minerale aurifero, i perforatori usati nei minatori nel ‘900, i sistemi in legno di sostegno delle gallerie. Vi racconteranno delle tecniche di escavazione usate dai minatori e delle leggende di questi luoghi.
Ma le soprese non sono finite, perché dalla galleria principale si scende ancora più in profondità, nelle viscere della terra, o si seguono cunicoli che, misteriosamente, puntano verso l’alto, illuminati dalle luci del asco o dalle fioche lampadine che riproducono l’illuminazione del tempo.

Scoprire a piedi il territorio di Sessa
Un altro buon motivo per andare a visitare la miniera, oltre alla sua unicità e alle emozioni che regala, è che la zona può essere esplorata a piedi, scoprendo un territorio che è un gioiello nascosto tra i boschi.
Per chi ama camminare, partendo dalla miniera, è stato creato il Sentiero del Parco Minerario del Malcantone, proprio per riscoprire parte della storia mineraria di questo territorio, toccando con mano le testimonianze lasciate dai popoli Celti che abitavano queste colline.
Il sentiero è adatto a tutti e richiede circa tre ore di cammino, pause escluse. Presenta circa 360 metri di dislivello e si snoda lungo la valle della Lisora in cui si situano i resti di una miniera a cielo aperto dell’epoca celto-romana, per poi passare tra i villaggi di Bombinasco e di Astano, raggiungere l’omonimo laghetto (ottimo per una sosta) e infine le miniere delle Bolle.
Oltre ai siti minerari e agli insediamenti storici, il sentiero tocca numerose testimonianze storiche del posto, tra cui un mulino, le vestigia di luoghi di culto celtici e piccoli biotopi naturali.

Anche per gli amanti della bicicletta
Anche gli amanti delle due ruote possono sfruttare la loro passione per scoprire la miniera di Sessa. Per chi ama la strada, il traffico sulle colline è molto ridotto e il percorso è un susseguirsi di salite e discese che, partendo da Ponte Tresa, permettono di arrivare a Luino, passando per Dumenza. Oppure di raggiungere le zone di Miglieglia e Novaggio per spostarsi verso il Sottoceneri.
Chi però la fa da padrone in questa zona è la mountain bike, con tre percorsi ufficiali cantonali: il numero 66 che è la quarta tappa del Lugano bike; il 353 o Tresa Bike; e il 354, il Malcantone Bike. Con la possibilità, per chi ama le sfide, di salire ai 1.620 metri del Monte Lema.
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