L’autore di questo articolo, Matteo Simone, è psicologo clinico e dello sport, psicoterapeuta Gestalt e ipnoterapeuta.
La vita della persona è determinata da una serie di scelte sin dalla nascita. Tali scelte possono essere volontarie o involontarie, proprie o fatte da altri, e a ognuna corrispondono degli esitamenti. Perchè quando si sceglie, allo stesso tempo si evita qualcos’altro. Quindi è importante fare le cose con un’attenzione e un interesse costante, e non per abitudine. Ogni volta bisognerebbe porsi degli interrogativi e provare a darsi delle risposte. Per diventare un po’ più consapevoli. Qualche esempio di domanda:
– “Cosa faccio?”
– “Come mi sento? Cosa provo?”
– “Cosa voglio?”
– “Cosa evito?”
– “Cosa mi aspetto?”
Questo esercizio risulta molto utile anche nella pratica sportiva. Può succedere che prima dell’inizio di una competizione o in un momento decisivo della gara – come può essere un canestro o un rigore – l’atleta possa avere delle sensazioni che ritiene negative: ansia eccessiva, troppa tensione, paura, blocco. Queste sensazioni possono derivare da diverse cause, consce o inconsce. Ad esempio, l’atleta può competere con atleti ritenuti più forti di lui, può competere dopo un periodo di infortunio e non sentirsi sicuro della prestazione, può sentire la pressione di alcune figure del suo staff o di persone per lui ritenute importanti.

Cosa può fare lo psicologo in questi casi? Certo non ha la bacchetta magica, non ha la medicina giusta, ma può attuare degli interventi che si configurano come “allenamento mentale”. Si comincia con colloqui individuali per esplorare il vissuto dell’atleta sia nello sport che in aspetti della sua vita. In contemporanea lo psicologo può proporre metodologie o tecniche particolari. Per esempio può invitare l’atleta innanzitutto a prestare attenzione alle sue sensazioni sia in gara, che durante la seduta, così come in altre occasioni della sua vita.
La visualizzazione delle sensazioni potrebbe riguardare una prestazione del passato che ha dato un senso di benessere derivante da una vittoria, un piazzamento, un record personale… oppure si può visualizzare qualcuno che ha incoraggiato l’atleta in passato con parole o una frasi rassicuranti.
Anche la giusta modulazione tra respirazione e visualizzazione può far parte dell’allenamento mentale, da provare durante il colloquio o durante gli allenamenti. Tutto ciò al fine di un’ attivazione pre-gara ottimale, che possa mettere l’atleta in condizione di realizzare una “peak performance”.
L’atleta può ottenere una maggior sicurezza di sé e quindi una migliore prestazione anche solamente per il fatto di essersi rivolto a uno psicologo dello sport, per il fatto di aver avuto il coraggio di chiedere aiuto. Perchè ciò significa che è determinato a fare meglio, a riuscire, a superare una difficoltà, a raggiungere i suoi obiettivi. E questo è già terapeutico per lui, gli dà forza, gli mette in mano un arma in più rispetto ai suoi rivali. Compito dello psicologo è poi confermare le sue aspettative e contribuire alla sua eccellenza.
Lo psicologo può anche osservare l’atleta durante l’allenamento e l’interazione con l’allenatore o i compagni di squadra, per cogliere aspetti quali la mimica facciale, i gesti, le relazioni interpersonali. Tutto ciò serve a una maggior conoscenza della persona.
Un altro suggerimento è quello di cercare di credere in ciò che si fa, e di mostrarsene convinti quando si parla con gli altri, in modo da trasmettere sicurezza. In realtà, per scaramanzia o per abitudine o per crearsi un alibi in caso di fallimento, prima di una gara si ripete sempre di non essere in forma, di non aver potuto fare il massimo nella preparazione. E succede che si finisce per crederlo davvero.

Importante è anche tenere di più in considerazione le parti di tutto il proprio organismo e cercare di instaurare un “dialogo” con loro, trovare dei compromessi, fare dei patti, proporre degli scambi. Per esempio si potrebbe chiedere alle proprie gambe e ai piedi di fare uno sforzo estremo in una determinata giornata, promettendo un meritato riposo o un massaggio successivamente.
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