Nel 2020 la società Impianti Averau di Cortina d’Ampezzo festeggia i 50 anni dalla fondazione, voluta dall’alpinista Lino Lacedelli e altre 11 guide alpine. Per ricordare il conquistatore del K2, gli è stata dedicata una pista tra le sue amate Cinque Torri.
Il 31 luglio 1954 Lino Lacedelli, Scoiattolo di Cortina d’Ampezzo, raggiungeva il sogno di tutti gli alpinisti: il K2, coi suoi 8609 metri di altezza. Cambiando per sempre la storia dell’alpinismo e della montagna stessa. Sessantasei anni dopo, tra le sue amate Cinque Torri, Cortina dedica alla sua memoria la nuova pista da sci Lino Lacedelli, inaugurata ieri.
Ma Lino Lacedelli non era solo un alpinista: era stato infatti anche primo presidente della Società Impianti Averau, fondata il 27 febbraio 1969 per volontà sua e di altre 11 guide alpine (e Scoiattoli) di Cortina.
“L’idea venne a me e a Giusto Zardini – racconta Lorenzo Lorenzi, uno dei fondatori –. Volevamo realizzare una seggiovia, ma le Regole si opposero: troppi soldi, troppo pochi noi due. Allora ci venne in mente di creare una società finanziata da tutte le Guide Alpine di Cortina. Era il 1969: nasceva la società Impianti Averau. Lino, già a capo delle Guide, ne divenne quasi automaticamente il presidente”.
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Il primo maggio del 1969, mentre una piccola ditta di Sondrio costruiva l’impianto meccanico – una seggiovia monoposto – in una primavera particolarmente nevosa, i lavori iniziavano con la sola forza delle braccia, una ruspa, una carriola alla volta. E un elicottero, il primo a portare in quota i piloni per costruire una seggiovia.
“Un gruppo di alpini era rimasto incrodato sulla Tofana de Rozes – ricorda Lorenzi – ma lo stesso soccorso che si precipitò ad aiutarli non riuscì più a scendere: e così salimmo noi. Una volta sani e salvi a valle finimmo per diventare amici. Dal Lei passammo al tu, da qualche bicchiere di vino passammo a stringere amicizia, e poi una collaborazione. E così l’esercito acconsentì ad aiutarci a costruire la funivia con il loro elicottero, un 204 con una pala sola. La inaugurammo il 14 febbraio 1970”.
Ma non finì qui. Da questa collaborazione nacque anche il soccorso alpino come lo conosciamo oggi (eccezion fatta per la gratuità dell’epoca): se era possibile trasportare in quota i piloni – si chiesero Lorenzi e Lacedelli – perché non portare le persone? Invece di salire, per il recupero in quota, perché non scendere? Iniziò così l’ascensione dei primi soccorritori trasportati sugli elicotteri militari, una vera rivoluzione in termini di tempo e praticità.

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“Tutto questo non sarebbe stato possibile senza Lino – prosegue Lorenzi – o meglio, come lo chiamavamo noi, ‘Testa’. Lino aveva una caparbietà, un’ostinatezza fuori dal comune. Non ha conquistato il K2 per caso. Quando si trattò di costruire la seggiovia, Lino, con il suo nome e le sue conoscenze, andò a bussare a tutte le porte. Riusciva sempre ad avere i permessi e ad ottenere quello che voleva”.
La tenacia di Lacedelli lo portò anche, cinquant’anni dopo la conquista del K2 nel 2004, a farvi ritorno. Con lui la figlia ed il genero, una squadra di portatori, un medico, un massaggiatore. Impiegarono 14 giorni per raggiungere il campo base a 5000 metri. Era il 2004, Lino aveva 79 anni.
Alla presidenza degli impianti Averau c’è oggi Marco Zardini, che ieri ha fatto gli onori di casa assieme ad Alberta Lacedelli, figlia di Lino, che ha piantato il cartello con il nome della pista dedicata al padre. Il tracciato – una variante di 1.5 km della principale Cinque Torri – sarà usato per le qualificazioni alle gare. Si tratta di una pista innovativa, la prima pubblica in Italia, completamente attrezzata per gli allenamenti e pensata per il training degli atleti anche oltre i Mondiali di sci alpino 2021.
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