A differenza dello slittino, nello skeleton gli atleti si posizionano a pancia in giù. Ecco come funziona questo appassionante sport olimpico.
Lo skeleton, sebbene non molto “frequentato”, è uno degli sport invernali più antichi. È simile al bob e soprattutto allo slittino. L’atleta parte in piedi, appunto come nel bob, e dopo la spinta iniziale si tuffa in posizione prona sullo skeleton (la slitta), scendendo a 130-140 km/h sulla pista ghiacciata e guidando l’attrezzo attraverso i movimenti del corpo.
Sulla slitta, chiamata appunto skeleton (cioè “scheletro”) e dotata di pattini, l’atleta è sdraiato in posizione prona, con la testa in avanti e i piedi indietro. È soprattutto questa posizione a differenziare lo skeleton dallo slittino, in cui gli atleti si sdraiano sulla schiena con la testa dietro e i piedi in avanti.
Come il bob, ma a differenza dello slittino, la gara comincia con una partenza di corsa durante la quale si spinge la slitta tenendola con una o, più raramente, con due mani. La slitta dello skeleton è più sottile ma più pesante di quella dello slittino, e permette al guidatore più controllo. In sostanza, quindi, la discesa è più sicura. Lo skeleton è anche il più lento dei tre sport della slitta, dal momento che la posizione a faccia in giù con la testa in avanti è poco aerodinamica rispetto alle altre.

Dove è nato lo skeleton
Lo sport dello skeleton è originario di St. Moritz, in Svizzera. Qui nell’ormai lontano 1885 fu costruita una pista in ghiaccio naturale lunga 1214 metri, la Cresta Run. Per decenni le competizioni di skeleton si sono svolte soltanto in questa località.
Oggi le gare di skeleton (che dopo due “puntate” nel 1928 e nel 1948 è stato inserito ufficialmente nel programma olimpico a partire da Salt Lake City 2002) si svolgono prevalentemente su piste artificiali. Le stesse utilizzate per le competizioni di bob e di slittino.
Le piste devono essere lunghe almeno 1.200 metri e devono avere una pendenza massima del 12%. Su questi nastri ghiacciati corre la slitta, che consiste in un’intelaiatura d’acciaio ricoperta da una leggera imbottitura sulla superficie su cui si sdraia l’atleta. Il peso dello skeleton non può superare i 43 kg per gli uomini e i 29 kg per le donne.
Gli atleti sono equipaggiati con casco, tuta e scarpe adatte a strisciare sulle pareti di ghiaccio per raddrizzare la slitta. I maggiori campioni di skeleton, dominatori tra Olimpiadi e Mondiali negli ultimi anni, sono stati soprattutto tedeschi. Con figure di spicco come Christopher Grotheer e Tina Hermann. Ma tra i super campioni c’è stata anche la britannica Lizzy Yarnold.
Elizabeth (Lizzy) Yarnold è anzi stata l’atleta di maggior successo nella storia Olimpica dello skeleton, con due medaglie d’oro. È stata l’unica skeletonista ad aver vinto due ori olimpici consecutivi (nel 2014 e nel 2018). Mentre in campo maschile il record è di Aleksandr Tretyakov.

La pratica dello skeleton in Italia
In Italia, la pratica dello skeleton è concentrata principalmente a Cortina d’Ampezzo, presso il nuovo Cortina Sliding Centre ricavato sul tracciato della mitica pista intitolata a Eugenio Monti, il “Rosso Volante”, già teatro dei Giochi Olimpici Invernali del 1956 e di tante storiche imprese degli atleti e delle atlete azzurre.
La ex pista Eugenio Monti, completamente rinnovata, è oggi l’unico impianto attivo in Italia in grado di ospitare gare di alto livello e allenamenti. È qui infatti che si tengono, durante questi Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026, le gare di bob, skeleton e slittino.
Ed è ancora oggi un’emozione scivolare sul tracciato di quella pista intitolata a uno dei grandi protagonisti dello sport italiano del passato. Pensare a Eugenio Monti e alle sue nove medaglie d’oro vinte nel bob, vuol dire ripensare anche alla gloriosa epopea di Cortina d’Ampezzo tra gli anni ’40 e ’60. Un’epoca indimenticabile.
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