Rieccomi, sopravvissuta al demenziale progetto “Da Vienna a casa” che mi ha portato in giro in bicicletta per 23 giorni, percorrendo un totale di 1.700 chilometri (1.659, per la precisione) dalle rive del Danubio fin sul portone di casa, a Milano.
Il tutto, come sempre, compiuto con doti fisiche medio-basse, una preparazione a dir poco approssimativa e un’età non proprio verdissima (posso dire di esser più vicina ai 50 che ai 40, il che è aritmeticamente corretto, se non fosse che di anni ne ho 57): insomma, nel più puro spirito “Se ce l’ho fatta io”, che è quello di buttarsi nelle cose per il puro gusto di farle, senza eroismi e senza prendersi troppo sul serio. L’importante è partecipare; anzi, ancora più importante è divertirsi, comunque vadano le cose.
Senza eroismi
Da questo punto di vista, l’”impresa” che avevamo già anticipato su Action Magazine è riuscita perfettamente: una piccola grande avventura in cui ho riso molto, ho faticato molto, ho mangiato molto (e bene), ho visto molte cose straordinarie; insomma, un’esperienza che consiglio a chiunque, purché dotato di una ben precisa concezione del viaggio e dell’andare in bicicletta.

Già, perché se uno guarda bene, i chilometri che separano Vienna da Milano non sono 1.700, ma molti di meno, forse la metà. Il succo del nostro progetto, però, non era quello di spostarsi il più rapidamente possibile da un punto all’altro, ma di farlo nel modo più divertente, più rilassante, più interessante; e così, da una ciclabile all’altra, il cammino è proseguito a zig-zag facendo lievitare le distanze.
Esperienza vagabonda
Un itinerario, insomma, da veri vagabondi, che se la prendono comoda e che in realtà non hanno troppa voglia di arrivare alla fine del percorso: in altri termini tutto il contrario di quelli che pensano ad accumulare chilometri e a ottimizzare distanze.
E anche se non posso dire che in questo modo non si faccia fatica (i chilometri si sentono comunque, così come le salite), sono convinta che un approccio del genere renda tutto più leggero e facilmente affrontabile… tanto è vero che, in un modo o nell’altro, siamo riusciti a tornare fino a casa.

Un viaggio così lungo e vario è difficile da comprimere in un solo racconto: in questo articolo, quindi, vi parlerò solo della prima parte del nostro percorso, quello da Vienna a Salisburgo, che ci ha portato ad attraversare un’Austria da cartolina e a scoprire alcune cose che invece ignoravamo del tutto.
La prima parte del nostro itinerario si è svolta lungo la ciclabile del Danubio, considerata la madre di tutte le ciclovie europee per notorietà, lunghezza e anzianità: una fama, bisogna dirlo, ampiamente meritata.
Il percorso ciclistico (in realtà sono due, dal momento che il percorso corre su entrambe le sponde del fiume) è sicuro, panoramico, asfaltato, pianeggiante, ottimamente attrezzato e perfettamente segnalato. Insomma, un percorso “facile”: per chi volesse sperimentare per la prima volta un viaggio in bicicletta, è sicuramente l’ideale.

Certo, il meteo non sempre ti assiste, ma su quello c’è poco da fare: noi abbiamo ampiamente testato la nostra attrezzatura da pioggia con una serie di acquazzoni torrenziali (uno dei quali, per la legge di Murphy, in occasione di una foratura).
I segreti di Linz
Ma a parte questo, l’itinerario è piacevole e pieno di cose da vedere: graziosi paesi come Tulln, Krems, Grein; fantastiche zone vinicole come quella della Wachau, con i suoi villaggi costituiti al 90% da cantine dove si degusta vino a ogni ora del giorno; sorprendenti città come Linz , che fino a qualche anno fa era considerata una grigia realtà industriale ed è oggi un vivace centro urbano pieno di iniziative, di locali, di eventi, oltre che patria della Linzer Torte (tradizionale dolce dal contenuto calorico pari a un pranzo natalizio di 8 persone).
Sempre a proposito di dolci, è qui che ha sede la famosa Haribo (quella degli orsetti gommosi); e se capitate da queste parti, non perdetevi un giro negli uffici del municipio, dove il pavimento è interamente ricoperto da una straordinaria riproduzione fotografica della città e dei suoi dintorni.

E poi, lungo il percorso ci sono anche memorie storiche a cui è impossibile restare indifferenti: con una piccola deviazione dalla ciclabile (e una salita del 14%), si arriva all’ex campo di sterminio di Mauthausen, un luogo della memoria che apre la porta a riflessioni e considerazioni che vanno ben al di là di questo semplice articolo.
Proseguendo verso ovest, le coste del fiume diventano più alte e il Danubio si arriccia in bellissime anse a ferro di cavallo; a fare la spola tra una sponda e l’altra ci sono una quantità di traghetti grandi e piccoli, che con pochi euro ti permettono di saltabeccare avanti e indietro.
Passau, la città fra tre fiumi
Si arriva così a Passau, in Germania: una splendida città racchiusa alla confluenza di tre fiumi, vivace, piena di stradine pittoresche, chiese sontuose e palazzi decorati, a circa 330 km da Vienna. Un percorso che, in totale, le guide indicano in circa 6 giorni, ma che noi abbiamo completato in 4 tappe; e mi sento di dire che per persone mediamente allenate quest’ultimo è un tempo più che ragionevole.
Da qui in avanti le cose sono un po’ cambiate: abbandonata la ciclabile del Danubio, abbiamo svoltato verso sud costeggiando dapprima l’Inn e poi la Salzach (non so perché, ma è un fiume femmina, come la Loira e la Drava): splendidi e suggestivi panorami, ma percorsi decisamente più “tosti” dei precedenti: molti sterrati, parecchi strappi in salita (alcuni davvero spaccagambe), boschi selvaggi (almeno apparentemente), paesini remoti e assai poco turistici.
Insomma, una ciclovia più “ruspante”, che richiede un maggiore impegno fisico ma che francamente trovo ancor più divertente della precedente; è così che, in un giorno e mezzo di strada, siamo arrivati a Salisburgo, pronti a iniziare un nuovo capitolo: quello della ciclovia dell’Alpe Adria (che vi racconterò in un altro articolo).

Intanto, però, inizio a rispondere ad alcune FAQ:
- la mia bicicletta (nome d’arte: “la Poderosa”) è una Specialized Sequoia Elite, una bici gravel “da cicloturismo e avventura”. E in effetti è stata veramente una soluzione ottimale: scorrevole e veloce sull’asfalto in pianura, stabile e maneggevole sugli sterrati anche abbastanza tosti; il fatto che fosse piuttosto lenta in salita temo invece non sia da attribuire al mezzo, ma alle mie scarse capacità atletiche.
- La prima parte del viaggio (la ciclovia del Danubio) non richiede comunque mezzi particolari: tutto sommato potrebbe andare benissimo anche una bici da strada o una citybike, purchè ragionevolmente comoda. Le cose cambiano invece a sud di Passau (ciclovia dei Tauri), perchè il fondo stradale si fa ben più sconnesso e tormentato: da qui in avanti, una gravel o una mountain bike sono decisamente preferibili.
- Idem per quanto riguarda l’impegno fisico richiesto: il Danubio può essere davvero alla portata di chiunque (tutt’al più con tappe un po’ più brevi), mentre una volta che ci si avvicina ai Tauri, bisogna rassegnarsi all’idea di fare un po’ (un bel po’) di fatica in più.
- Il nostro bagaglio era contenuto in due borsoni posteriori a tenuta d’acqua (Thule Shield Pannier ) da 20 litri più una borsina anteriore da 10 litri. Il tutto per un totale di circa 10 kg, che a mio avviso è davvero il massimo che ci si riesce a trascinare appresso in viaggi di questa lunghezza.
- Trovare da dormire e da mangiare lungo la ciclovia del Danubio è abbastanza facile (ci sono sistemazioni di tutti i tipi, dalle “zimmer frei” all’hotel con spa), ma attenzione alle festività, che sono diverse dalle nostre: in giornate come la Pentecoste o il Corpus Domini (e probabilmente anche in agosto) è forse preferibile prenotare in anticipo perché l’affollamento è davvero notevole.
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