Sabato al BAM!, il raduno europeo dei viaggiatori in bicicletta, e domenica sull’aereo per Vienna. Da lì, la nostra Monica Nanetti tornerà a casa (cioè a Milano) in bicicletta. Un viaggio di 1.700 km alla scoperta del mondo e di se stessi.
È sera, e sto scrivendo dall’ultimo treno che da Mantova va a Milano: sono di ritorno da una giornata al BAM!, il raduno europeo dei Cicloviaggiatori, dove sono stata invitata per fare due chiacchiere dal palco a proposito di “viaggi al femminile” e dintorni.
Una bella esperienza, devo dire: sia per la chiacchierata in sé (anche se il mio parere conta poco: bisognerebbe chiedere a quelli che erano lì ad ascoltare; comunque non mi hanno presa a sassate, e mi sembra già qualcosa), sia, dicevo, perché ho potuto vedere da vicino un mondo a me ancora piuttosto sconosciuto: quello di chi viaggia in bicicletta.

E mi sono resa conto che in realtà si tratta di un insieme di micromondi, in molti casi estremamente diversi tra loro: gli “alternativi” con barba, tatuaggi e abbigliamento finto-vintage; le famiglie con bambini di tutte le età e cani al seguito; i fanatici della tecnica e della velocità, con attrezzature ipertecnologiche e muscoli scolpiti; i viaggiatori di lunghissime distanze, che hanno sempre lo sguardo un po’ lontano; i simpatizzanti, che usano la bici per un giretto di qualche ora vicino a casa e sognano di partire prima o poi per un viaggio di più giorni; gli eroici che trasudano avventura, autostima, chilometri e testosterone.
A ognuno il suo stile ciclistico
Ognuno con il suo stile, ognuno con il suo modo di intendere il viaggio (che poi è un po’ come dire, ognuno con il suo modo di intendere la vita), ma tutti accomunati da questo aggeggio con due ruote, due pedali, un manubrio. Mi viene da pensare che, al di là di ogni considerazione sportiva, salutista, ecologista, sociale, la magia della bici consista alla fin fine proprio in questa sua capacità di adattarsi, di diventare in modo camaleontico lo strumento e il simbolo perfetto per gruppi di persone che per il resto hanno ben poco in comune tra loro, rimanendo però nonostante questo (la bici, intendo) sempre fedele a se stessa alla sua essenza.

Chissà, forse dovremmo tutti imparare qualcosa dalle biciclette. Filosofia spicciola a parte, i motivo per cui mi trovo a bordo di questo regionale notturno dall’aria un po’ sinistra e spettrale è che domattina si parte: in aereo, per Vienna, insieme ad Annita (la mia compagna di pedalata dello scorso anno lungo la Via Francigena) e a un altro po’ di amici che percorreranno con noi una parte del viaggio in bicicletta che abbiamo in programma: Bruna, terza componente del progetto “Se ce l’ho fatta io” che riunisce i nostri vari progetti, che pedalerà per la prima metà del viaggio; Giovanni, che – impegni di lavoro permettendo – starà con noi per tutto il viaggio; Luca, che rientrerà dopo i primi tre giorni; Giorgio e Cristina, che arriveranno fino a Salisburgo.
Mentre noi viaggeremo in aereo, la Poderosa (la mia Specialized Sequoia Élite di cui vado fiera come di una figlia) e le altre bici sono state caricate su un furgone che ci raggiungerà in serata, evitando il caos e le complicazioni di una spedizione aerea.
Lungo il Danubio
Poi, una volta arrivati tutti in Austria, l’itinerario è presto detto: da Vienna a casa, cioè a Milano: si parte seguendo il Danubio fino al confine con la Germania, a Passau; poi si piega verso sud lungo la ciclabile dei Tauri fino a Salisburgo; da qui seguendo la ciclovia dell’Alpe Adria si entra in Italia e si attraversa tutto il Friuli fino al mare, a Grado.
E poi da lì (anzi, da Aquileia, a una decina di chilometri), inizia questo splendido cammino, tracciato solo pochi anni fa sulla direttrice di un’antica via consolare romana: la Via Postumia, che da Aquileia arriva fino a Genova. Noi però la lasceremo a Piacenza, dove imboccheremo (al contrario) la Via Francigena fino a Pavia e da qui, lungo il Naviglio, fino a Milano.

In tutto, sono circa 1.700 km, che penseremmo di percorrere in poco più di tre settimane. Anche se, come al solito, è tutto abbastanza vago e indicativo: non sappiamo come andrà, non sappiamo come ce la caveremo, ma quel che è certo è che abbiamo intenzione di divertirci e di goderci il percorso. E se per qualche motivo dovessimo tornare prima del previsto, nessuno si sentirà per questo sminuito o sconfitto. Anche noi, come le biciclette, abbiamo ormai un’età in cui non abbiamo bisogno di conferme dall’esterno per sapere chi siamo.
Resta, comunque, il fatto che sarà un viaggio parecchio lungo e pieno di cose. Proverò a mandare qualche corrispondenza ad Action Magazine lungo la via, stanchezza permettendo. Nel frattempo, gli aggiornamenti day-by-day saranno sul blog secelhofattaio.it e sulle omonime pagine Facebook e Instagram.
Questo è tutto, per ora: ci risentiamo dal Danubio…sento già il richiamo del valzer!
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