Non saprei dire quanto tempo è passato dallo start: nessun orologio al polso, quest’oggi non lo voglio. In questa seconda domenica di novembre, desidero solo correre con le mie gambe ed i miei pensieri. Tutt’al più chiederò ai mio sguardo qualche ripetuta – andata e ritorno – in questo incantevole paesaggio del Garda Trentino.
Sto percorrendo la galleria che conduce a Torbole e sulla mia destra si apre l’incantevole vista verso l’intero Benaco. E mentre osservo il sole disegnare l’aria e qualche vela disegnare l’acqua, sono sfiorato da un pensiero: fermarmi. Pensiero che è l’esatto contrario di quanto avevo provato nell’infinita attesa delle 10.00, quando uno sparo avrebbe sguinzagliato i 3.800 atelti provenienti da oltre 40 nazioni, giunti a Riva del Garda per la quattordicesima edizione di questa mezza maratona.
In quegli istanti mi era balenata l’anarchica idea di togliere il chip e di incamminarmi da solo lungo il percorso di questa Garda Trentino Half Marathon. Perchè? Semplicemente perchè temperature primaverili trapiantante in giornate d’autunno, sono sporadici e sorprendenti regali. Ed un runner, che ama il correre – nella sua più intima essenza – nel momento in cui riceve un simile dono, solo lo vuole scartare immediatamente, mettendosi a sgambettare ancor prima di subito.

I piedi fortunatamente non mi danno retta e voltando le spalle al lago comincio a costeggiare quell’enorme scoglio del Monte Brione, la cui facciata rocciosa di levante, si contrappone a quella più verde di ponente. Senza la concentrazione di riferimenti e di medie da tenere, la testa continua a vagare e la visione di questa altura, diviene metafora e messaggio: la zona boscosa custodisce la freschezza della partenza ed il riposante arrivo, mentre la parte più aspra diviene invece avvisaglia di una dura sfida. Dura sfida come quella che i soldati della Grande Guerra vissero all’interno delle numerose fortificazioni presenti in questa area.
Ad essere sinceri, correre questa mezza maratona, non è affatto una dura sfida… Sarebbe infatti più giusto parlare di una delle tante possibilità che la zona del Garda Trentino – amata dai biker, quanto dai climber, dai velisti, quanto dai camminatori – offre a tutti gli appassioanti dell’outdoor, per mettersi in gioco.

Si punta quindi verso nord, nord ovest e l’ondata dei corridori risale la valle del Sarca, bisticciando con il “Pelèr”, il mattutino vento che spinge da nord verso sud. Il contesto è invece di campi e vigne che avvicinandosi verso metà gara, lasciano il posto alle case e all’abitato di Arco di Trento.
E’ sul suo selciato – percorso ogni anno ed in occasione dei Rock Master dai più forti climber del mondo – che incontro in corrispondenza di Piazzale Segantini, l’attesissimo ristoro di metà gara. Ed è proprio in questi spazi che alle 9.15, altri 800 atleti hanno preso il via per la prima edizione di una 10 chilometri sul medesimo tracciato che a breve avrei percorso anch’io, insieme ai più preparati atleti della mezza maratona .
Qualche sorso d’acqua e poi via ad attraversare la centralissima Via Segantini, intitolata – come è facile intuire – ad uno dei più illustri cittadini di Arco, il pittore divisionista Giovanni Segantini.
Il grazioso centro storico è ammaliante e permette di comprende la sensibilità di quella aristocrazia austro-ungarica che in queste zone – e già dalla seconda metà dell’Ottocento – istituì il proprio “Kukort”, il proprio luogo di cura. Fra costoro v’era anche Rainer Maria Rilke, che ivi soggiornava con la madre ed alla quale scriveva: “Goditi questa terra generosa, che non teme l’inverno, il quale ad entrambi reca sofferenza”.
Generosità e “sofferenza” che a braccetto, ritornano anche in questa giornata. La prima riguarda ovviamente gli scorci della lunghissima ciclabile del Sarca che ci riporta a sud. La seconda è a dir la verità più una piacevole sensazione di fatica con la quale condividere la restante parte del percorso: circa 10 chilometri fra lungo lago e lungo fiume.

Corro tanto, cammino un po’ e sempre scivolo con il fiume, finchè la prima spiaggetta arriva a dimostrare che la linea d’arrivo non è troppo lontana. Porto S. Nicolò, Spiaggia dei Pini, Spiaggia Sabbioni, Punta Lido, Spiaggia degli Olivi e con immensa gioia mi ritrovo nel corridoio finale della Garda Trentino Half Marathon.
Gli ultimi 100 metri sono dinanzi a me. L’ombra degli alberi ed il tantissimo pubblico sono da brividi e mentre taglio il traguardo, sento di essere nel posto giusto, con le persone giuste, facendo la cosa giusta. Superata la linea d’arrivo e prima di mettermi al collo la bellissima medaglia, c’è però ancora spazio per due piccoli e doverosi gesti.
La linguaccia al display che continua, come se nulla fosse, a snocciolare numeri gialli ed un occhiolino, al cielo e al sole, a quest’altro “tempo”, che per me oggi, è valso più di un personale.
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La Garda Trentino Half Marathon, corsa domenica 8 novembre è giunta quest’anno alla sua 14esima edizione e l’impeccabile logistica è dimostrazione di esperienza e capacità organizzativa. L’edizione 2015 è stata da record: oltre 40 nazioni presenti per un totale di 4.600 runner – fra mezza maratona, 10 mila e la fit walking – fra cui tantissime donne, oltre 1.500.
Hanno vinto il kenyano Jonathan Kosgei Kanda (1h05’06”) e l’italiana Judit Varga (1h15’56”). Primo italiano e quinto assoluto, il bergamasco Giovanni Gualdi (1h06’19”).
Peculiarità di questa manifestazione è il contesto paesaggistico e climatico: unico ed amatissimo dagli stranieri (81,3% dei turisti), anche per una eccezionale ricettività (161 alberghi e 29.600 posti letto).
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