Domenica mattina sono partito presto per andare a vederlo da vicino. Kilian Jornet Burgada è giovane, uno scricciolo di nervi e muscoli. Ventiquattro anni, catalano, è da tempo l’uomo impossibile da battere, un punto di riferimento per tutti. I suoi video su Youtube fanno scuola. Ragazzo semplice, disponibile e cordiale.
Kilian è venuto in val di Fassa per vincere la Dolomites Skyrace, considerata la gara più importante al mondo per la specialità. Giunta alla sua 15a edizione, si può dire che sta alla corsa in montagna come la Maratona di Berlino sta alla corsa su strada. La gara parte dal centro di Canazei e si svolge su sentiero, piste e ghiaioni: lo sviluppo totale è di 22 km (salita 10 km, discesa 12 km). Messa così, per gente di strada come noi sembra non fare paura, ma andando ad analizzare lo sviluppo verticale, mette i brividi. Aanche per i -4 gradi di temperatura che c’erano alle 8 di mattina al Piz Boé, a 3.125 metri.

Già nel 2008 il catalano aveva messo il sigillo alla gara. Domenica è partito con il pettorale 1-2008. Voleva a tutti i costi fare la doppietta, vertikal kilometer e sky race. Alla prima gara di venerdì ha avuto problemi di sovraccarico ai muscoli delle gambe, ed è arrivato soltanto terzo dietro al colombiano Padua Rodriguez e allo sloveno Kuhar.
Sulla start line della Dolomites Skyrace era teso, ancora non aveva sbollito la sconfitta del chilometro verticale. Ad alcune domande sulla gara, ha risposto con poche parole, sfuggente, concentrato. Non è da lui, pensiamo. E si capisce subito che non ce ne sarà per nessuno.
La gara è da manuale: gli ultra del cielo davanti, il resto del mondo dietro. Passo Pordoi li vede ancora uniti, Piz Boé li separa quanto basta per far capire a tutti che Kilian non solo vincerà una gara corsa in condizioni meteo perfette, ma che si andrà a prendere il record cronomentrico fissato a 2h04′.

Sono sulla linea di arrivo, il pubblico lo attende formando due ali lungo il corso del paese, si capisce che questa non è la solita gara. Siamo spettatori di una fatica che per noi gente di strada non è nemmeno immaginabile. Kilian è l’uomo solo al comando, ultime due curve ed entra nel viale che porta alla piazza centrale di Canazei. Vederlo correre rende tutto semplice, la sua tecnica è inimitabile, fa sembrare una passeggiata l’impresa più dura che possa esistere. Questo ragazzo è un fenomeno naturale, il Diego Armando della corsa in montagna. Non ci sono aggettivi per descrivere cosa è in grado di fare e cosa ha fatto in pochi anni.
Kilian ha corso con la testa, non forzando nei tratti ghiacciati nella prima parte della discesa, e con esperienza da campione consumato ha messo tutti in fila nei punti più impegnativi, fatti di roccia e ghiaioni. E dire che a questa gara hanno partecipato i più grandi campioni al mondo… È giunto sulla linea di arrivo con il suo solito sorriso, con il tempo di 2h01’52”. Punto.
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