Dopo la tragedia di Londra (Claire Squires, runner trentenne e per di più allenata, durante la maratona di domenica è morta a un chilometro dal traguardo) ricominciano gli attacchi contro uno sport accusato delle peggiori nefandezze. I podisti vengono dipinti come “drogati di corsa”, “individui incapaci di valutare i propri limiti” e quindi “portati a strafare”. Una folla di “cretini in calzoni corti”, emuli del soldato ateniese Filippide, che coprì di corsa 42 km per annunciare agli Ateniesi la vittoria sui Persiani. E – come la storia insegna – ci restò secco.
Eppure non esiste alcuna prova medica che dimostri danni del running sull’organismo (a parte le “magagne” osteo-articolari). Non solo. Recentemente l’autorevole New England Journal of Medicine ha pubblicato una ricerca che si intitola proprio “Arresto cardiaco durante le gare di corsa su lunga distanza”. Lo studio è stato effettuato monitorando negli Stati Uniti per 10 anni (dal gennaio 2000 al maggio 2010) 10,9 milioni di runner impegnati in maratone e mezze maratone.
Nessuna correlazione con i problemi al cuore
Ebbene, l’incidenza di arresti cardiaci durante la corsa è stata minima: ha interessato solo 59 persone. Vale a dire 0,54 casi ogni 100.000 partecipanti. Per lo più, i podisti colpiti da attacco cardiaco soffrivano già di problemi cardiovascolari. L’evento ha interessato più gli uomini rispetto alle donne (51 casi contro 9), e si è riscontrato più spesso durante le maratone rispetto alle mezze maratone (40 casi contro 19). Tra i 59 casi totali riscontrati, 42 hanno avuto esito letale.
Conclusione: il rischio di attacco cardiaco legato alla pratica del running su lunga distanza è davvero basso, anche se negli anni l’incidenza è lievemente aumentata. Per dirla con i numeri, siamo a un caso ogni 184.000 partecipanti. Si tratta di cifre davvero irrisorie. Tanto per fare un confronto, nel mondo muoiono ogni anno circa 1.000 persone colpite da fulmini. Ma nessuno ne parla. Né tanto meno i giornali si sognano di dedicare articoli all’argomento.
Più al sicuro gli over 40
Oltrettutto, per scendere più nei dettagli, la maggior parte dei casi di arresto cardiaco è provocata da problemi cardiovascolari preesistenti. Questo è confermato anche dalla percentuale di sopravvivenza dopo l’arresto cardiaco: più alta nelle persone oltre i 40 anni. Infatti in questo caso l’incidente è spesso dovuto a un attacco ischemico (recuperabile); mentre nei giovani la causa va ricercata in una cardiomiopatia ipertrofica, a cui difficilmente si riesce a far fronte.
Il fatto poi che l’incidenza sia più alta durante le gare più lunghe (maratone rispetto alle mezze maratone) è dovuto probabilmente – secondo i ricercatori – al maggior stress fisiologico.
© riproduzione riservata

