Testo di Giorgio Vanerio
Eccomi, arrivo, penso tra di me. Arco gonfiabile blu, boe gialle, spiaggia. Tanta gente. Silvia, anche questa volta la Traverlonga è cosa fatta. Per chi ama gli sport di endurance, potersi misurare con se stesso e gli altri in un contesto ambientale veramente mozzafiato è motivo di grande stimolo. Per questo la Traverlonga è diventata una sorta di campionato tra gli specialisti delle acque libere in Italia.
La sfida si svolge nello specchio lacustre del lago d’Orta o Cusio, per chi lo frequenta da più di trent’anni come me. La traversata si svolge da quest’anno a ritroso rispetto alle precedenti edizioni, e il percorso risulta allungato di 700-800 metri. Quest’anno quindi siamo partiti da Omegna, alle foci del Nigoglia (raro esempio di fiume con foce che sbocca verso nord) e siamo arrivati a Gozzano seguendo la costa, sfiorando il borgo di Orta e l’isola di S.Giulio, per un totale di circa 14 km.

Come ben sa chi prepara competizioni del genere, oltre ad aver nuotato parecchio negli ultimi due mesi (circa 300 km) è importante concludere la settimana che precede la traversata con allenamenti mirati e tanto riposo se il fisico lo richiede. Ultimamente ho visto la mia famiglia veramente poco, tra palestra e acqua (e da maggio lago, quello di Monate). Quindi forza, sveglia al mattino alle 5,15; lavoro (a Milano) pesantuccio; ritorno nel mio paesetto in provincia di Varese alle 19,15; un saluto al volo e via ad allenarsi fino alle 22.00; rientro, cena e letto.
Molto spesso chi mi conosce bene mi chiede perchè lo faccio. Quando si ama fare sport e lo sport ti fa stare bene, non riesci a farne a meno. Negli ultimi mesi con Nadia, la mia allenatrice, abbiamo affinato alcuni lavori. Perchè io, per riuscire ad arrivare con i primi, devo fare più fatica degli altri. Già, non ve l’avevo detto all’inizio: io gareggio senza la gamba destra. Persa in un incidente anni fa. Allora ero un runner. Un felice runner.

Così eccomi domenica scorsa a Gozzano lido a ritirare boa, consegnare rifornimenti, e dirigermi verso Omegna, luogo della partenza. Felice e di buon umore, saluto i reduci dai mondiali master di Riccione e mi soffermo in coda con Valeria, che ha vinto 4 ori e un bronzo. Vedo vecchi amici e tutto è proprio come vorrei. Non ho dubbi, mi sento bene.
A Omegna faccio colazione con Silvia e i miei quattro bimbi. Attendo che arrivi il momento della vestizione. Questa mattina in verità io ho già mangiato circa tre ore prima della partenza, e bevuto molto visto che si prevedono alte temperature. Non tutti lo sanno, ma anche in acqua si suda! È quasi il momento, sono le 9.30. Faccio un po’ di ginnastica, streching, molte respirazioni per cercare la concentrazione. Il mio volto – mi conosco – in quei momenti non lascia trasparire nulla. Ma sono carico, sale l’adrenalina, mi sembra di sentire i peli rizzarsi sulla schiena.

Mi preparo con Silvia accanto e i bimbi che mi baciano e giocano. Infilo con cura e calma la muta, spalmo la vaselina, attendo conferma dell’orario di partenza .Vado. So che sono un diesel. Entro in acqua per primo, e mi riscaldo con calma. Altri entrano, è quasi ora. Vociare dalle sponde del lago. Si alza la linea di boe che permettono agli atleti di allinearsi, qualche saluto e dopo, una falsa partenza, ed ecco il via!
Ora mi sono portato tutto verso costa per non prendere colpi o gambate. È inutile su un percorso così lungo rischiare di farsi del male, controllo che la boa sia ben allacciata e che ci sia il rifornimento attaccato. Subito è bagarre davanti, alcuni nuotano veramente sopra l’acqua e questo porta tutti gli inesperti a seguire un ritmo non appropriato, scordandosi che su queste distanze bisogna attendere i giusti tempi di adattamento del fisico prima di spingere a fondo sull’acceleratore. Pena un finale di traversata a ritmo blando.
Così io non mi faccio prendere dalle scie altrui, e mi vedo sfrecciare via almeno 40 palloncini. Saranno 52 al primo rifornimento, ma il traguardo è lontano e ancora non sono pronto per girare al massimo. Il respiro si rompe dopo un bel chilometro, e ormai faccio il solitario insieme a un canoista in giallo. Davanti a me un gruppone, lo vedo e pian piano l’immagine tra onde e schizzi si avvicina. Sono passati circa 50 minuti dal via e, come da accordi con il mio preparatore, mi rifornisco dalla borraccia sulla boa (circa 200 ml per volta, abbiamo detto). La prossima sarà il rifornimento ufficiale, in corrispondenza del primo controllo, a Punta di Crabbia (5,2 km dalla partenza), nel punto in cui il lago risulta più stretto.

In lontananza vedo una gran ressa. Tanti si sono fermati. Silvia e i bimbi di vedetta gridano, arrivo, bevo il mio rifornimento e mi lanciano quello nuovo. In un lampo ne supero parecchi, ora mi sono sciolto, il respiro è come una locomotiva, mi allungo e mi distendo. Solo un gruppetto del Geas di Sesto S.Giovanni mi resiste. Ancora un chilometro, poi di nuovo solo verso il rifornimento di Orta S.Giulio che dista 4,2 km, mentre ne lascio alle spalle almeno 5,2.
La rotta è a vista, ogni 5 bracciate la testa sbuca tra onde e schizzi per ottimizzare il percorso. Il sole è sparito, forse piove, non lo so, ma vedo la bell’isola di S.Giulio sulla mia destra. La testa è concentrata tra bracciate che si susseguono e piccoli dolori da sforzo. Monitoro tutto come un pilota di F1 che guarda manometri, termometri e tachigrafo della sua monoposto. Arrivo alla costa, qualcuno grida, vedo la boa arancio… sono nei pressi del secondo e ultimo rifornimento. Controllo: nessuno dietro, ma tanti a rifornirsi. Cerco con gli occhi la maglia viola di Silvia e mi preoccupo perchè non la vedo. Temo per la borraccia. Ma poi sento le sue grida: alla fine mi lanciano il rifornimento e scappo via lasciando sul posto ancora qualcuno.

Prendo di mira il prossimo obbiettivo: due palloncini a 200 metri. Sono là, li raggiungo alla boa davanti all’isola , neanche il tempo di girarci attorno e vedo un altro palloncino. Mi pare in difficoltà… sbatte le braccia. Le mie ora girano a mille, sono felice, sorrido, la schiena continua a dare i suoi buoni segnali. C’è ancora almeno un’ora di nuotata in cui – tra un percorso segnalato da boe – finisco il rifornimento e supero ancora tutti quelli che allegramente all’inizio erano scappati via. Arrivo all’ultima boa, e negli ultimi 400 metri supero anche la boa numero 40: è quella di Marco, organizzatore della manifestazione, grande appassionato e amico.
All’arrivo uno scroscio di applausi. Silvia mi porge le stampelle e mi conferma che sono andato fortissimo… diciottesimo, in 3 ore e 38 minuti. Attendo Marco sotto lo striscione ci abbracciamo. Via alle interviste e foto di rito. Sorpresa: ecco anche mia madre! È lì tra gli spettatori, con mia sorella Simona (che lo scorso anno ha partecipato alla gara). Arrivano i bimbi. Mi baciano. Questa è felicità.
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