
Novantacinque runners alla start line della Gobi March, 35 nazionalita’ rappresentate e oltre 20 atleti che stanno compiendo il Grand Slam Plus, cioe’ l’attraversamento di 4 deserti nello stesso anno organizzato dalla 4 Deserts (i deserti sono quello del Gobi in Cina, l’Atacama in Cile, l’Antartide e la Namibia), piu’ una quinta roving race che quest’anno si e’ svolta nello Sri Lanka.
Novantacinque runners sono dunque partiti per questa lunga marcia, ma solo 87 l’hanno portata a termine dato che proibitive sono state le condizioni climatiche oltre che il percorso. Si e’ passati da temperature sotto lo zero nei primi giorni, durante i quali si sono dovute attraversare le Tian Shan Mountains, a temperature vicine ai 50 gradi nella tappa della long march di 80 km. Il tracciato di gara e’ stato molto vario, dato che il deserto del Gobi si presenta sotto varie forme e colori. Non e’ il classico deserto che tutti si immaginano, sabbioso e con alte dune da superare. Presenta, invece, alte montagne, oasi verdi, ruscelli, sabbia e sassi. Gli occhi, almeno quelli, nell’attraversarlo non si stancano mai, e proprio questo e’ il fascino di una gara simile, cioe’ l’avere voglia di andare avanti per vedere che cosa riserva il prossimo angolo, il prossimo scorcio.

Tra i competitors si respira un’aria internazionale e parlando con loro si scoprono tante storie interessanti, come per esempio il fatto che alcuni di loro stanno correndo per raccogliere fondi in favore di una charity nel loro paese di origine, altri invece per un stabilire un nuovo record, altri ancora per ricordare un familiare scomparso.
Franco Zomer, tanto per citarne uno, unico italiano in gara, quest’anno corre lo Slam Plus per raccogliere fondi per i “Maratonabili”, una onlus italiana che permette a persone disabili di essere in gara su una carrozzina spinta da volontari armati di gambe e grande cuore.

La 4 Deserts stessa raccoglie fondi ogni anno per la Esquel-Y.L. Yang Education Foundation che permette alle ragazze piu’ povere della regione dello Xinjiang, dove si e’ svolta la gara, di accedere al college. Hanno partecipato, inoltre, 3 atleti di Hong Kong con un passato difficile nel mondo della droga, che grazie alla Christian Zheng Association corrono per riabilitarsi. Ci sono stati infine i fratelli canadesi Eric e Paul Chan che stanno cercando di registrare un nuovo Guinnes World Record partecipando a otto gare in un anno di corsa a tappe nel deserto di almeno 200 km l’una.
L’augurio e’ che questa gara abbia portato a tutti i frutti sperati, qualunque fosse il motivo per cui e’ stata corsa. Ogni runner ha il suo obiettivo, ed è bello cercarlo insieme.

Bianca Maria Lenci, autrice dell’articolo, si è laureata in fisioterapia nel 2011 a Milano, dove lavora. Specializzata in terapie manuali in Australia, ha svolto in Italia corsi di massaggio sportivo, kinesio taping, bendaggio funzionale, tecarterapia e Graston Technique. Da anni partecipa come fisioterapista a gare di corsa estreme a tappe per la società Zitoway: due edizioni della “100 km del Sahara”, un’edizione della “100 km del Senegal” e una della “Course en Corse”. Oltre alla prima edizione della “100 km del Caribe” e all’impresa “El Reto del Camino” lungo il Camino di Santiago.
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