“Durante le mie spedizioni, ma anche nelle semplici arrampicate con gli amici, ogni elemento della mia attrezzatura ha una funzione essenziale” – dichiara David Lama – “nulla è superfluo o può rompersi. Proprio per questo gli occhiali Gloryfy sono i miei compagni ideali in montagna.” Durante le scene del film che narra della prima salita in libera assoluta della via del Compressore al Cerro Torre, da lui realizzata, David Lama indossa occhiali Gloryfy. Un brand che fa dell’indistruggibilità dei suoi prodotti il marchio di fabbrica. Prodotti in Austria, hanno la montatura e le lenti realizzati in materiali esclusivi in grado di garantire una durata e una resistenza al maltrattamento durante l’attività sportiva davvero sorprendenti.
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Per festeggiare l’impresa compiuta da David, e così ben raccontata nel film di Tomas Dinhofer, proiettato al Film festival di Trento e a maggio nelle sale dei cinema The Space, l’azienda ha realizzato due prodotti esclusivi. Le special edition Gloryfy G5 air Cerro Torre e Gloryfy Gi2 DeJaVu Cerro Torre, entrambi firmati by David Lama. Quest’ultimo è ideale per il tempo libero. La montatura filigranata ha una forma classica ed è adatto all’uso quotidiano, l’asta interna è inoltre personalizzata con la firma del climber prodigio.
Il primo invece è un modello prettamente sportivo, montatura lucida blu sfumato, logo in metallo, lenti STRATOS antracite e ventilazione ottimale grazie all’air flow 90° technology. Questa tecnologia impedisce l’appannamento delle lenti e, a velocità elevate, protegge gli occhi dai colpi d’aria, in quanto la corrente dell’aria viene deviata di 90°. Una feauture non secondaria per chi conosce bene le velocità che possono raggiungere i venti in quella parte di globo. Ma l’originalità del prodotto sta soprattutto nelle stampe interne alla montatura, dove viene raccontato il lungo percorso di David verso questo risultato, l’arrivo a El Chalten, il Bridwell base Camp, il colle della Pazienza e infine lei: la vetta del Cerro Torre, una tra le più difficili al mondo.
Con un’occhiale così, trovare la motivazione per la prossima scalata diventa più semplice. Li abbiamo provati lungo i due capolavori dimenticati tracciati da Ivan Guerini negli anni ’70 sulle pareti poste sulla sponda lecchese del Lario, appena oltre la città: Manobong e Fessuriani. Due linee di arrampicata in diedri e fessure che, sorpendentemente, sono state lasciate libere da un’attrezzattura sistematica e permettono ancora oggi di godere di un’arrampicata trad, dove cioè l’avventura trova ancora uno spazio per sè…
La forma è avvolgente, le aste si adattano anche a visi magri senza per questo stringere troppo le tempi anche durante l’uso del casco. Gli occhi paiono non affaticarsi anche nei continui passaggi luce-ombra che l’arrampicata, talvolta interna, richiesta da queste vie comporta… Certo, chi indossandoli si aspetterà di vedere gli appigli più piccoli diventare più generosi come solo a David Lama possono apparire, purtroppo rimarrà deluso! Per quello l’unica soluzione è… allenarsi!
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