Il KIKU – International Mountain Summit si è da poco concluso. Anche questa settima edizione si è caratterizzata per contenuti di spessore, raccolti in un calendario che ha coinvolto sempre un grande numero di appassionati e numerose figure di spicco legate al mondo della montagna o dell’avventura.
La settimana di incontri e di conferenze che andava dal 12 al 18 ottobre è culminata nella serata di sabato con un gran finale che ha visto alternarsi sul palco del Forum di Bressanone le figure di Tamara Lunger, Robert Jasper e Andy Lewis.
I loro contributi si sono differenziati sostanzialmente per via delle esperienze raccontate, ma anche per una questione prettamente legata alla personalità degli atleti coinvolti: dalla genuina semplicità di Tamara, alla saggezza dettata dall’esperienza di Robert Jasper, per concludersi con la contagiosa simpatia di Andy Lewis.
Tamara Lunger è una delle figure emergenti dell’alpinismo femminile internazionale, a certificarlo la sua prossima spedizione che la vedrà in compagnia di Simone Moro, per la prima invernale sul Nanga Parbat. Per inquadrare il suo intervento basti dire che la sua presentazione è cominciata con la proiezione di alcune immagini di Heidi, personaggio d’animazione, con la quale condivide l’entusiasmo per ogni cosa. Nota di una genuina semplicità, che ha contraddistinto anche le immagini ed i racconti successivi, relativi alla salita sul K2 del 2014.
A seguire il resoconto di un rientro alla normalità e a quei problemi alle ginocchia che tutt’ora la condizionano ed il racconto della spedizione del marzo del 2015 con Simone Moro al Manaslu. I video proiettati si concentrano sulla vita al campo base, rivelando tante sessioni di training: alcune dentro la tenda, altre al suo esterno e legate a quello spalare metri e metri cubi di neve. Precipitazioni nevose così copiose da mandare in fumo il loro progetto. Tamara ha infine salutato il pubblico tramite una slide show accompagnata da una inedita canzone dal titolo “Mein Berg”, “La mia montagna”, il cui ultimo verso, ribadisce e rilancia l’animo di questa alpinista: “Apriamo i nostri occhi e vediamo così tanti, come te e me. Ognuno scala la sua montagna e vuole sentire che non è solo”.

Di Robert Jasper abbiamo invece apprezzato l’integrità della sua figura che lo vede guida alpina e formatore di guide, ma anche alpinista tra i più forti sul misto, con una forte propensione verso l’estremo e una caparbietà che lo spinge ad essere sempre il primo di cordata.
Il suo racconto si incentra sulla pareti delle pareti, la Nord dell’Eiger e si dipana in due ascese. La prima in libera con Roger Schaeli sui 1.800 metri della direttissima dei Giapponesi, che non senza fatica sono riusciti a dominare dopo 3 impegnativi e pericolosi – anche per via dello stillicidio dei sassi in caduta – giorni in parete. La seconda riguarda invece la risalita della via John Harlin, vissuta con John Harlin III: figlio ed omonimo del defunto alpinista al quale venne poi dedicata, ivi precipitato nel vuoto nel 1966.

Dell’alpinista tedesco rimane soprattutto questo commento, dal sapore tecnico-spirituale: “Ho imparato ad aspettare la giornata giusta, il momento giusto, il partner giusto: solo in simili condizioni ed equipaggiati dell’indispensabile, è possibile spostare il limite dal possibile all’impossibile.”
A concludere la serata è stato invece il funambolico ventinovenne Andy Lewis, il signor “slackline” – visto che a lui è riconducibile l’invenzione di questa pratica – espertissimo anche di free solo e base jump.
La sua ironia è subito contagiosa e viene rivelata da una presentazione, che per via di qualche anomalia tecnica, lo costringono ad un ruolo di giocoso intrattenitore. A ribadire la simpatia del riccioluto americano, la sua prima affermazione formale: “Anch’io sono salito sull’Eiger… Ma solo per fare base jump!”. Alla risata del pubblico è seguito l’applauso silenzioso di una platea soggiogata dai modi di questo giovanotto che definisce la sua passione semplicemente con: “ Io faccio dei salti. Salto!” e che inanella video emozionanti, commentati in maniera esilarante.
Se il personaggio in questione ha un atteggiamento spassoso, bisogna riconoscergli parimenti la fermezza di aver rifiutato un offerta di 500 mila dollari della cantante Madonna, desiderosa di averlo come presenza fissa al suo tour mondiale. Diniego nato dal suo desiderio di vivere la sua “slacklife” e di non volersi “prostituire”, perché come lui stesso ha ammesso non sono poi così importanti quei soldi, essendo perfettamente contento così come è con la sua vecchia auto.

Prima che gli applausi chiudessero la serata, Sketchy Andy ha regalato in fine altre parole che meritano di essere riportate.
“Voglio che le persone si ricordino di me: voglio creare ed inspirarle perché tutti siano coraggiosi e sfidino se stessi! La mia strada è unica, ho già fatto molte cose pericolose, per le quali avrei potuto morire. Però ne è valsa le pena… Ed anche se non distruggo niente, non faccio danni, non disturbo il traffico, in verità io sto violando la legge. Non è sempre etico ciò che faccio, ma vi assicuro che con i miei gesti io voglio solo infrangere le vincolanti regole che ci chiudono in una scatola: io nella mia vita voglio divertirmi! Mi piace il pericolo ed affrontare le mie paure ed è una sensazione magnifica, anche se magari il tutto dura solo pochi secondi. La vita è bellissima…”
Il suo intervento suonava quasi stonato, per un finale così alto e filosofico… Ed infatti, dopo un breve tentennamento, ha coerentemente aggiunto: “La vita è bellissima…Semplicemente perché sono sopravvissuto a tutto quanto avete visto!”
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