Sarà il kolossal Amundsen, in prima internazionale, a dare il via alla 67a edizione del Trento Film Festival. Che quest’anno mette al centro della sua programmazione – oltre all’alpinismo – i cambiamenti climatici, l’ecologia, il cammino lento.
La spettacolare biografia dell’esploratore Roald Amundsen, tratteggiata in modo da far emergere il chiaro-scuro del suo carattere, è stata scelta come biglietto da visita: il kolossal di produzione norvegese Amundsen, in prima internazionale, sarà infatti il primo film ad essere proiettato durante questa 67a edizione del Trento Film Festival. L’appuntamento è dal 27 aprile al 5 maggio, e il programma di questa imperdibile rassegna dedicata – come sottolinea il nuovo pay off – a “montagne e culture”, prevede 127 film e 144 eventi (tra incontri, mostre, convegni).
Si tratterà quindi di nove giorni densi di appuntamenti, che ancora una volta trasformeranno Trento in una sorta di “campo base” e chiameranno a raccolta gli appassionati di montagna. Durante la conferenza stampa di presentazione, tenuta questa mattina a Milano nella storica sede del CAI, è stato svelato il programma del Festival. Che quest’anno seguirà quattro filoni principali, come ha spiegato Mauro Leveghi, presidente della rassegna: “Ci saranno le riflessioni sul futuro del nostro pianeta e sul ruolo delle montagne; si parlerà ovviamente di alpinismo; ma anche di cammino lento: un nuovo modo di fare turismo, che è il trend di quest’anno; e poi di scienza“.

Cosa vedremo dunque al Trento Film Festival 2019? Lo ha anticipato Sergio Fant, responsabile del programma cinematografico, ricordando che nell’edizione dello scorso anno sono stati staccati qualcosa come 25mila biglietti. Oltre al kolossal Amundsen, da segnalare Return to Mount Kennedy (un documentario che intreccia politica, alpinismo, diritti umani ed ecologia, raccontando una storia del 1965: quando l’alpinista Jim Whittaker condusse il senatore Robert Kennedy alla prima salita di una remota montagna nello Yukon, intitolata al defunto fratello John); Queen without land (uno spettacolare documentario girato seguendo per cinque anni un’orsa polare con i suoi cuccioli, mentre il ghiaccio si scioglie e i cambiamenti climatici stanno distruggendo l’Artico); Cielo (il cielo notturno, visto dal deserto di Atacama in Cile, diventa l’oggetto di un affascinante sogno cinematografico ad occhi aperti).

Esplorazioni, avventure, ecologia… il concetto di montagna si allarga fino ad abbracciare quello più ampio di natura. E in questa natura gioca un ruolo fondamentale l’uomo. “Lo abbiamo voluto sottolineare con la scelta del manifesto di quest’anno – ha spiegato Leveghi – La cresta delle montagne forma quello che assomiglia a un profilo umano. E proprio sulla punta del naso di queste rocce, sta appollaiato un uomo. Perchè è lui, con il suo lavoro e anche con il suo comportamento, a determinare il paesaggio e il futuro del territorio”. Va in questa direzione il film Storie di pietre, che racconta di una piccola comunità in provincia di Norcia, fedele alla propria terra anche se questa non smette di tremare, e legata a quelle pietre che conservano la memoria collettiva.
Ci saranno poi due pellicole per ricordare Daniele Nardi e Tom Ballard, i due alpinisti recentemente scomparsi sul Nanga Parbat. Si tratta rispettivamente di Da zero a Ottomila, la storia di Daniele Nardi (di Stefano Ardito, del 2011) e di Tom (girato nel 2015).
Tra gli ospiti Messner, Cognetti e Barbarossa
Ricchissima anche la programmazione degli eventi, che prenderanno il via già la sera di venerdì 26 aprile con la rappresentazione teatrale del best seller Le otto montagne di Paolo Cognetti. “Il giorno successivo – ha raccontato Luana Bisesti, direttrice del Trento Film Festival – sarà la volta di Luca Barbarossa, che con un reading musicale parlerà del suo rapporto con la montagna e porterà l’attenzione sul valore del silenzio , proponendo alcuni dei suoi maggiori successi in un set acustico”.
Reinhold Messner, il re degli Ottomila, sarà moderatore il 3 maggio di una serata dedicata ad Alexander Von Humboldt, grande esploratore e studioso, padre della moderna ecologia, di cui quest’anno ricorrono i 250 anni dalla nascita. A lui si era tra l’altro rifatto anche Walter Bonatti dopo che – abbandonato l’alpinismo estremo – si era dedicato alle esplorazioni.
Destinazione Marocco
Per la prima volta, poi, il Trento Film Festival ha scelto un Paese ospite di area africana. Sarà infatti il Marocco, con i suoi deserti e le sue montagne, a portare a Trento film e documentari. Non solo: arriverà anche la cantante di origini marocchine Malika Ayane e il politico e intellettuale Mohammed Al Achaari.
Fino al 15 maggio sarà visitabile anche la mostra fotografica Amazigh. Berberi del Marocco, un affascinante viaggio che offre spunti di riflessione sui temi dell’identità etnica e sulla necessità di salvaguardare la cultura di tutte le minoranze.
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