Eccomi di ritorno nella bella isola greca di Corfù. Mi lascio alle spalle una Milano uggiosa e un po’ fredda e mi accolgono un caldo sole, un mare calmo e la spiaggia deserta. E’ metà aprile, e dopo essere stato in Alaska questo è il clima ideale che desideravo. In più sono qui per un motivo particolare: il Corfù Mountain Trail.
Questa gara ha più distanze. La regina è il percorso intero “CMT Ultra” di 110 km con 5.000 metri di dislivello positivo. Sono presenti anche il “Rain Trail” di 40 km e 2.000 metri di dislivello positivo, l’ “Olive Tree” di 20 km con 1.200 metri di dislivello positivo e il “Quick Trail” di 10 km .

Per come sono pensate le partenze di fatto sono gare molto diverse anche da un punto paesaggistico oltre ovviamente alle distanze. La 104 parte in tarda sera, per cui è di fatto una notturna con tutto il fascino che comporta passare una notte correndo tra boschi, monti e spiagge.
Sono molto combattuto su quale distanza fare, a dire il vero per come sono messo sarebbe meglio stare in spiaggia. Ho un leggero infortunio alla caviglia che non mi permette di correre, e ogni volta che ci provo mi lascia zoppicante per alcuni giorni. Comunque non ho ancora deciso.
Un’altra caratteristica piacevole è che il Corfù Mountain Trail è un trail internazionale, per cui sono presenti persone incredibili con le loro magliette e i loro racconti di gare fantastiche, alcune famose, altre mai sentite. Non si può rimanere freddi, ed è un motivo per fare conoscenza e chiedere informazioni. In un attimo ti ritrovi ad un tavolo con una birra in mano. Una Babilonia di atleti tutti stupiti e rapiti dai racconti altrui.

Durante il breafing la voglia di partire per la lunga distanza è tanta. Avevo visionato il percorso ad ottobre e non vedevo l’ora di farmelo tutto d’un fiato. Ne parlo con alcuni amici e mi convincono che partire sarebbe la madre di tutte le stupidate. La fortuna di aver visto ad ottobre il percorso mi facilita la scelta. Correrò nei boschi di olivi.
L’organizzazione è fantastica perchè – ad esclusione della 104 km – le partenze e l’arrivo delle altre distanze avvengono tutte dal viale dell’albergo. Niente di più comodo. Dopo la colazione torno in camera, mi preparo e con calma mi avvio. Passando vicino al podio vedo che è arrivato il primo finisher. Con mia felicità scopro che si tratta di Riccardo De Gaetano, un ragazzo molto simpatico che ho conosciuto nei giorni precedenti.

Vado a congratularmi, e seduti per terra mi racconta la sua gara, le difficoltà e i posti di cui gli avevo parlato, ci facciamo qualche risata. Quando guardo l’orologio, scopro che è ora che io parta. Ho scelto la corsa nei boschi di olivi perché correre tra questi alberi è una sensazione magica. Contorti e piegati come sono, mi incutono sempre molto rispetto, come se fossi al cospetto di vecchi saggi.
Dopo qualche chilometro per la prima volta nella mia vita sono veramente contento di essere infortunato e di non avere potuto partire per la 104 km. Non è per nulla semplice questa corsa: a parte i passaggi su strade che attraversano piccoli paesini, quando si ritorna sul sentiero questo diventa molto ripido e anche molto tecnico.
Un percorso davvero tecnico
L’espressione “percorso tecnico” mi ha sempre lasciato perplesso. Intendo che le rocce nel percorso sono molto ravvicinate, le salite e discese sono ripide. Spesso quindi è difficile fare passi normali ma sono costretto ad aumentare la frequenza e i piedi hanno appoggi molto precari, esattamente quello che una caviglia malferma non dovrebbe fare.
Con più attenzione del normale continuo godendomi il paesaggio tra fiori e profumi, ma anche tra meno romantici rovi. In un sentiero abbastanza corribile vedo un ragazzo davanti a me che all’imbocco di una curva si blocca. Una volta che lo raggiungo, scopro il motivo. Un lungo serpente nero è fermo nel centro del sentiero. Purtroppo per lui (il serpente) è morto. Forse sarà meglio stare un po’ più attenti a dove si mettono i piedi.
Ormai manca poco, non cedo alla tentazione di bussare alle case dei piccoli villaggi per farmi invitare a pranzo, non saranno i canti delle sirene ma i profumi sono altrettanto irresistibili. Imbocco il viale e arrivo all’arena, dove è prevista la fine corsa. Ad accogliere i corridori trovo gli amici dell’organizzazione, abbracci e sorrisi chiudono una bella mattina di corsa. Ora doccia, birra e spiaggia.

© riproduzione riservata

