Volevo chiudere in bellezza la mia stagione 2016 di trail running facendo una gara non troppo lunga, per questioni di poco allenamento, ma appagante dal punto di vista dei luoghi e dei panorami che avrei attraversato.
La risposta alla mia ricerca è stata quasi istantanea: vado a fare l’Ultra Trail del Lago d’Orta! Gara alla quale avevo già partecipato alcuni anni fa, in una delle prime edizioni, e che nel tempo ha modificato sia il luogo di partenza (io ero partito da Pogno mentre adesso si parte da Omegna) che gli itinerari, che sono arrivati a ben 4 proposte che vanno dal mini-trail di 15 Km all’ultra trail vero e proprio di 90.1 Km con 5.790m D+ da coprire nel tempo massimo di 24h.

Viste le mie possibilità “fisiche” del momento, la scelta è ricaduta sulla via di mezzo: il trail da 34 Km circa con 2.250m D+, un compromesso che mi è parso più che equilibrato che, nei miei calcoli, mi avrebbe permesso di fare la gara in relativa tranquillità (leggi ansia dei cancelli orari) e di godermi il percorso.
Partendo la gara alle 10 del mattino, la sveglia non è stata ad orari proibitivi, e già questo mi ha già predisposto bene alla giornata. Durante il viaggio per arrivare ad Omegna, il mio umore era il solito pre-gara: ansia, mal di pancia, dubbi a non finire sul cosa sto facendo ecc ecc. Ogni volta è così, sono tormentato dall’aver scelto di fare una cosa e poi di non essermi preparato in modo adeguato.
Fortunatamente il nostro capitano di cordata, Massimo, aveva raggruppato un po’ di amici che hanno aiutato a stemperare la tensione, così come il fatto che negli spogliatoi e nei pressi della partenza ho incontrato parecchie vecchie conoscenze con cui scambiare due chiacchiere. Anche questo momento mi aiuta a rompere la tensione, a pensare ad altro e, soprattutto, a rendermi conto che, in fin dei conti, non sono il solo ad avere dubbi e pensieri.
In questo modo anche il cambiamento del tempo, dato bello fino al giorno prima, ma bigio con piovaschi durante l’attesa della partenza, è passato inosservato e come un ulteriore elemento di prova da superare.
La partenza è il momento che preferisco e che vorrei che arrivasse, sempre, subito. In quell’attimo tutto si scioglie e la testa non pensa più a come sarà la giornata, ma inizia a concentrarsi su quello che sto facendo. Un po’ perché le vie di Omegna sono strette, un po’ per la gran quantità di partecipanti alla gara ed un po’ perché si è partiti subito in salita, l’inizio è stato lento e tranquillo, non il solito fuggi-fuggi dove, nel giro di breve, mi ritrovo in coda con altri pochi runner.
In questo modo ho potuto carburare lentamente ed accorgermi che, man mano che andavo avanti, le gambe giravano bene ed il fisico rispondeva altrettanto tranquillo. Infatti la prima salita fino a Quarna di sotto è andata via tranquilla. Qui inizia il sentiero che ci ha portato al Monte Mazzoccone e, subito, un altro concorrente, mi avverte di prenderla con calma, perché è un tratto prima facile e poi impegnativo, specie nel tratto finale. Naturalmente faccio tesoro di questo consiglio e così, nonostante la nebbia e l’acqua che scendeva a tratti intensa, arrivo sulla vetta stanco, ma in buone condizioni di umore e fisiche, tanto che la discesa fino al ristoro dell’Alpe Camasca lo corro tutto d’un fiato.
Sapendo che dopo mi aspetta la seconda, lunga ed impegnativa, salita al Monte Croce, mi ristoro con calma e riparto camminando. L’umore è sempre buono e anche le gambe stanno bene. La salita al Monte Croce si rivela veramente impegnativa sia perché, a tratti, molto ripida, sia perché sembra veramente infinita, specie il tratto di cresta. Forse se non ci fosse stata la nebbia e i granelli di ghiaccio che cadevano di tanto in tanto, la salita sarebbe stata più divertente, ma anche in questo modo ha avuto un suo fascino.
Sapere di essere arrivato a metà percorso e di aver fatto il grosse delle salite, ha ulteriormente aumentato la mia autostima, così che anche la seconda discesa l’ho fatta correndo fino all’Alpe Ranghetto. Qui, un po’ perché c’erano delle ulteriori brevi salite, un po’ perché è arrivata la stanchezza, ho iniziato ad alternare tratti a piedi e tratti di “corsetta” con l’obiettivo di arrivare al ristoro dell’Alpe Sacchi.
Più che un ristoro un ristorante all’aperto! Con tanto di brodo (l’arma vincente per recuperare energie) e polenta che, per ovvi motivi, mi sono astenuto dal mangiarla, anche se con grande fatica. Trovare un bel ristoro mi permette di azzerare la fatica, è come se stessi iniziando la gara in quel momento. E così è stato per alcuni chilometri dopo il ristoro, ma alla prima salita il fisico mi ha ricordato che la lancetta del serbatoio delle energie iniziava a puntare verso la riserva.
Qui hanno giocato il fatto di sapere di aver già coperto più di metà percorso e che la testa è sempre stata bene e che mi stavo, realmente, divertendo. Quindi che male c’era a continuare, semplicemente, camminando? Nessuno! Ed eccomi a camminare sui bellissimi sentieri di queste montagne, perso nella nebbia e senza aver idea di dove fossi, ma rilassato, tranquillo, godendomi ogni istante.
La differenza arriva, all’incirca, all’Alpe Berro, quando riconosco un tratto già fatto in una precedente edizione di questo trail e mi ricordo la bella e morbida discesa in mezzo ad un bosco. E così è veramente! Galvanizzato da questo particolare arrivo ai Laghetti di Nonio in un attimo, contento e per niente stanco. Anche qui trovo un ristorante, non un ristoro. Metto, addirittura, la mia firma su un poster della gara, come i runners quelli veri! Ed esco mangiando un bel panino con prosciutto e formaggio, salutando le persone che erano lì ad aspettarci, anche a noi tapascioni del trail running!
Nella discesa verso Brolo mi raggiunge un altro concorrente, anche lui quasi in riserva totale, e così decidiamo di proseguire fino all’arrivo insieme. Abbiamo tentato più volte di fare l’ultimo tratto lungolago correndo tutto d’un fiato, ma “abbiamo preferito” vedere i primi concorrenti della 57Km superarci con disinvoltura, avendo fatto quasi 30Km più di noi in una sola ora in più di noi!
Nell’ultimo chilometro, però, abbiamo tirato fuori tutte le energie rimaste, perché non si può arrivare al traguardo camminando! E trotterellando, perché dire correre è esagerato, saliamo anche noi sul podio, montato sotto l’arrivo, mentre lo speaker urla i nostri nomi, come i runners quelli veri!
Le classifiche della UTLO2016 potete vederle qui : www.ultratraillo.com
L’edizione 2017 è già fissata per il 20-21 ottobre 2017. Stay tuned!
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