La salita al monte Televrin in bicicletta è una delle esperienze più indimenticabili che si possano fare in Croazia, sull’isola di Lussino.
C’è un momento preciso in cui il viaggio cambia ritmo. Succede quando, una volta che ci si sono lasciate alle spalle le strade del Nord Italia e si è attraversata l’Istria, si arriva al piccolo porto di Brestova.
Questo scalo è famoso soprattutto come terminal traghetti della Jadrolinija, la linea che collega l’Istria all’isola di Cherso. La traversata dura circa 20-25 minuti ed è la via d’accesso principale a Cherso e Lussino per chi proviene da Trieste o dall’Istria.
Già salendo a bordo del traghetto della Jadrolinija, tutto rallenta: il rumore dell’auto scompare, l’aria si fa più salmastra e lo sguardo si apre sul mare.
Pochi minuti di navigazione bastano per approdare sull’isola di Cherso, un territorio ancora ruvido e autentico, dove la natura non è stata addomesticata. Qui le distanze si accorciano, ma le sensazioni si amplificano.

Attraversando l’isola in direzione sud, lo “stacco” si fa ancora più evidente: ancora meno traffico, più silenzio, più luce. Eccoci a Ossero (Osor), dove un ponte mobile collega l’isola di Cherso a quella di Lussino. Qui la nostra destinazione è Neresine (Nerezine), un piccolo borgo che si specchia su un mare immobile, quasi vetroso nelle ore del mattino, e dominato alle spalle dalla lunga dorsale dell’Ossero, attraverso cui si sale al Televrin.
La partenza da Neresine
Si inizia a pedalare con addosso l’odore del mare. All’inizio sono pedalate fluide che scorrono sull’asfalto, tra case basse e scorci sul porto, mentre la luce si riflette sull’acqua creando bagliori quasi accecanti.
Poi la strada prende a salire. All’inizio senza strappi, accompagnando il ciclista fuori dal paese e immergendolo in un paesaggio sempre più essenziale. Gli alberi diventano più radi e lasciano spazio alla macchia mediterranea: cespugli bassi, profumi intensi di erbe aromatiche, terra arida.
A un tratto l’asfalto finisce e inizia la parte più autentica del percorso. La bici smette di essere solo un mezzo e diventa compagna di viaggio. Da spingere, sollevare, accompagnare lungo un terreno fatto di pietra viva e sentieri irregolari.
Per salire sul Televrin, infatti, bisogna percorrere la catena del monte Ossero (Osoršćica), e questo rappresenta una vera sfida. Con il mare sempre alle spalle, la salita è costante e non molla.
Puntando verso la cima del Televrin
Il paesaggio si fa quasi primordiale. Il bianco della roccia calcarea riflette la luce in modo intenso, creando un contrasto netto con il blu profondo dell’Adriatico. Il vento soffia spesso costante, asciutto, portando con sé il profumo del mare e amplificando la sensazione di essere sospesi tra due mondi: quello marino e quello montano.
Non ci sono suoni artificiali. Solo il rumore dei passi sulle pietre, il respiro, e ogni tanto il battito d’ali di un grifone che taglia il cielo sopra la cresta. È una salita che non si misura solo in metri di dislivello — 676 in totale su 27,7 km — ma soprattutto in intensità.
Ogni passo lungo la dorsale regala un nuovo punto di vista. A tratti il sentiero sembra correre sospeso, con il mare che appare improvvisamente tra le pieghe del terreno.

Nelle giornate limpide, lo sguardo arriva lontano: si distinguono le altre isole del Quarnero, le sfumature dell’acqua che cambiano dal turchese al blu scuro, e all’orizzonte la linea sottile della terraferma.
La luce è protagonista assoluta. Dura, diretta, quasi abbacinante nelle ore centrali, ma calda e avvolgente verso sera, quando il sole inizia a scendere e i colori diventano più morbidi.
Finalmente in vetta
Gli ultimi metri verso il Televrin sono silenziosi. Si arriva lentamente, quasi senza accorgersene, fino a toccare i 588 metri di quota. Non ci sono grandi strutture, né elementi artificiali che distraggono. Solo spazio.
La vista è completa: 360 gradi di mare, isole e dorsali rocciose. È uno di quei luoghi in cui il tempo – e non è un luogo comune – sembra sospeso, dove la fatica si trasforma in quiete. Ci si ferma, si respira, si guarda. E basta.
La discesa riporta gradualmente alla realtà. Prima una pedalata tecnica, tra pietre e sentieri che richiedono attenzione, poi sempre più fluida man mano che si ritrova l’asfalto. Le curve si susseguono veloci, il vento cambia direzione e torna a portare il profumo del mare. In pochi minuti si rientra a Neresine, chiudendo un anello che sembra molto più lungo di quanto indichi la traccia GPS.
A fine giornata, il corpo è stanco ma leggero. Sul porto, tra barche ormeggiate e luci che si riflettono sull’acqua, un ristorantino di pesce offre il finale ideale.
Seduti a tavola, con ancora addosso la polvere del sentiero e il sale sulla pelle, si ripercorre mentalmente la giornata. La salita, il vento, il silenzio. E si capisce che, a volte, basta davvero poco per sentirsi lontani.
La scheda
- Distanza: 27,7 km
- Dislivello: 676 m
- Durata: circa 4 ore
- Difficoltà: media (con tratti a spinta)
- Bici consigliata: MTB
- Periodo ideale: primavera e autunno
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