Ora lo sappiamo: si chiama Eudi Vieira Barbosa, ha 35 anni, 6 figli (!), fa il muratore e abita nel villaggio di Rio do Fogo; ulteriore caratteristica: corre come un razzo. Tanto da vincere, dopo la prima, anche la seconda e la terza tappa (quest’ultima ex aequo con Marco Gazzola) di Run for Pititinga, diventando così il vincitore assoluto dell’edizione zero.
I dettagli sulle classifiche si possono trovare sul sito della manifestazione: www.runforpititinga.com/diario/classifica.html, mentre il racconto della corsa può essere sintetizzato nel mantra che una delle atlete ripeteva all’arrivo, senza riuscire a sbloccarsi: «Mamma, che fatica. Però che bello. Però che fatica. Però che bello. Però che fatica …(e via così per alcuni minuti)».
Sì, perché se da un lato le tre tappe della Run for Pititinga sono risultate molto più faticose di quanto il semplice chilometraggio facesse pensare (complice il caldo, le salite, la sabbia), d’altro canto la spettacolarità del percorso ha fatto dimenticare gli sforzi al limite delle possibilità di ciascuno, e ha portato tutti a pensare che, alla fine, ne valeva comunque pienamente la pena. Tanto che nessuno si è ritirato: tutt’al più ha mixato qualche tappa della “lunga” con altre della “AldoTen”.

La seconda tappa, ad esempio, aveva il suo arrivo in una sorgente naturale in mezzo a un bananeto: e se vi risulta difficile immaginare lo scenario, basta pensare al paradiso terrestre come di solito viene raffigurato: piante rigogliose da cui staccare frutti squisiti, una limpida pozza di acqua dolce, clima perfetto e perfino un pappagallino che si avvicina saltando di ramo in ramo. Aggiungete al tutto un mega-ristoro finale a base di bruschetta e pasta al pesto e avrete un quadro completo (forse meno poetico, ma molto gustoso) della situazione.

I 30 km finali, invece, si snodavano su strade di terra rossa che attraversavano i paesini del sertao, il brullo entoterra del Nordest brasiliano, e si concludevano (dopo un guado piuttosto avventuroso) su 5 km di spiaggia deserta: il sogno di ogni runner, almeno quando non è distrutto dalla fatica.
Magari nei prossimi giorni, una volta rientrata a casa, vi racconterò qualcosa in più su alcuni dei concorrenti. Per chiudere questa corrispondenza, però, preferisco regalarvi una nota “al femminile” su qualche figura diventata involontariamente co-protagonista della nostra avventura. Come “la Vilma”, proprietaria del baracchino-bar-ristorante presso cui era stato allestito uno dei ristori: almeno 130 chili, turbante colorato e il sorriso più contagioso che possiate immaginare. Ma soprattutto la Signora Nora (mamma di Giovanni), indomabile ottantenne che ha seguito le varie tappe sotto il sole cocente, sempre impeccabile ed entusiasta; e che, alla festa finale, mentre tutti noi crollavamo dalla stanchezza, si è lanciata nelle danze insieme al maestro locale, e si è pure lamentata che «qui i passi sono sempre gli stessi, i nostri balli sono più divertenti». Meno male che non ha pensato di iscriversi alla gara: probabilmente avrebbe stracciato una bella fetta di concorrenti!

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