Una ricerca di Human Company in collaborazione con Istituto Piepoli sul turismo open air. Una formula che può rilanciare le vacanze domestiche.
Sarà un’estate insolita quella che stiamo per vivere, segnata dalla convivenza con il Coronavirus. Tra le tante incognite create dall’emergenza sanitaria una cosa è certa: le vacanze saranno di prossimità, più lente, consapevoli e sicure.
In questo scenario c’è un comparto dell’industria dei viaggi in Italia che più di ogni altro oggi sembra rispondere alle esigenze del viaggiatore, nel rispetto delle vigenti norme di sicurezza: il turismo open air. Che si candida come alternativa possibile per un nuovo modo di vivere la vacanza made in Italy.
A esplorare questo segmento turistico è l’Osservatorio del Turismo Outdoor 2020 realizzato da Human Company, gruppo fiorentino leader in Italia nell’ospitalità open air, in collaborazione con Istituto Piepoli.
Realizzata con metodo quali-quantitativo su un campione rappresentativo della popolazione italiana e un gruppo selezionato di operatori del settore, la ricerca, arrivata quest’anno alla terza edizione, fornisce un’analisi dell’attuale mercato domestico del turismo all’aria aperta individuandone le caratteristiche, i trend e le possibili evoluzioni ai tempi del Coronavirus.
Puglia, Toscana e Sicilia le mete più gettonate del turismo open air
Secondo le stime dell’Istituto Piepoli, le vacanze outdoor più lunghe nell’ultimo anno sono estive in otto casi su dieci (da giugno a settembre), svolte in Italia per la medesima quota, con rilevanza di Puglia (13%), Toscana (11%) e Sicilia (10%). Per il 69% sono state vacanze prevalentemente balneari e fatte in coppia (53%) o con tutta la famiglia (34%). A scegliere la montagna è stato il 16%, seguito dalle città e località d’arte con il 12%.
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Le recentissime stime di Istat indicano che, solo nel periodo marzo-maggio, l’emergenza Covid-19 ha bruciato una quota pari al 18,5% delle presenze dell’intero anno turistico (Istat, aprile 2020).
Secondo l’indagine di Istituto Piepoli il 41% degli intervistati afferma che l’emergenza sanitaria non ha modificato i programmi di vacanza, il 16% che ha dovuto annullare le vacanze a febbraio-marzo, il 39% ha cancellato i viaggi programmati ad aprile-maggio e il 3% le vacanze estive. Non manca chi dice che non andrà in vacanza (3%) e chi aspetta l’evoluzione (4%).
È comunque il 69% gli italiani che dichiara l’intenzione di andare in vacanza nei prossimi 12 mesi e, sebbene la quota sia di -14 punti percentuali rispetto a un’analoga rilevazione svolta un anno fa, si osserva comunque un forte desiderio di ritorno alla normalità, di cui le vacanze sono parte importante.
La propensione alle vacanze aumenta decisamente (77%) tra quanti sono andati in vacanza lo scorso anno, e cresce ancora di più tra quanti hanno fatto una vacanza outdoor in villaggio, camping o viaggio on the road nell’ultimo anno (80%).
Un settore in forte crescita
La ricerca restituisce una descrizione del turismo open air come un settore che ha avuto una forte crescita negli ultimi dieci anni e che per certi versi ha guidato una sorta di rivoluzione culturale nella percezione collettiva del turismo stesso in generale.
Nell’open air si ritrova consolidata e amplificata la forma più attuale di turismo, il turismo esperienziale, intimamente legato al territorio e capace di fare vivere soggiorni unici e gratificanti in termini di un arricchimento personale e relazionale.
Secondo i dati dell’Osservatorio quasi metà degli intervistati (49%) aspira a una vacanza outdoor: per il 35% si tratta di persone che già oggi soggiornano in strutture all’aria aperta e il 14% di turisti che fanno vacanze di tipo diverso.
Dall’indagine di Istituto Piepoli, a praticare turismo all’aria aperta sono soprattutto uomini (il 45% del totale degli intervistati uomini contro il 40% del totale tra le donne), compresi nella fascia d’età tra 35 e 64 anni (53%) e in misura abbastanza uniforme tra i residenti delle diverse regioni italiane.
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