L’autore di questo articolo, Paolo De Luca, è maestro di sci, accompagnatore di media montagna, e ha fatto parte dell’organico CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico) del C.A.I. al Gran Sasso per oltre dieci anni con la qualifica di tecnico di soccorso alpino e di elisoccorso.
Si parla sempre più spesso di incidenti in montagna: il fenomeno è in crescita perché è aumentato il numero di coloro che desiderano praticare escursioni ed arrampicate sia in inverno che in estate. Nella maggior parte dei casi gli incidenti sono da ricondurre a superficialità e scarsa preparazione e molte tragedie si potrebbero evitare se si facesse più attenzione alle indispensabili norme di sicurezza.
– Quali sono le precauzioni da adottare per evitare incidenti in montagna?
1. consultazione dei bollettini meteo perché in montagna le condizioni del tempo possono cambiare velocemente.
2. scelta dell’itinerario in base alla propria preparazione fisica e tecnica
3. scelta di abbigliamento ed equipaggiamento adeguati alla difficoltà ed alla durata dell’escursione.
4. uscite non in solitaria.

– Non si dovrebbe partire dalla prevenzione?
Certamente: perché non seguire l’esperienza delle associazioni speleologiche e subacquee che prevedono la frequentazione di un corso preliminare allo svolgimento di tali attività? Anche in questi casi, si tratta di sport rischiosi al pari dell’alpinismo, dello sci-alpinismo o dell’escursionismo.
– Quale potrebbe essere un valido deterrente per limitare, se non evitare del tutto, le imprudenze in montagna?
Imputare per intero al cittadino il costo delle operazioni di salvataggio in montagna, perché la comunità non può e non deve più farsi carico delle leggerezze degli irresponsabili. Le operazioni di soccorso alpino, oltre ad impegnare mezzi e uomini mettendone a rischio la vita, in Italia sono un costo imputato per intero alla collettività perché gestito dal servizio sanitario nazionale. La persona soccorsa, quindi, non paga nulla. Per riflettere, basti pensare che un minuto di volo di un elicottero medicalizzato può arrivare a costare anche 200 euro. Solo così gli incidenti potranno diminuire, tante vite umane potranno essere risparmiate, e tanti soldi pubblici potranno essere investiti diversamente. Andare in montagna è una scelta che comporta sempre un margine di rischio: chi imprudentemente si mette in condizione di pericolo, deve accettarne le conseguenze, anche economiche. La mia non è una voce isolata: ci sono illustri esperti del settore (alpinisti quali Abele Blanc, Alessandro Gogna, Reinhold Messner, Giampiero Di Federico, Pasquale Iannetti), che concordano sul deterrente di tipo economico quale strumento per disincentivare i comportamenti negligenti e sull’importanza di diffondere la cultura della prevenzione del rischio.

– A chi spetterebbe il compito di certificare la sussistenza dei requisiti necessari a giustificare gli interventi di soccorso alpino?
I reparti specializzati del Corpo Forestale dello Stato, i Carabinieri, la Polizia, la Guardia di Finanza, i Vigili del Fuoco, l’Esercito (Alpini) hanno la preparazione giuridico – operativa per permettere ai propri uomini di ricostruire esattamente qualsiasi evento legato ad infortuni ad alta quota: ogni corpo ha una propria squadra di soccorso alpino pronta a collaborare con quella del C.N.S.A.S del Club Alpino Italiano (formata da volontari).
– In Italia ci sono regioni dove il soccorso alpino già si paga?
In Trentino Alto Adige, in Val d’Aosta ed in Veneto i governanti hanno deciso di porre fine alla gratuità completa degli interventi di soccorso alpino facendo pagare al cittadino in emergenza una sorta di ticket per ogni chiamata, e si è già registrata un’effettiva diminuzione delle richieste di intervento. Anche in Lombardia, dopo l’introduzione dell’ARTVA obbligatorio su tutti i territori innevati fuoripista, il soccorso in montagna è a pagamento sull’intera regione con l’introduzione, anche qui, di un ticket. Il Piemonte si è recentemente adeguato: a novembre 2015 la Giunta regionale ha approvato la delibera che introduce una “compartecipazione” delle spese al servizio di soccorso in elicottero in caso di chiamate che non abbiano reale motivazione o urgenza (dal 1° gennaio 2016 entreranno in vigore le nuove regole).
– Quanto costa un intervento?
– Trentino Alto Adige: ticket 30,00 euro per il ferito grave (in caso di ricovero ospedaliero o in presenza di un referto medico che attesti la gravità dell’emergenza sanitaria); ticket di 110,00 euro per il ferito lieve e ticket di 750,00 euro per persona illesa.
– Valle d’Aosta: gratuito in caso di emergenza sanitaria; ticket di 800,00 euro per intervento inappropriato a mezzo elicottero (rilevato dall’equipaggio intervenuto – es. alpinista bloccato in parete o escursionista con attrezzatura inadeguata) e ticket di 100,00 euro + 74,80 euro/min (costo al minuto di volo con aeromobile AB412 o 137,00 con aeromobile AW139) per chiamate totalmente immotivate (rilevate dall’equipaggio intervenuto).
– Veneto: 25,00 euro/min fino ad un massimo di 500,00 euro per il ferito grave (con ricovero ospedaliero o accertamenti in Pronto Soccorso di un ospedale pubblico); 90,00 euro/min fino ad un massimo di 7.500,00 euro per ferito lieve o persona illesa.
– Lombardia: la quota oraria è tra i 56 euro l’ora (per intervento di un’ambulanza) ed i 115 (per l’intervento anche di soccorritori, medici e infermieri). La quota massima per l’utilizzo dell’elisoccorso sarà di 780 euro. Secondo la normativa pagherà solo chi farà mobilitare i mezzi di emergenza senza la necessità di ricovero in ospedale mentre è prevista una riduzione del 30% a favore dei residenti in Lombardia. Tariffe che gravano sugli escursionisti in caso di “ingiustificato” intervento del CNSAS per comportamenti negligenti o motivazioni inutili.
– Piemonte: diritto fisso di chiamata per ciascuna squadra di 120 euro. Costo per ogni ora aggiuntiva di operazioni oltre la prima per ciascuna squadra: 50 euro. E questo varrà per tutti, residenti o non residenti. Se la chiamata è totalmente immotivata – ad esempio uno scherzo – la corresponsione è per l’intero costo dell’intervento; lo stesso se le ricerche dovranno essere attivate a causa di un comportamento irresponsabile. Nel caso di chiamata causata da utilizzo di dotazione tecnica non adeguata o dalla scelta di percorsi non adatti al livello di capacità o al mancato rispetto di divieti, la compartecipazione è fino ad un tetto massimo di 1.000 euro, fermo restando la non applicazione in caso di ricovero del paziente in reparto o in osservazione breve intensiva in Pronto soccorso. In ogni caso spetta agli equipaggi intervenuti rilevare le condizioni di cui sopra mentre le spese per il recupero salma non sono soggette a compartecipazione.
– Abruzzo: attualmente le operazioni di soccorso alpino sono completamente gratuite ai sensi della L.R. n.20 del 2014. È stata recentemente predisposta una bozza di Legge (dopo l’abrogazione della L.R. n.1 del 2011) da portare all’attenzione del Consiglio Regionale che prevede, sulla scia di altre regioni italiane, il soccorso alpino a pagamento.
Gli introiti ovviamente non vanno nelle tasche del CNSAS, ma in quelle del sistema sanitario nazionale.
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