Il 19 maggio scorso, all’età di 36 anni e dopo tre tentativi negli anni precedenti, Kuntal Joisher ha raggiunto la cima dell’Everest.
Il 19 maggio, all’età di 36 anni e dopo tre tentativi effettuati negli anni precedenti, l’alpinista vegano Kuntal Joisher ha raggiunto la cima dell’Everest. Nel 2014 l’equipaggiamento non era arrivato in tempo impedendogli di andare come previsto al campo 1 passando dalla cascata Khumbu, dove proprio quel giorno c’era stata una valanga che aveva ucciso 16 Sherpa. Il finanziamento di questa spedizione era stato garantito da CallFire, azienda dove aveva lavorato e che credeva tanto nelle sue capacità da promuoverne il progetto.

Nel 2015 è tornato, e mentre era al campo base pronto per iniziare la scalata il terremoto che ha devastato il Nepal ha di fatto bloccato anche questo nuovo tentativo, autofinanziato attraverso un crowdfunding. Ma Kuntal – nato in una famiglia vegetariana di Mumbai e convertito al veganesimo nel 2002 – non si è arreso, e a maggio di quest’anno ha raggiunto la cima per portare l’attenzione del mondo sul fatto che la dieta vegana non è debilitante e dimostrare che la volontà può vincere tutte le battaglie. Una volta raggiunta la cima, ha issato due bandiere: una di CallFire in segno di gratitudine per il suo primo sponsor, e una Vegan con il nome del fornitore dei gel consumati durante la scalata.
Kuntal ricorda l’energia positiva che si respirava nonostante la devastazione del terremoto, tanto da infondergli la fiducia che questa sarebbe stata la volta buona. Il 15 maggio ha cominciato a salire e una volta raggiunto il campo 4 ha aspettato che le condizioni fossero quelle giuste per affrontare l’ultimo pezzo e arrivare in cima. Era il 19 maggio. Mingma Tenji era lo sherpa che accompagnava Kuntal.
L’astuzia di Mingma unita alla sua generosità hanno contribuito alla riuscita dell’impresa: Kuntal non solo voleva scalare l’Everest, ma voleva anche tornare indietro vivo. A un certo punto le sue mani hanno cominciato a congelare, al punto di decidere di rientrare. Ma Mingma gli ha suggerito di fare cambio di guanti, e indossare i suoi resi più tiepidi dal calore delle sue mani. Così facendo hanno potuto continuare.
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Una volta passato Hillary Step e già vicini alla meta, Kuntal ha avuto un crollo psicologico e ha cominciato a piangere ininterrottamente. Alla fine ha dovuto smettere per evitare che le lacrime, congelandosi, potessero provocare una sorta di momentanea cecità. Kuntal racconta che lo spettacolo da lassù è magico, e il sentimento di realizzazione è immenso.
Fin dalla prima volta che è salito sulla cima di una piccola montagna (Hatu Peak), ha sempre provato una magica sensazione: “Tutto intorno a me sembra dissolversi, restava soltanto il presente con il mio battito del cuore”. Dice che simbolicamente l’Everest rappresenta il cambiamento radicale che gli ha permesso di superare le sue paure. Non si tratta di raggiungere la cima ma se stessi, non è tanto la riuscita della spedizione ad essere importante: quanto la spedizione in se stessa.
Quando si pratica questo tipo di sport servono molte calorie, da 4.000 a 4.500 al giorno; poi quando si sale una montagna come l’Everest e si è ad alta quota si arriva a consumare da 15.000 a 18.000 calorie in 24 ore. Vuol dire che dal primo giorno si deve cominciare a mangiare più del solito, specialmente carboidrati, per costruire una riserva. Dal campo 3 in avanti Kuntal ha cominciato a usare un po’ l’ossigeno quando aveva dei picchi bassi evidenziati dallo spirometro, e allo stesso tempo a mangiare un po’ meno meno. Dal campo 4 in poi l’ossigeno è diventato permanente, e non c’era più voglia di mangiare.
Kuntal ha usato due fornitori: uno per i gel vegani contenenti carboidrati e elettroliti, e uno per cibi disidratati che ha usato prima del campo 3. Nel suo primo periodo di orientamento vegano, gli allenamenti di Kuntal presentavano dei tempi di recupero non soddisfacenti. Si è reso conto che mangiava molto cibo spazzatura. Allora ha chiesto aiuto a una health coach, imparando a cucinare sano in modo rapido, e cambiando il suo modo di nutrirsi. Ha adottato una dieta a basso contenuto di grassi e ricca di carboidrati. Kuntal oggi mangia principalmente verdure, legumi e pochi cereali, e come snack assume frutta, lenticchie al forno e un po’ di frutta secca oleaginosa e semi. I tempi di recupero sono migliorati drasticamente, e colesterolo e trigliceridi sono scesi a livelli normali.
I prossimi progetti di Kuntal prevedono di scalare tutte le cime dei 14 Ottomila. Nel futuro immediato ha come meta – per la primavera del 2017 – il Mount Makalu, 8.463 metri, quinta cima al mondo, che si trova nella regione di Khumbu, luogo di origine dello sherpa Mingma con il quale pensa di compiere anche questa prossima spedizione.
Ci sono altre due persone che hanno scalato l’Everest adottando una alimentazione simil-vegana: una è Gerlinde Kaltenbrunner (Everest 2010) e l’altro è Atanas Skatov (Everest 2014). Kuntal in realtà non ha mai sostenuto di essere stato il primo vegano a scalare l’Everest, ma gli hanno fatto da cassa di risonanza i mezzi di comunicazione, cominciando da una rivista tedesca che l’ha messo in copertina. Lui stesso però ha ammesso che, anche se la sua alimentazione è al 100% vegana, ancora non ha trovato un sostituto alla giacca – tutt’altro che vegana – imbottita di piume d’oca. Ma sta continuando a cercare una soluzione a questo problema di coerenza etica.
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