Cinquantaquattro anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti e 20 secondi. Questo il tempo impiegato dal giapponese Shizo Kanakuri per coprire il percorso di una maratona olimpica. Un’incredibile storia raccontata da Franco Faggiani nel libro Il guardiano della collina dei ciliegi (Fazi Editore).
Una storia davvero strana, quella raccontata da Franco Faggiani nella sua ultima fatica letteraria, Il guardiano della collina dei ciliegi (Fazi Editore). Racconta le vicende del giapponese Shizo Kanakuri, che nel 1912 fu inviato dall’imperatore in Svezia per partecipare alle Olimpiadi. Shizo era una giovane promessa del podismo, e il Sol Levante aveva scommesso su di lui per farne una sorta di “biglietto da visita” nei rapporti con i Paesi occidentali.
Erano tempi duri, quelli. Tempi in cui non erano previsti ristori lungo il percorso, si correva in totale autonomia. Per di più quel 14 luglio 1912 a Stoccolma la temperatura era di 32 gradi. Uno dei concorrenti, il portoghese Francisco Làzaro, perse addirittura la vita a causa della disidratazione. Shizo Kanakuri riuscì a mantenere un buon ritmo fino al 30° chilometro (era addirittura accreditato per la vittoria), ma a quel punto si fermò per bere un succo di frutta offerto da uno spettatore che assisteva alla gara dal giardino di casa.
La pennichella che gli cambiò la vita
Una casa fresca e accogliente, in cui Shizo Kanakuri entrò, e dove si accomodò in poltrona pensando di ritemprarsi per un paio di minuti. Peccato che cadde addormentato. Si risvegliò solo quando la maratona era ormai terminata, e la polizia – allertata dai giudici di gara – lo stava cercando per ogni dove. Alla fine fu dichiarato scomparso. Esistono versioni divergenti su quello che successe dopo. Di certo si sa che partecipò nel 1920 alla maratona di Anversa (arrivando 16°) e nel 1924 a quella di Parigi (ma non terminò la gara).
Quello che si sa, è che nel 1962 Shizo fu rintracciato da un giornalista svedese, inviato in Giappone sulle sue tracce. Lo ritrovò in veste di insegnante di geografia nella sua città natale, Tamana, padre di sei figli e nonno di otto nipoti. Nel 1967, in occasione del 55° anniversario dei Giochi Olimpici, Kanakuri fu invitato in Svezia per concludere simbolicamente la maratona che non aveva mai terminato e che così pesantemente aveva influito sulla sua vita. Il giapponese aveva allora 76 anni. Riprese la corsa esattamente dal punto in cui l’aveva interrotta, e tagliò il traguardo. Il cronometro registrò l’incredibile tempo di 54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti, 20 secondi e 3 decimi.

Quello che è successo nel frattempo
Ma che cosa ha fatto davvero Shizo Kanakuri dopo che si è risvegliato in quell’accogliente salotto di Stoccolma? Come si è comportato quando è rientrato in Giappone? Dove si è nascosto per sfuggire l’onta e la vergogna? Gli oltre 54 anni che separano i due viaggi in Svezia del giapponese sono raccontati da Franco Faggiani nel bel libro Il guardiano della collina dei ciliegi (Fazi Editore). Una storia che intreccia sapientemente realtà e fantasia, inserendo nella biografia di Shizo i tasselli mancanti della vicenda.
Di più: Faggiani riesce a far “parlare” Kanakuri proprio con la sua lingua. Tanto ha studiato la geografia, la cultura, la storia giapponese di quel periodo, da essere riuscito a immedesimarsi perfettamente nel personaggio. A coglierne le emozioni più nascoste, le aspirazioni, persino i battiti di ciglia. Così, attraverso la penna di Franco Faggiani, è Shizo stesso a raccontarci la sua infanzia, la sua adolescenza, la sua passione per la corsa (“Già dall’adolescenza la cosa che mi rendeva più felice era correre”). È lui stesso a descriverci la sua passione per la botanica (“Avrei voluto diventare un esperto di erbe medicinali, piante, spezie”), il viaggio coatto a Tokyo per studiare economia all’università imperiale.

Ed è sempre Shizo, con il suo racconto in prima persona, a ricordare come infine – dopo le vicende di Stoccolma – riuscì a trovare la pace come guardiano di una collina di ciliegi. Costruendosi una nuova identità che gli permise poi di saldare i conti col passato.
Sorge il dubbio, alla fine della lettura, che forse la parte fantastica del libro non sia in effetti tale. Che forse le cose sono andate davvero esattamente come le racconta Faggiani. Che del resto ammette di avere studiato duro per preparare questo libro. “Devo confessarlo – ha detto durante la presentazione -, non sono mai stato in Giappone. Ma penso di esserne diventato un profondo conoscitore. Di più: in una recente discussione con un giapponese, mi è capitato addirittura di metterlo in difficoltà parlando di prefetture e circoscrizioni”. Ride sotto i baffi, Faggiani. Qui qualcuno non la racconta giusta…
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