Ultima fatica per il mio progetto Run For Women (attraversare cinque continenti entro 12 mesi contro la violenza sulle donne): correre 200 km nelle Rocky Mountains in Colorado.
Ben 6100 metri di dislivello tutti in quota (tra i 2700 e i 3600 metri di altitudine). Con un buon allenamento tutti ce la possono fare, questo è garantito. Il problema era che mi sentivo molto stanca perché avevo sulle spalle quasi un anno di gare: la mia testa e le mie gambe non avevano molta voglia di lavorare. Inoltre i miei tre legamenti della caviglia, rotti poco più di un mese prima della partenza, non agevolavano di certo! Ho pensato comunque di avere una fortuna immensa per questa opportunità (non sono queste le cose davvero tristi della vita!) e, ovviamente, non ho pensato nemmeno per un attimo a rinunciare e così eccoci alla partenza: Buena Vista, un micro paesino del Colorado a circa 3 ore da Denver, sembra di tornare a un film di Sergio Leone, assente solo il solito cespuglio secco che rotola spostato dal vento. Per il resto non manca niente: ferrovia scassata composta da un binario che attraversa il paese, saloon datato 1836, case in legno, cervi veri nei giardini, scoiattoli e paesaggi mozzafiato.

Oltre 500 i partecipanti al via, io e Checco (Galanzino, ndr) gli unici Italiani. Una gara poco conosciuta in Europa, una gara organizzata a perfezione, una gara abbastanza dura ma allo stesso tempo gratificante e bella. Si, proprio bella: si corre tutta in team, 6 giorni dove si condividono gioie e dolori. Sei giorni in cui si è legati in tutti i sensi (è permessa la corda per tirare il proprio partner). Sei giorni in cui non ho mai conosciuto così tanta gente piacevole e così tanti atleti forti, cavolo davvero forti! È la prima volta che vedo una competizione che dà così spazio alle coppie, tanto che la classifica è considerata tra le coppie stesse e non esiste una classifica assoluta.

I chilometri da fare al giorno sono mediamente pochi (circa 35): il problema è che la quota si fa davvero sentire, ed è pazzesco come gli occhi vengano ingannati dai paesaggi. Infatti ci troviamo più o meno all’altezza di Napoli, e le temperature sono molto più alte rispetto alle nostre Alpi. Risultato? Il sole picchia davvero e si possono percepire anche 30/35 gradi verso mezzogiorno. Per capire come ci si sente, dovete pensare alle nostre montagne. Fatto? Bene, adesso “ingigantite” tutto di più: temperatura, spazi, altezze, foreste, nuvole, cielo. Benvenuti nelle Rocky Mountains! Dove fanno capolino vere e proprie foreste di pioppi e betulle giganti di un verde psichedelico a 2.300 metri di quota, prati fioriti a 3.600 metri, incantevoli e balsamiche foreste di pini… ci si è materializzata dinanzi una vera e propria fiaba. Quando si è in mezzo a questo vasto ed immenso paradiso è facile sentirsi piccoli piccoli e affascinati da tutto, come se non si fosse mai stati in montagna. Le acque limpide nelle quali rinfrescarsi, i torrenti da guadare e le lunghissime discese che permettono di godere a pieno di questo territorio.
Abbiamo percorso lunghe discese non molto tecniche, e questo ci ha permesso di godere particolarmente di questi paesaggi strepitosi dove i colori la fanno da padroni: verde acido, verde scuro, verde chiaro, azzurro intenso del cielo, giallo e viola dei fiori. Insomma, è come correre all’interno di un documentario di National Geographic. Conviene allenarsi bene per questa gara, ogni sera infatti vengono fatte le premiazioni ai primi tre di ogni categoria. Premi pazzeschi, vi rifarete il guardaroba e il portafogli!

Nonostante la mia caviglia, le gambe un po’ di legno (dovute all’ultimo mese di allenamento in bici, che mantiene il muscolo ma fa perdere elasticità e velocità nella corsa), io e Checco (il mio grande e paziente compagno di viaggio) siamo riusciti ad arrivare sul podio. È una delle poche gare, se non l’unica, che io e Checco rifaremmo, tanto ci è piaciuta. È proprio vero che quando si rientra da queste avventure si ricordano principalmente le cose belle e poco le fatiche fatte. Il gioco vale sempre la candela, quando si tratta di viaggiare correndo!

Katia Figini e RUN FOR WOMEN
Cinque gare e una sfida che una donna non aveva mai superato. Katia Figini è arrivata alla fine del suo sogno, del suo progetto che si chiama “Run for women” e che tradotto significa: correre in 5 continenti per un totale di quasi 1000 km per dire «No» alla Violenza sulle donne. Dopo le vittorie conseguite all’Etoile d’Atacama (Cile), nell’Oman Race e nella Sahara Race, e l’ottavo posto nella “North Face 100” (Australia), la Figini ha concluso l’ultima delle 5 gare della sua avventura: la Transrockies sulle Rocky Mountains in Colorado. Nella sua impresa è stata sostenuta dalla Fondazione Sai, da sempre impegnata nelle iniziative finalizzate a promuovere l’emancipazione femminile nell’ambito dei progetti “Women to be” (info: www.xcorsi.eu)

CHECCO GALANZINO e 7 continenti conclusi
Anche per Checco Galanzino si è concluso un grande iter di gare. Dopo aver corso ed essere stato il secondo uomo al mondo a ricevere il trofeo dei 4 deserti (Asia, Sud America, Africa ed Antartide), Checco ha poi corso nel non-continente del Polo Nord, in Europa e in Oceania. Con l’ultima gara in Colorado, ha pestato la polvere del Nord America. Tutti e 7 i continenti (più Il Polo Nord) salendo sempre sul podio!
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