La Grande Corsa Bianca, che si è svolta lo scorso weekend tra i monti e le malghe dell’Alta Val Camonica, è la più dura ed estrema competizione dell’inverno. Il menù prevede circa 140 chilometri, con oltre 6mila metri di dislivello positivo, a quote variabili tra i 1.100 e i 2.150 metri. Ovvero, neve, ghiaccio e freddo polare garantiti. Una gara riservata ad atleti forti, dunque, e soprattutto capaci di stare in montagna qualunque fosse stato il mezzo scelto per affrontarla (si poteva infatti gareggiare a piedi, con gli sci o in sella a una fat-bike).
Il ghiaccio è stato l’elemento caratterizzante di questa terza edizione della GBC. Specie alle quote intermedie i concorrenti hanno trovato lunghi campi da hockey, a volte gonfi d’acqua e lucidi come specchi. Ostacoli importanti ma evidenti, al contrario dei ben più numerosi tratti di invisibile verglass. Decisivi quindi i ramponcini, peraltro prudentemente imposti dagli organizzatori a pochi giorni dal via dopo l’ultima ricognizione del percorso.
Del tutto assenti, per fortuna in queste condizioni, i tratti tecnici. Il tracciato scelto privilegiava infatti strade bianche e mulattiere, e non erano previste discese impegnative. Sono risultate molto severe, invece, le salite. Per quanto tutto sommato non lunghissime (max 700 metri di dislivello), hanno messo a dura prova soprattutto i concorrenti della categoria bike, costretti a spingere per lunghe ore il loro mezzo.
Quello che rimarrà nel cuore di tutti sono invece le due notti stellate con tanto di luna piena e allineamento dei pianeti, la calorosa accoglienza ai ristori ben forniti fino al passaggio degli ultimi e le lunghe ore di solitudine a tu per tu con la montagna: il numero ridotto di concorrenti ha di fatto impedito il formarsi di gruppetti. Così ognuno ha potuto gustare fino in fondo questo effimero matrimonio con la natura, almeno fino a quando la fatica non ha prevalso sui sentimenti.
Apprezzabile anche la scelta degli organizzatori di attendere l’arrivo degli ultimi per celebrare le premiazioni. Roberto e Flaviano, giunti a pochi minuti dallo scadere del tempo massimo 53 ore dopo il via, hanno così potuto gustarsi la standing ovation del Palazzo dello Sport di Ponte di Legno. Menzione d’onore, infine, per il vincitore assoluto Nicola Bassi e per la prima donna Marta Poretti. Entrambi, per la cronaca hanno scelto l’opzione run, rivelatasi la più adatta alle condizioni del percorso di quest’anno.
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