Testo di Paolo Cova
Partenza il 28 maggio alle 15 in piazza Signoria, a Firenze. Arrivo in piazza del Popolo a Faenza, entro il termine massimo delle ore 11 di domenica 29 maggio. Questa la “100 km del Passatore”, un grande classico delle corse su strada. Ve la proponiamo nel racconto di Paolo Cova, runner e veterinario. Che lo scorso 28 maggio si è presentato al via.
Sono tornato a correre la 100 km del Passatore dopo il ritiro del 2008. I dubbi e le preoccupazioni per una corsa cosi lunga esistono sempre, ma il desiderio di ributtarsi in questa bella esperienza ha avuto il sopravvento ed allora mi sono iscritto. Dopo la Maratona di Padova, ho costantemente aumentato i chilometri e ho cominciato ad inserire un collinare alla settimana. Devo dire che ho provato una piacevole sensazione che lasciava presagire dell’ottimismo per la corsa.

I primi 40 km sono passati bene. Ma poi, dopo il ristoro del 40°km, ho cominciato ad avere dei problemi di stomaco. Fino a Razzuolo ho solo camminato, non riuscivo più a correre. Il desiderio di ritirami era fortissimo. Nella mia testa passava solo il terrore di correre per altri 60 km. Sembrava impossibile! Non mi sono vergognato di camminare e ho continuato a salire. Poi al ristoro del 44°km ho messo in atto la “tecnica del gelato”. Prima massaggi, e poi mi sono mangiato un bel ghiacciolo alla menta. La ripartenza è stata difficoltosa, ma da lì in poi ho sempre corso. Al passo della Colla sono arrivato in 6 ore, quasi un’ora di ritardo, ma ormai avevo capito: questa sarebbe stata una gara diversa da quella che mi ero immaginato.

Recupero il cellulare e mi copro, in cima è una serata fredda. Faccio ancora fatica a mangiare, ma finalmente riesco a bere. Ora è discesa, e riprendo il mio passo regolare, sento mia moglie e alcuni amici. Tutto questo mi fa bruciare energie ma mi distrae dalla fatica. Mi prendo qualche minuto di recupero a Marradi, dissetandomi con un bel ghiacciolo. Fa tanto freddo, che fatica anche lui a scongelarsi. Quando arrivo al 74 km, dove mi ero ritirato nel 2008, esprimo la mia gioia per aver consumato la mia vendetta e cancellato il ricordo del “ritiro”.
La serata è stupenda: un cielo stellato ma senza luna. Sono solo in un buio interrotto, di tanto in tanto, dai fari di qualche auto. Al 80° km ancora un imprevisto, e comincio a stare male di stomaco, fatico a correre e cammino. Riesco a recuperare un altro ghiacciolo all’85 km, e le gambe ripartono. A Brisighella arrivo e prendo per la terza volta il the caldo e come prima dopo pochi metri sto ancora male di stomaco. Realizzo che è il the caldo che mi fa stare male …ma ormai quel che è fatto è fatto, non resta che correre e portare a casa questa sfida con il mio stomaco prima ancora che con la distanza! Nel buio mi ripeto che è giunta l’ora di arrivare alla fine e di guadagnarmi il meritato riposo.
L’emozione cresce quando vedo la luce intensa che arriva da Piazza del Popolo e, fatta la leggera curva, ammiro il tappeto e il traguardo.
Chiudo in 12:32′, con una gioia immensa per aver terminato ancora questa sfida con me stesso. Cento km sono veramente tanti!

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