Banale dire “Buona la prima”, ma così è per questa 1a edizione della Sixty Six Lakes, targata Adriano Zito e curata dal suo impeccabile staff da gara/avventura, lo stesso che per anni ha portato centinaia di podisti a correre la 100 km del Sahara, facendone una classica per i desertici, propedeutica poi per la dura Marathon des Sables.
Ma ora correre in quelle terre di Tunisia non è più così sicuro, ed eccoci qui – lo scorso weekend – nel più tranquillo campo tendato nei pressi dei Laghi Curiel, Campogalliano, nel Modenese. Un centinaio gli iscritti, una ottantina quelli che poi realmente si sono schierati sotto l’arco della partenza di questa 66 km nel parco fluviale del fiume Secchia.
I nuvoloni e le cattive previsioni hanno lasciato a casa i più timorosi. Noi più coraggiosi invece prendiamo possesso delle tende biposto fornite dall’organizzazione e sistemiamo materassini e sacchi a pelo per la notte, prima che venga buio e che parta la prima delle tre tappe di questa nuova gara: 10 i km da fare con lampada frontale e grandi occhi su un terreno estremamente scivoloso per il gran piovere dei giorni scorsi, luci e ombre nella notte rendono la situazione magica.
Finalmente arrivo al campo, doccia, cena e chiacchiere con gli amici e poi tutti a “letto”. La mattina di sabato lo start della 35 km è alle 9, il gran caldo rende difficile specie gli ultimi km. Il percorso è lungo l’argine del fiume Secchia, natura e verde tutto intorno, si guada in un punto dove l’acqua è abbastanza bassa da permetterci di attraversare il fiume stando attenti a non scivolare. Alla spicciolata, molto sgranati, si fa ritorno al campo, gli ultimi più applauditi dei primi, sono loro che soffrono di più.
Sia il primo che questo secondo giorno vedono Scilla Tonetti, forte atleta ultrarunner avvezza a gare come il Tor des Geants, arrivare in 3a posizione assoluta, e così sarà pure nella classifica finale, mentre tra le donne è 1a.
Domenica, terza e ultima tappa, 21 km, la mezza maratona. Si parte col sole, anche se di notte ha piovuto e il percorso è infestato di pozzanghere. Si cerca di evitare le prime, ci si butta dentro in pieno nelle altre, almeno l’acqua scioglie in parte le zolle di fango che si attaccano alle suole appesantendole. Il percorso ha gli inevitabili saliscendi che si trovano se si corre negli off road, ma sostanzialmente è piatto. Bella la formula per i camminatori, così che anche chi accompagna il podista può godere di questo bellissimo parco fluviale del fiume Secchia e pure oggi, in un punto dove l’acqua lo permette, lo si guada.
Primo tra gli uomini arriva Fabrizio Bernabei, uno che anni fa è arrivato 2° alla Marathon des Sables, migliore italiano di sempre, mica poco! Io traguardo la finish line mano nella mano con mia figlia, braccia alzate e gioia negli occhi. Ci fanno tutti una grande festa. Questo bellissimo lungo weekend è stato il suo regalo per me in occasione della festa della mamma. Davvero un bel modo per festeggiarlo insieme (anche se un bel mazzo di fiori poteva andare bene ugualmente… Scherzo, naturalmente).
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