Le ‘scope’ in gergo sono quelli che chiudono la fila nelle gare di trail. A loro spetta l’arduo compito di accompagnare gli ultimi al traguardo e controllare che nessuno si perda per strada. Impresa tutt’altro che facile, e per molti aspetti esilarante.
Lo fai perché vuoi condividere l’impegno di un amico organizzatore, lo fai per trascorrere una giornata di trail senza dannarti l’anima, lo fai per ricambiare idealmente il lavoro delle scope che in qualche occasione si sono prese cura di te. Lo fai sicuro che almeno quel giorno nessuno ti può fermare a un cancello, anzi quando arrivi i volontari ti fanno festa doppia, perché finalmente possono tornarsene a casa. E lo fai perché riuscire a portare al traguardo qualcuno in difficoltà, magari pensando che senza di te non ce l’avrebbe fatta, è una bella soddisfazione. Lo rIfai perché ti accorgi che ti è piaciuto. Bella la vita delle scope. Piena di amici. Come questi.
Quelle che fanno pipì. Il nemico sempre in agguato è la donna che fa pipì. L’esigenza fisiologica va espletata con legittima privacy, certo. Ma se vi infrattate come marines, come facciamo a sapere che vi abbiamo superate? Ragazze, per favore, mettete un cartello sul sentiero (e poi toglietelo a cose fatte). Oppure piazzatevi in un punto da cui (invisibili) potete osservare il nostro passaggio e, nel caso, cacciate un urlo. Ci fermeremo e vi aspetteremo volentieri. Le scope non fanno vouyerismo.
Quelli usciti di testa. Ci sta, la stanchezza riduce la lucidità e allenta i freni inibitori. La Madonna del Mont Chetif ha perdonato quel concorrente sfinito a cui ho tentato di offrire generi di conforto: “Le tue barrette infilatele nel…”, mi ha risposto. Normalmente in casi del genere si fa finta di niente e ce la si ride sommessamente con i colleghi. Ma non è obbligatorio che la scopa abbia un buon carattere.
Quelli che non sopportano le scope. Difficile, per qualcuno, ammettere di essere il più lento del gruppo. “Devi stare ad almeno 200 metri di distanza da me”, “se all’arrivo sarai vicino a me mi faccio squalificare”, “vederti mi ha rovinato la giornata”: tutte sdolcinatezze ricevute proprio lo scorso weekend, mittente una signora che poi ho scoperto essere già conosciuta in zona per il carattere tutto suo. Pur di staccarsi da noi non si è neppure fermata al ristoro. Le scope non hanno la peste.
Quelli che sbagliano strada. Sì anche i più lenti possono mancare le balise. Nessun dolo, per carità. Ma intanto le scope passano oltre, in alcuni trail addirittura tolgono direttamente le fettucce, e ciao all’orientamento. E il recupero del “disperso” può essere laborioso, anche perché spesso lui non sa dove si trova e al telefono dice cose tipo: sono vicino a un pino un po’ storto, davanti a me c’è una roccia grigia, un paio di chilometri fa ho incrociato una strada… Quando poi lo trovi s’incazza con te per la gara sfumata e per autoassolversi ti dice che, come lui, se ne sono persi altri dieci. Così ti tocca verificare. Le scope non sono cani da tartufo, ma devono ingegnarsi per diventarlo.
Quelli che si ritirano e non avvertono. Arrivi a un punto di controllo e ti dicono che no, mancano ancora due concorrenti. Allora chiami la centrale operativa, che prova a contattarli e li ritrova già in auto o a casa. Tiri un sospiro di sollievo, ma che cafoni! E’ un vizio comune, personalmente ho subìto questo scherzetto anche dall’organizzatore di una gara di primo piano. In verità succede anche che il concorrente ha comunicato correttamente lo stop, magari è stato riportato alla base dagli stessi organizzatori, ma poi qualcuno non ha inserito il tutto nel computer. Di chiunque sia la colpa, è la scopa che va in ansia.
Quelli che ti impongono i comportamenti. “Parlami”. “Stai zitto”. “Restami vicino”. “Non starmi addosso”. “Fai tu il ritmo”. “Rimani dietro di me”. La richiesta/esigenza si capovolge ogni due chilometri, anche meno. Quando ti capita uno così, puoi solo aiutarti con l’esperienza regalata dalla vita di coppia: qualunque cosa tu faccia o dica stai sbagliando, però poi la sera si cena insieme. Se la scopa è single sono guai.
Quelli che obbligano a rincorse eterne. “Ok basta così”, il concorrente decide di fermarsi, lo accompagni fino al primo punto di recupero e poi devi ricongiungerti nel minor tempo possibile con la coda della corsa. Che magari è mezz’ora (o più) avanti. E poi dicono che le scope non sudano.
© riproduzione riservata

