La nostra Silvana Lattanzio era in prima linea per raccontarci questi tre giorni a tutto trail. Anche con “un’intervista in corsa” alla terza classificata.
Si è conclusa con successo la seconda edizione di Lakes 66, un trail tutto da godere, immerso nella natura e con un tracciato quasi sempre agevole, anche se non mancano passaggi dentro e fuori dai guadi, nei punti dove il fiume Secchia è un po’ più basso. Siamo nella sua Riserva Naturale, nel Modenese, con i Laghi Curiel a fare da cornice a questa gara che si sviluppa in tre tappe.
Le tappe
La prima è una notturna di 10 km, con luce frontale obbligatoria, la seconda il mattino seguente di 35 km. E infine l’ultima di 21 km, una mezza maratona per chiudere in bellezza. Per un totale di 66 km, appunto. Queste le misure. Le date, invece, sono dal 12 al 14 maggio, con un clima, dunque, che in teoria dovrebbe essere clemente. E invece non si può mai dire: siamo stati accolti da una lieve pioggerella che ci ha accompagnati lungo la tappa in notturna (niente a confronto al diluvio dell’anno scorso) e sole caldo, anzi cocente, nei giorni successivi.
Magici alcuni tratti di percorso che corrono lungo gli specchi d’acqua, in un intrecciarsi di penisole e isolotti. Suggestiva soprattutto la tappa notturna, dove le lucine dei pescatori accampati sulle rive del lago si riflettono sull’acqua moltiplicandosi.
I vincitori
Porta a casa la vittoria di questo Lakes 66 Giuseppe Duchini, con un tempo di 4:42’15”, con 4’ di vantaggio sul secondo classificato, l’atleta Nicola Dal Grande. In campo femminile invece la prima a tagliare il traguardo è stata Mihaela Baciu.
E anche tutti coloro che non sono runner troppo allenati hanno comunque potuto vivere questa meravigliosa esperienza: un percorso alternativo con chilometraggio ridotto permetteva infatti di affrontare le tre tappe in modalità walker. In questa tre-giorni si fa vita da campo, con tende fornite dall’organizzazione Zitoway Sport & Adventure e pasti consumati attorno a lunghe tavolate da condividere con amici e competitors, creando così un clima ricco di empatia ed energia positiva. Siamo in Emilia, e quindi si reintegrano gli sforzi atletici a suon di tortellini e gnocco fritto dell’impagabile chef da campo Roberto Salardi, in “arte” Pepe. Insomma, in un misto di sport e avventura, come peraltro recita il logo dell’organizzazione, questa è un’esperienza da non perdere!
Foto: Pierluigi Benini
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