Cominciamo dall’inizio: chi sono i Podisti da Marte? La definizione ufficiale è: una critical mass podistica e solidale che ha l’obiettivo di cambiare le città modificando la mentalità dei cittadini che le abitano. La definizione superficiale è: un gruppo (ormai numerosissimo) di runner giocherelloni che corrono per le vie cittadine distribuendo fiori ai passanti. Sono nati per gioco e sfida nel febbraio 2009, hanno continuato ad esistere per testardaggine e ora sono obbligati a continuare. Perché? Perché è per una buona causa.
Corrono una volta al mese nel centro di Milano per beneficenza, supportando ogni volta una Onlus diversa. Hanno invaso anche Bologna, Genova, Modena, Torino e Venezia. Mentre corrono, regalano fiori e sorrisi ai passanti. Ogni loro “missione” è una festa, in cui ci si traveste seguendo un dress code sempre diverso: cuochi, orchestrali, clown, babbi natale, medici, cartoni animati giapponesi.
Attraggono l’attenzione per sensibilizzare e scuotere le coscienze. Nel frattempo, socializzano tra di loro. Sono “Charity Coordinator” del Charity Program della Maratona di Milano (3 edizioni: 2010-2011-2012, e stanno già lavorando a quella 2013), supportano le Onlus per eventi e raccolta fondi, collaborano con il Comune di Milano per le attività di running, co-organizzano l’edizione milanese di Run 5.30, fanno i volontari in altre gare podistiche con scopo benefico, sono le gambe di “Run in Milan”, il servizio di accompagnamento running solidale per turisti in visita a Milano, sono responsabili dell’organizzazione e del concept della Where Milan Run. Ai Marziani (così si chiamano) piace tutto ciò che genera cambiamento positivo. In se stessi, per cominciare. Negli altri, per continuare. Milano è la città dei Podisti da Marte.
Ora conosciamo meglio Fabrizio Così, fondatore dei Podisti da Marte.
– Chi è Fabrizio Cosi?
«Ho 47 anni, salentino purosangue di Gagliano del Capo. È un paese in provincia di Lecce, il punto più a sudest della provincia più a sudest d’Italia: sudest al quadrato insomma. Quando arrivi lì ti devi fermare per forza, altrimenti finisci in mare».
Sei fidanzato o sposato? Hai figli?
«Single, nessun figlio, 3 nipoti».
Quante ore dormi a notte?
«Dormo poco, 6 ore a notte e spesso anche meno. In compenso, sogno molto».
La tua vacanza ideale?
«La mia vacanza ideale è quella dell’uomo invisibile, quello di cui nessuno si accorge. In giro da solo, guardando e ascoltando tutto ciò che accade intorno a me, fotografando, scrivendo e imparando dalle diversità».
Fabrizio… prima di diventare un Marziano, cos’eri?
«Non sono cambiato, sono sempre stato così, ho semplicemente deciso di uscire allo scoperto. Prima ero (appunto) invisibile, poi mi sono detto che dovevo cominciare a coinvolgere qualcuno, a fare qualcosa di più. Mi sono scelto una battaglia, e credo che non sia nemmeno la più difficile».
Perché hai deciso di buttare corpo e anima in questa tua creatura?
«Era nato come un gioco, anche se con contenuti molto seri. Strada “correndo”, ho visto che i contenuti crescevano, e anche i partecipanti alle nostre iniziative. È andata a finire che facciamo educazione civica e che siamo una no profit al servizio di altre no profit. Se devo raccontarla, è andata così: nella mia vita avevo una direzione, poi sono arrivato a uno svincolo, e invece di continuare sull’autostrada ho preferito uscire e percorrere le vie provinciali. È vero che vai più lento, ma attraversi tutti i paesini e vedi in faccia le persone. Altre emozioni. Né peggiori né migliori di prima, solo diverse. Ci ho pensato e ho deciso di cambiare destinazione, vado da tutt’altra parte. Attenzione: buttavo anima e corpo anche nel mio precedente lavoro (consulente aziendale). Se non avessi fatto questa scelta, mi sarei ritrovato a fare due cose male invece che una bene».

È vero che hai lasciato il lavoro per questo tuo sogno? Come ti mantieni oggi?
«Non mi ritrovo in questa immagine poetica, il sogno contro il triste e noioso classico lavoro. Ero un libero professionista, il vero salto mortale l’ho fatto nel 2000 quando mi sono dimesso dalla Banca Commerciale Italiana (ero un funzionario) e sono diventato dipendente di me stesso. Ancora oggi, dopo 12 anni da quella scelta, il principio è lo stesso: quello che so fare ha un valore? C’è qualcuno che è disposto a riconoscerlo? Ci sono persone e aziende che pensano che i Podisti da Marte debbano esistere perchè quello che fanno è utile e importante. Sono loro che, detto in senso più o meno lato, pagano lo stipendio. Questa è un’altra battaglia (ma il discorso è lungo): essere una no profit che si occupa delle altre no profit è importante quanto produrre lampadine. Purtroppo uno stereotipo molto diffuso asserisce che chi lavora nel no profit debba farlo gratis, oppure pagato la metà di chi produce lampadine. Peccato che, così facendo, si allontanano professionalità dal no profit. Io sogno (uno impara a sognare, poi non si ferma più) di invogliare qualcuno a lasciare il proprio lavoro profit per venire a lavorare con me, a parità di stipendio. Avere i migliori e attrarre i migliori».
Sappiamo che non sei solo. Chi ti aiuta? Vuoi fare i nomi dei tuoi più stretti collaboratori e spiegare le loro “mansioni”?
«Aiutano tutti, da quello che viene per la prima volta e regala un fiore a un passante, a quelli che preparano dei travestimenti che non vedresti nemmeno al carnevale di Rio. Ognuno fa la sua parte, ma non è mai la stessa. Distribuire i pettorali, portare le bandiere, guidare il gruppo, rompere il ghiaccio con i nuovi arrivati… non ci sono ruoli definiti. Ognuno fa tutto insieme. Il cosiddetto “zoccolo duro” marziano comprende almeno 200 persone che ruotano tantissimo (mica sono tutti single come me), quindi è impossibile fare dei nomi».

Le vostre iniziative sono chiamate “missioni”. Ci racconti come nascono e come vengono portate a termine?
«Noi siamo nati facendo solo le missioni, poi sono nate tante altre iniziative. Oggi le missioni costituiscono il nostro altoparlante, quello che ci rende più visibili. Una volta al mese corriamo per una Onlus sempre diversa, alla quale garantiamo una donazione di 1.500 euro per realizzare un progetto localizzato a Milano. Così facendo possiamo vederlo e toccarlo, capire quanto è facile fare tanto con poco, e farlo di nuovo. Raccogliamo piccole offerte nella nostra rete prima dell’evento, e ovviamente anche il giorno in cui corriamo. Se alla fine manca qualcosa, lo mettiamo noi. In alcuni casi abbiamo fatto molto di più, raggiungendo anche i 4.000 euro. Fatta la donazione, dopo qualche tempo si va dalla Onlus a mettere “la placca marziana”, ovvero a vedere il progetto realizzato. È un momento di festa al quale vengono invitati tutti i Marziani».
Perché correte per le strade di Milano regalando fiori ai passanti?
«La seconda missione marziana fu l’8 marzo, Festa della Donna. Decidemmo di regalare mimose ai passanti, e lì capimmo che si rompeva una barriera (in realtà, più d’una) tra noi che correvamo e chi ci guardava. Avevamo trovato, per caso, una chiave che apriva le porte della comunicazione. Noi corriamo attraverso la città, e ne facciamo parte proprio come te che ci vedi passare. Non siamo nemici. Non siamo nemmeno amici, ma possiamo diventarlo. Anche io e te qualche anno fa non ci conoscevamo, no?».

Fino a oggi quante missioni avete compiuto, e con che risultati?
«Sabato 10 novembre si terrà la nostra missione n. 42. Siamo nati nel febbraio 2009, e da quando abbiamo iniziato a raccogliere fondi (gennaio 2011) abbiamo donato circa 42 mila euro a più di 20 Onlus».
E adesso? Quale nuova avventura state preparando? Quale “pianeta” state per invadere con i vostri fiori e la vostra allegria?
«La missione di novembre sarà dedicata a SOStegno 70, una Onlus che si occupa di giovani diabetici. Doneremo loro 1.500 euro per acquistare dei cardiofrequenzimetri sportivi. Il 22 novembre partirà anche THE BIG NEW THING, il progetto “Polifonia”. Toccheremo 10 diversi quartieri di Milano, ogni due giovedì sera, dalle 19 alle 23. Porteremo la corsa (alleniamoci tutti a…), ma collaborando con le associazioni locali ci sarà anche calcetto, pratica filosofica, coreutica (arte della danza, ndr), un workshop di fund raising (con Rete del Dono) e tante altre attività, anche per i bambini. Tutto gratuito. In più, anche in questo caso, ci sarà una donazione di 1.500 euro per un progetto del quartiere. Prima puntata, a Stadera. Accadrà anche un’altra bella cosa, ma questa non la anticipo. Bisognerà esserci!».

Tutti possono diventare dei Marziani e contribuire a fare del bene? Cosa serve e come si fa per diventare un Marziano?
«Per essere Marziano basta venire a una delle nostre missioni, nulla di più. Questo, perché i marziani sono già tra di noi. Chi partecipa alle missioni ha già fatto una scelta, ovvero quella di mettersi al servizio degli altri. È marziano ancora prima di correre, noi gli abbiamo solo dato un’occasione. Un altro invisibile che diventa visibile».
Prima di salutarci, c’è una cosa che vorresti raccontare, magari un episodio che ancora oggi ti fa dire «ho fatto la scelta giusta, ho avuto una bella idea nel creare i Podisti da Marte»?
«È molto gratificante fare qualcosa di buono per il prossimo, attraverso le no profit che supportiamo con le nostre donazioni. Ancora più bello, per tutti i Marziani, è avere il privilegio di conoscere personalmente chi riceve il nostro aiuto (bambini e disabili). Io, rispetto agli altri, ricevo qualcosa di più. Alcuni Marziani vengono a ringraziarmi perchè nessuno gli aveva mai dato l’opportunità di essere parte di tutto ciò. In altri termini, i Podisti da Marte stanno portando maggiore consapevolezza nella donazione, e questo è proprio uno degli obiettivi che mi ero prefisso».
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