Giovedì 5 novembre. Meno due alla Garda Trentino Half Marathon pianificata da qualche mese. Il pomeriggio è incantevole e mi spinge ad una corsa di rifinitura per i sentieri del parco dei colli di Bergamo. Incanto che si infrange poco dopo, quando il primo assioma di Murphy – “Se qualcosa può andar male, andrà male” – si associa con un ramo sporgente. Risultato tomaia tagliata, mignolo a spasso ma sano e salvo, e scarpe da buttare.
Corro – è proprio il caso di dirlo – immediatamente ai ripari per buttarmi nel mare di offerte che il mercato delle calzature per il running sa offrire. Scelta mai semplice, ancora meno in una simile occasione, quando la scarpa da acquistare, nel giro di due giorni ci accompagnerà già nella prima mezza maratona.

Dopo aver provato diverse calzature – amo sperimentare marchi e modelli – decido di affidarmi al parametro per me più significativo in fase d’acquisto: l’esperienza. Decido quindi di ritornare alla scarpa che nel passato, mi ha permesso di percorrere più chilometri, senza mai avere alcun tipo di fastidio, memore anche di un comfort incredibile: le Brooks Glycerin 13.
Decisa la scarpa, la scelta del colore è molto più semplice. Fra le quattro varianti maschili in catalogo – fra cui argento/blu, azzurro/giallo, azzurro/verde/nero – scelgo il modello arancione/nero, anche alla luce dell’abbinamento perfetto con il completo della mia squadra: X-Bionic Running Team.
La breve ma necessaria fase di “conoscenza” fra me e questo nuovo paio di scarpe, avviene il venerdì sera e solo per poche decine di minuti. Ma tanto è bastato a tranquillizzarmi, dimostrandomi che l’azienda di Seattle ha saputo migliorare quanto già avevo sperimentato anni prima con la Brooks Glycerin 9. A dimostrarlo un apprezzamento sempre crescente per questo modello neutro quanto protettivo, divenuto emblema di un quello che è stato definito il “comfort running”.

L’evoluzione dei materiali e delle tecnologie nel mondo della corsa è costante ed ogni anno propone, nuovi modelli, marche e brevetti. Brooks in tal senso, proprio con la Glycerin 13 non è stata seconda a nessuno, tanto da vincere in questo 2015 il premio della primaria rivista di corsa Runners World, “Best Update” che potremmo tradurre come “Migliore evoluzione”. Award sostenuto da una serie di motivazioni che è possibile ascoltare in inglese a questo video o leggere nel proseguo dell’articolo.
Il merito di questo premio, nasce sostanzialmente da una tomaia più confortevole grazie alla tecnologia 3D Fit Print interamente priva di cuciture. La fascia superiore – quella caratterizzata dai loghi laterali per intenderci – avvolge il piede in maniera sicura ed anche grazie ad una linguetta ben imbottita, si ha la sensazione di infilare il piede in una pantofola. Parti frontale e posteriore, potenzialmente più delicate, sono rinforzate con appositi inseriti.
L’intersuola è invece in Super DNA e fornisce il 25% di ammortizzazione in più del precedente BioMoGo DNA e rispetto alle mie vecchie Glycerin 9, è distribuito sull’intera suola. Particolare questo che probabilmente ne caratterizza anche il peso di 320 grammi per la misura italiana 42,5.
Il Super DNA, per chi non lo sapesse, è un materiale che si adatta alla forza specifica che gli si applica, producendo ammortizzazione e reazione personalizzate in funzione del proprio peso e della propria velocità. Questo video in tal senso semplifica di molto la sua comprensione!

Parlando della suola è da segnalare l’Ideal Pressure Zones ovvero la capacità della suola stessa di distribuire la pressione del passo, in maniera omogenea su tutta la scarpa. Dispersione che agisce in modo uniforme su tutto il piede, dal tallone alla parte mediale, fino alla punta, migliorando così la transizione retropiede-avampiede.
Il battistrada fa invece tesoro del Segmented Crash Pad ed è composto da 3 sezioni ammortizzanti indipendenti, la cui parte anteriore si distingue per la presenza dei 4 evidenti intagli omega groove, volti a garantire un notevole grip.
Rimangono poi altri due particolari da segnalare. Il Rounded Heel, il tallone arrotondato, dove la leggera curvatura posteriore migliora notevolmente l’allineamento del corpo, spostando il punto di contatto in avanti, favorendo pertanto una falcata più efficiente. Così come il drop – differenziale fra altezza tallone e altezza punta – pari ad 1 centimetro, dimostrazione questa della “sicurezza” della scarpa.
Lo spazio dedicato alla specifiche di questa calzatura, ci impedisce di dilungarci sulla Garda Trentino Half Marathon – v’è però un articolo dedicato a riguardo! – accennata ad inizio articolo e per la quale Brooks, fra l’altro, era in veste di partner tencico presente in area Expo con un bell’allestimento. Vi basti quindi sapere che le Brooks Glycerin 13 si sono rivelate perfette, lasciandomi pienamente soddisfatto. Meno soddisfatto della mia andatura e delle mie gambe. Ma questo è un altro discorso.
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