Alto Adige, siamo sopra la Plose, la montagna di Bressanone, lontano dalle affollatissime piste da sci. Stiamo andando a provare uno sport nuovo. Non sappiamo nemmeno come si chiama. Ce lo siamo appena inventato e ora ci chiediamo come sarà la prima sensazione. E’ tutto solo un gran bel gioco e ci prendiamo poco sul serio ma avete mai visto un windsurf sulla neve? Questo non è il kitewing, la disciplina nata negli anni ’80 in cui, sci o tavola ai piedi, si regge una vela ‘da windsurf’ per il boma ma senza albero. Nel caso del kitewing, precursore del kitesurf e del kitesnow, si salta e si inclina la vela in orizzontale, usandola come un’ala. Nel nostro caso c’è anche l’albero tra i piedi.

L’idea è quella di riprodurre sulla neve le sensazioni si provano sul windsurf saltando sulle onde. La velocità, la spinta. Farsi trainare sulle onde del lago dà un piacere fisico ma è un piacere che dura poco. Mi sono sempre chiesto come sarebbe stato su un’onda lunghissima, magari per chilometri. Vogliamo provare.
E questo è il giorno giusto per provare. Il bollettino meteo è buono, il rischio valanghe è moderato, segno chiaro che dovremo stare attenti agli accumuli creati dal vento. Ormai tutto è pronto: il casco, la maschera specchiata contro i raggi UV, lo zaino con la pala, la sonda ed il kit di primo soccorso, l’attrezzatura fotografica, ciaspole e ovviamente… il resto dell’attrezzatura.

Fa ridere cimentarsi con cordini e carrucole seduti nella neve. Ho il cuore in gola dall’emozione ed un bel po’ di dislivello da coprire… Subito la tavola prende velocità e capisco che nelle curve in “frontside”, per scaricare la vela dalla troppa spinta, devo abbassarla parecchio, proprio come si fa quando si scende da un’onda e ci si prepara a risalire verso il picco.

Dopo qualche “turn” impacciato incomincio a prenderci gusto, le curve sull’altro lato, quelle in “backside” vanno gestite con cautela per evitare di ruotare troppo e ritrovarsi la vela piena di vento in faccia rischiando qualche “crash” incontrollato ma, tutto sommato, l’idea sembra funzionare per il meglio. Provando ad osare qualche manovra di “freestyle” cado malamente più volte, per fortuna che la neve è soffice ma di certo non è la stessa cosa che finire in acqua. Spero di non spaccarmi le caviglie!

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