Dal 27 agosto al 2 settembre si correrà la 10a edizione del The North Face Ultra Trail du Mont-Blanc. Presenti alla partenza ben 742 donne: poco più del 10% dei partecipanti. Una gara – si direbbe – per uomini duri. Ma chi sono loro, le donne che si iscrivono? Cosa cercano? Come si allenano, gestendo anche la vita di famiglia?
Nel 2009 sono stati condotti alcuni studi, da cui risultava che proprio le donne hanno una maggiore resistenza alla stanchezza provocata da uno sforzo continuativo. È proprio così? Lo abbiamo chiesto direttamente a tre protagoniste: l’inglese Elizabeth Hawker e le francesi Nathalie Lamoureux e Cécile Bertin.
Elizabet Hawker
Trailer, alpinista, sciatrice, membro del team The North Face, è l’unica atleta ad avere vinto 4 volte l’Utmb e a salire su 5 podi! Nel 2011 la campionessa del mondo dei 100 km su strada ha dominato tutte le avversarie, ma anche la maggior parte degli uomini. Arrivando a Chamonix in 25:02:00 (25:19:41 nel 2008), è stata 13a in classifica generale.
«Se la mia prima vittoria all’Utmb ha un posto particolare nella mia mente, ogni successo è unico, perchè la montagna è differente ogni volta, e devo adattarmi», confida in un’intervista dei Chevaliers du Vent. «Lo scorso anno, mi sono trovata in difficoltà a causa di un dolore all’anca, ma la mia passione per la montagna mi ha dato la forza di finire ».
La passione di Elizabeth per la montagna e la natura fa parte di lei, fin da quando era piccola. «Mi sono innamorata del Cervino a sei anni. Fu la nascita di un grande amore: sapevo di essere a casa mia nelle montagne e nella natura». Ciò ha plasmato la sua vita di atleta di gare di resistenza e la sua professione di autrice e scienziata.
Naturalista di formazione, con un dottorato in oceanografia polare, ha lavorato su navi di ricerca in Antartico e nell’oceano Australe. L’endurance ha sempre rappresentato un modo di vita per Lizzy, nelle Alpi come nell’Himalaya. La sua gara migliore? «Una gara intorno al Monte Bianco, 100 km in Corea, una gara dal campo base dell’Everest fino a Katmandou, un’altra gara intorno al Monte Bianco … e ogni giorno che corro, ogni volta, ovunque io sia, qualunque sia la gara ».

Nathalie Lamoureux
Fino a 36 anni, nulla faceva presagire che questa giornalista di Le Point, specializzata nelle telecomunicazioni e nell’outdoor, sarebbe diventata una campionessa. Più abituata alle luci delle città che alle luci delle stelle, ha corso la sua prima mezza maratona appunto a 36 anni, e da allora non ha più smesso.
«Ho raggiunto il mio obbiettivo professionale: fare la giornalista, che era la mia vocazione dall’età di 8 anni… Non ho rimpianti, ma il riconoscimento legato al mio status sociale non mi basta più. Ho voglia di avventure, di esplorare l’incognito, di provare nuove sensazioni, di aprire un varco, di affermarmi», scrive nel 2010 nel suo libro Courir de plaisir (Correre per il piacere).
Così la corsa podistica mette in luce la sua seconda vita. Ci prende gusto, aumenta le distanze, scopre le sue capacità di resistenza e corre le gare più belle: la Marathon des Sables nel 2003 e nel 2005, le grand Raid International de Cro-Magnon, le défi de l’Oisans, le Marathon de Paris, la Grande Course des Templiers, Le Grand Raid de la Réunion, la Petite Trotte à Léon. L’Utmb le ha resistito qualche volta, prima di cederle, alla 5a iscrizione.
Nel 2009, raggiunge il passo nord dell’Everest (7050 metri), in compagnia dell’alpinista Marc Batard. Nel maggio 2011, oltrepassa gli 8300 metri (senza ossigeno) e ora è appena tornata da un secondo tentativo: questa volta sul versante nepalese. « Purtroppo, verso gli 8700 metri, quando ero nel “ressaut Hillary“, un colpo di vento mi ha fatto cadere a due riprese. Karma, il mio compagno, ha avuto paura. Così abbiamo deciso di scendere. Sono scoppiata a piangere, dimenticando che mi aveva probabilmente salvato la vita», scrive sul suo blog.

Cécile Bertin
Madre di famiglia, ha cominciato a correre solo qualche anno fa e questo ha sconvolto la sua vita. Fondatrice del sito www.courir-au-feminin.com e redattrice capo di Running pour Elles, condivide la sua vita tra il lavoro, i suoi bambini e la corsa.
«Come ci si può definire quando, secondo le statistiche, si è a metà strada della propria vita? Ho 41 anni e mezzo, e 4 bambini. Per il maggiore, faccio la migliore torta al cioccolato con glassa. Per mia figlia, penso che ciò che ama di più di me sia l’abbigliamento. Per il terzo, sono quella che corre con i pinguini e che gli fa ripassare la geografia solo per cercare di vedere dove potere ancora andare. E per il più piccolo, sono quella che gli dà i bacini di nascosto, perchè lui non vuole farsi vedere dai compagni di scuola. Per mio marito, non so. Sono quella che gli ha fatto venire i primi capelli bianchi e che, giorno dopo giorno, continua a “tingergli“ le tempie sale e pepe. Per mia madre, sono un mistero. Si chiede sempre cosa ha sbagliato nella mia educazione, per avere una figlia così fuori di testa. Per mia sorella, sono quella che la libera dai sensi di colpa: fuma per me, beve per me, compensa ed è solidale con la mia vita di asceta. Per mio fratello, sono quella che gli ha appena regalato un nuovo paio di scarpe da jogging, per la sua nuova vita di corridore podistico e che, un giorno, sarà al suo fianco per la sua prima maratona. Ecco la mia vita privata».
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«Professionalmente, ho studiato storia, con un passaggio nell’industria farmaceutica ed alla Lega contro il Tumore. Ma la priorità assoluta sono i miei figli, ed è durante il mio ultimo congedo maternità che è cambiato tutto. Io, esonerata dai corsi di ginnastica al liceo… ho cominciato a correre seriamente solo 5 anni fa. Dopo il quarto bebè, mi ci è voluto un pò di tempo (ero nella primavera 2006) per decidermi a correre la prima maratona … La Rochelle, novembre dello stesso anno. Da quel momento tutto si è susseguito velocemente … 35 maratone, di cui 7 in 7 continenti, in 80 giorni; sono stata la prima francese a correre la maratona dell’Antartico, e poi 2 Millau, qualche ultra tra cui le Marathon des Sables nel 2011 e 2012, la Transahariana e l’ultra della 6000D … più niente e nessuno mi ferma … Ah si: l’Utmb mi resiste. La prima volta, non è stata colpa mia: il cielo che era contro di me; l’anno scorso, sono stata io a rinunciare. Ma sono sicura che, un giorno, ci riuscirò!».
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