Magraid, ovvero tre giorni di gare e sensazioni uniche immersi nella natura e nel fascino dei Magredi. Cosa sono i Magredi? Sono un parco naturale di circa 300 chilometri quadrati ornato di una vegetazione simile per molti aspetti alla steppa russa e alla puzta ungherese, posizionato tra i fiumi Meduna e Cellina e tra i comuni di Cordenons, San Giorgio della Richinvelda, San Quirino, Zoppola, Arba, Vivaro, Spilimbergo, in provincia di Pordenone, in Friuli Venezia Giulia.

È qui che lo scorso week-end ho vissuto tre giorni intensi di gare e non, in compagnia di persone stupende, condividendo tutto all’interno di un campo tendato allestito per l’occasione, ormai da nove anni, dall’esercito italiano. Qui ho partecipato al durissimo Magraid.
Il Magraid è una gara a tappe di totali 100 km, molto speciale e solo per atleti che vogliono mettersi alla prova nella competizione più dura e difficile: quella contro se stessi. Sì, perchè in questo territorio poco conosciuto ci sono tutte le caratteristiche ambientali tipiche del deserto: si corre tra spazi aperti e tra i profumi della natura, avendo l’impressione che il tempo si sia fermato.

Lo sguardo si allunga verso i monti lontani a Nord e la bassa pianura a Sud, che si perde silenziosa nella foschia dell’orizzonte. Guardandosi intorno non si trovano ostacoli, gli alberi bassi lasciano proseguire lo sguardo all’infinito, non si sentono rumori, sembra che tutto intorno sia immobile. L’unica certezza è caldo torrido e pochissima ombra, e se non si è preparati può diventare un inferno. Lo hanno dimostrato infatti, in questa edizione, i numerosi ritiri per colpi di calore.
Io pensavo che la parte più dura di un trail fosse il dislivello positivo, ed è per questo che mi sono avventurato in questa impresa: cosa vuoi che siano 100 km in piano in tre giorni, suddivisi in tre gare da 10 km, 55 km e 35 km? Mi sbagliavo alla grande, è stata durissima, sicuramente più di un trail in montagna.

Durante la gara, sole per tutta la giornata che ti picchia sulla testa, e poi il terreno… non parliamo del terreno, avete mai corso per 8 e più ore lungo una spiaggia della riviera ligure di Ponente sopra quei bellissimi sassoni irregolari che hanno un diametro dai 10 ai 25 cm e che si muovono e sprofondano ad ogni passo? Bene, nell’area dei Magredi il percorso di gara era per l’80% così. Lascio a voi immaginare come possono essere sollecitati i piedi e le caviglie.
Io me la sono cavata con una sola vescica, ma vi posso assicurare che ho visto di peggio tra gli altri concorrenti. Il materiale appropriato e tecnico, creme comprese, per questa gara era fondamentale: berretto leggero con visiera (indispensabile), maglietta maniche corte tecnica, io mi sono trovato benissimo con la “Sonic T-Shirt” e pantaloncini “Rush Short” de La Sportiva, antiabrasione, traspiranti, robusti e leggerissimi.
Ho usato scarpe rigorosamente da trail, ben strutturate e protettive, un modello diverso per gara, in modo che lo sfregamento non sollecitasse il piede sempre nello stesso punto. Per la 10 km le Cascadia 11 sono andate benissimo, erano pochi Km; per la 55 km che era la frazione più lunga mi sono trovato ben protetto e sicuro sui sassi con il nuovo modello “Feline Ultra” di Dynafit, ottima scarpa, che però mi riservo di provare in altre occasioni in montagna. E per la 35 km, dove i guadi erano parecchi, avevo bisogno di una scarpa protettiva ben ammortizzata ma soprattutto leggera che non si appesantisse una volta bagnata, qui ho usato le “Akasha” de La Sportiva, che si sono dimostrate all’altezza della situazione.
Voi a questo punto vi chiederete quale scarpa mi ha fatto venire l’unica vescica al piede? Non lo so, tutte e nessuna, provate voi a correre su sassi irregolari con scarpe e calze bagnate per 100 Km. Io mi ritengo fortunato ad essermela cavata con così poco, direi strategia azzeccata.

In questa trasferta di gara non ero solo, ma in compagnia del mio inseparabile amico di trail, Luca, che si è dimostrato un ottimo compagno lungo il percorso. Ci siamo spronati a vicenda, e alla fine questo sofferto Magraid l’abbiamo portato a casa. Finisher anche questa volta.
Organizzazione impeccabile e ben collaudata, come solo una mente che ha vissuto per parecchi anni nell’esercito sa fare: questa persona è Antonio Iossa, Presidente dell’Associazione A.S.D.Triathlon Team Pezzutti di Pordenone, organizzatore dell’evento. Grazie a lui e a uno staff efficiente e preparato, che hanno reso sicuro e accogliente un evento sportivo unico nel suo genere in Italia. Una gara che consiglierei a tutti quelli che intendono cimentarsi in imprese nel deserto. Prima di andare lontano a provare certe esperienze, sappiate che ne abbiamo una vicino a casa che ci può far provare sensazioni simili e bellissime: “Magraid correndo nella steppa” appuntamento al 2017.
Da sottolineare con encomio la manifestazione diventata sempre di più anche un mezzo per promuovere iniziative di carattere sociale e solidale. Ben sei sono state le associazioni che hanno aderito al progetto Charity Magraid: l’Associazione Duchenne Parent Project Onlus a cui sono stati destinati 5 euro della quota d’iscrizione degli atleti, l’Associazione Sorgente dei Sogni, il Comitato per la vita “Daniele Chianelli” di Perugia, l’Onlus l’Abbraccio Onlus di Arluno (Milano), l’Associazione “Noi corriamo in rosa per” e il “San Patrignano Running Team” capitanato dall’ultra runner Stefano Gregoretti.
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