Marco Berni, classe 1966, bresciano. Abitante a Monticelli Brusati, in piena Franciacorta (4.500 abitanti e 16 cantine), 6 volte protagonista dell’Iditarod Invitational, gara che si corre attraversando l’Alaska. Ma anche ideatore e organizzatore – insieme a Mario Sterli e Paolo Gregorini – della Grande Corsa Bianca che prenderà il via il prossimo 21 gennaio da Ponte di Legno (160 km, 7000 m D+, tempo limite 53 ore). Lo abbiamo incontrato e intervistato. Ecco che cosa ci ha raccontato.
– Marco da dove nasce questa tua straordinaria passione per lo sport?
E’ un eredità che mi ha trasmesso il mio papà. Fin da piccolo mi ha inculcato la passione per lo sci e per la montagna.
– E la passione per l’attività agonistica da dove nasce?
In realtá quella è più recente! Ho cominciato un po’ come tutti con le maratone, ma ho iniziato a sognare l’Alaska praticamente subito nel 2004, per merito di un amico/fratello, Roberto Ghidoni, bresciano anche lui, che mi raccontava le sue esperienze. Allora mi sono detto: ma sì dai, proviamoci!
– Ma l’attivita agonistica si è limitata alla corsa o hai avuto esperienze anche in gare di sci alpinismo, sport di cui mi parlavi prima?
No, gare di sci alpinismo non le ho mai fatte, le reputo troppo tirate, io sono un diesel e finirei calpestato! Magari farei i Raduni di Sci Alpinismo. Qui ( siamo a cena a Vermiglio, primo cancello orario de La Grande Corsa Bianca, ndr ) ce n’è una bellissima che si chiama la Sgabanata, ma purtroppo lo stesso weekend della Grande Corsa Bianca.
– Se non sbaglio dalla tua esperienza dell’Iditarod nasce l’idea della Grande Corsa Bianca, giusto?
Sì é vero! assieme a Marco Sterli e Paolo Gregorini, i miei compagni di avventura nell’Iditarod e organizzatori anch’essi della Grande Corsa Bianca, abbiamo cercato di replicare l’Iditarod in un ambiente alpino, ovvero in proporzione con più dislivello. Peró non possiamo paragonarla all’Iditarod (anche perchè la gara in Alaska ha due percorsi da 1800 km o 560 km, mentre la GCB si sviluppa su un tracciato di 160 km).
– Hai scelto questa zona perche hai trovato delle similitudini che permettono di replicare l’ambiente dell’Alaska o l’hai scelta per altre ragioni?
L’abbiamo scelta perche Paolo e Mario abitano qui, e per fare una gara del genere hai bisogno di persone che conoscono bene il posto, perche la logistica è difficilissima.
– La Grande Corsa Bianca parte e arriva a Ponte di Legno. Perché?
In realtà non è sempre stato così. Prima si partiva da Vezza d’Oglio. Ma è indubbio che una località come Ponte è più conosciuta e ha un maggiore appeal. E poi a Ponte abbiamo a disposizione un intero palazzetto dello sport, che ci permette di gestire al meglio tutta l’organizzazione.
– La Grande Corsa Bianca si può percorrere in bici (fat bike), con gli sci d’alpinismo o correndo: come mai hai scelto questa soluzione? E perchè proprio questi tre sport?
Anche questo lo abbiamo ripreso dall’Iditarod Invitational. E quest’anno cercheremo di mettere un po’ più in risalto le Fat Bike. Infatti in concomitanza con la Grande Corsa Bianca ci sarà un Raduno di Fat bike, una sorta di Fat Bike Academy: con grandi campioni ed esperti che terranno conferenze su questo tipo di bici. Organizzatore e anima di questo evento è Mauro Bertolotto.
– Essendoci la possibilità di gareggiare anche con gli sci, è possibile che qualcuno arrivi aspettandosi una gara di sci alpinismo?
Speriamo di no! la Grande Corsa Bianca in realtà non è una gara di sci alpinismo, non è una gara di bici, non è un trail. La Grande Corsa bianca è un avventura! E deve essere vissuta proprio così: come un’avventura! Molti ci telefonano per avere delle rassicurazioni: cosa trovo ai ristori? quali sono i tempi di percorrenza? quali sono le caratteristiche del terreno?
Tutti vogliono avere delle certezze. Ma noi diciamo: venite qui a vivere un’avventura. Usate la vista, il tatto, l’udito, i sensi che abbiamo la fortuna di avere e che nella vita di tutti i giorni sono purtroppo spesso sopiti.
– Da quello che mi dici capisco il senso di questa gara. E credo sia davvero una corsa unica in Italia e in Europa. Mi confermi che comunque durante il percorso non si può cambiare tra bici, sci e corsa?
No. assolutamente no. Come parti devi arrivare.
– Ma tu cosa metteresti nello zaino?
Innanzitutto tanta passione. Ma vogliamo lasciare ampia libertà. Oltre al materiale obbligatorio, direi delle calze di ricambio sicuramente, qualche panino e della frutta secca (siamo in autosufficienza!). Poi porterei l’altimetro, ma non altra tecnologia. E poi proviamo a lasciare a casa un po’ di voglia di certezza….proviamo, esploriamo…
– Questa è la terza edizione della Grande Corsa Bianca: cosa ti auguri per questa gara?
Innanzitutto che tutti si divertano. E che portino a casa qualcosa che non sia solo la maglietta o la solita patacca di Finisher. Mi piacerebbe che chi fa questa corsa portasse a casa qualcosa di profondo. Vorrei che dopo aver passato notti tra i boschi e la neve tornassero a casa avendo qualcosa da ricordare e da raccontare … non agli altri, ma a se stessi.
– E per il futuro della GCB cosa ti auguri?
Che continui! Siamo una corsa unica nel suo genere in Italia e in Europa, e ci piacerebbe continuare a farla. Non parliamo di numeri per non cadere nei calcoli, che non mi piacciono. Ma ad oggi nessuno l’ha copiata.
– Passiamo ad alcuni dati tecnici. Per quanto riguarda il numero di iscritti, è in crescita?
Sì certo: siamo passati dai 39 partenti dello scorso anno ai 55/60 iscritti del 2016! Di questi, la maggioranza la percorrerà a piedi. Ma sicuramente ci saranno 5/6 partenti in fat bike e come hai potuto vedere dalla ricognizione che hai fatto oggi anche per loro il percorso sarà davvero impegnativo.
– Hai segnalato dei “punti pericolosi”. Per chi sono pericolosi? Per gli sciatori che devono togliersi gli sci? Per chi pedala e deve fermarsi e magari spingere la Fat Bike?
No, non sono dei punti davvero pericolosi. Ma punti in cui si dovrà prestare attenzione. Saranno tutti presidiati, alcuni da me in persona. Su alcuni ci sono delle catene, e bisogna far attenzione agli strapiombi, perché se va giù la slitta, corri il rischio che ti tiri con sè. Ma il percorso è tutto su strade agropastorali e sentieri senza pericoli oggettivi. Un’altra informazione pratica: chi vuole dormire, può anche riposare lungo il percorso (a differenza del Tor des Géants, ndr). Ma deve accamparsi fuori dal sentiero, con una luce sempre accesa per essere individuato. Nel materiale obbligatorio è previsto un sacco a pelo (-20 gradi), che può tornare utile anche in caso di infortunio mentre si aspettano i soccorsi.
– Chi sono i top runners di quest’edizione?
Tra i top runners troviamo Federica Boifava, che è molto affezionata a questa gara; Nicola Bassi della Dynafit; Ausilia Vistarini, campionessa di Mtb e detentrice del record sui 1800 km in bici in Alaska; Sebastiano Favaro, anch’esso campione di Fat bike, due volte finisher all’Iditarod 1800 km. Insomma un ottimo parterre!
– Un’ultima domanda: se dovessi gareggiare anche tu, quale sceglieresti tra i tre sport?
Sicuramente farei la gara a piedi! Io credo che camminare, toccando con i piedi la Madre Terra, sia un qualcosa che mi dà energia.
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