Domenica 23 aprile Chiavenna è stata teatro della seconda edizione del Val Bregaglia Trail. Nonostante un cambio di percorso di gara all’ultimo momento dovuto a un incendio, si è confermato un importante appuntamento per il mondo del trail running. E lo dimostra la vittoria, nella gara lunga, di un personaggio di grande calibro ed esperienza: il bormino Marco De Gasperi, inseguito da un agguerrito Fabio Ruga ed il dominio, in campo femminile, di Silvia Rampazzo.
Mi piace aprire questo articolo con un sincero riconoscimento alla bravura organizzativa del comitato del Val Bregaglia Trail. Capitanato da un instancabile Nicola Del Curto, ha saputo gestire un’emergenza che, raramente, accade nel mondo del trail running: dover intervenire, a poche ore di partenza della gara, sul tracciato a causa di un incendio.
Causa l’alta pressione che ha caratterizzato l’inizio di questa bizzarra primavera 2017, la zona di Piuro, punto di passaggio della fase di rientro della gara, è stata colpita da un gigantesco incendio che ha provocato la distruzione di parecchi ettari di bosco. Gli organizzatori sono quindi stati obbligati a trovare una “via” alternativa che permettesse di mantenere inalterati lo sviluppo ed il dislivello della gara.
Sabato sera, al momento del ritiro del pettorale, lo spettacolo che si vedeva da Chiavenna verso Piuro era piuttosto inquietante: nuvole di fumo avvolgevano la valle, mentre il buio metteva in risalto i numerosi focolari ancora attivi. Non nascondo che fino al momento del briefing prima della partenza, qualche dubbio su cosa sarebbe successo lo si leggeva negli occhi di tutti. Ma una volta rassicurati sulle condizioni del nuovo percorso, la concentrazione è tornata sulla gara.

Gli ingredienti per una bella giornata di trail running c’erano tutti: tempo bello e stabile, tracciato mai banale, anzi, molto tecnico con bellissimi passaggi tra i numerosi alpeggi che sorgono sopra i monti di Chiavenna. E poi ristori frequenti e volontari pronti ad accogliere tutti con un sorriso, passaggio attraverso la vicina terra elvetica e record di atleti iscritti rispetto alla prima edizione dell’anno scorso.
Il tracciato

Emozionante la partenza dalla piccola ed affasciante Piazza Pestalozzi, così come scenografici i passaggi tra le vecchie vie della città e le zone più moderne fino a prendere, nel giro di pochi chilometri, la prima ripida ed impegnativa salita: l’antica scalinata in pietra che porta ad Uschione. Una salita che testimonia la caparbietà dei locali di rendere raggiungibile ogni angolo del territorio ed un “massacro” per le gambe che si trovano subito a dover salire una serie infinita di gradini.

Una breve pausa di saliscendi, dove comunque non sono mancati tratti ripidi, mi ha permesso di iniziare a guardarmi attorno e scoprire un paesaggio incantevole ed inaspettato, prima di affrontare la nuova ripida ed estenuante salita verso Pradella. La bellezza dei luoghi, la loro tranquillità, vedere come l’uomo riesce a rendere ospitali posti che ad un primo sguardo non lo sembrerebbero, ha cambiato il mio approccio alla gara. Da pseudo-atleta sbanfante sui ripidi sentieri, mi sono trasformato in un esploratore che, passo dopo passo, scopriva “nuove terre”.
Ogni chilometro di questo Val Bregaglia Trail mi ha regalato una sorpresa: una ripida scala in ferro che scendeva verso valle, i verdeggianti pascoli alpini, le baite solitarie immerse nei boschi, gli alpeggi che, anche se a inizio stagione, erano già pieni di persone a fare il tifo per noi. Chissà quante storie potrebbero raccontare tutti questi luoghi! Tutta questa bellezza mi ha permesso di dimenticare la fatica, di continuare ad andare avanti, nonostante la mia impreparazione ad un percorso del genere.

Un tracciato del tutto imprevedibile, perché non ti aspetti che le salite siano, quasi sempre, delle vere e proprie rampe. Ti trovi spesso a doverti aggrappare agli alberi per salire, e si devono sempre tenere gli occhi ben aperti, prestando attenzione ai sassi ed alle radici sporgenti. E quando, finalmente, trovi il “pezzettino”- perché sempre di brevissimi tratti si parla- in piano o con il bel fondo erboso e morbido, allora hai veramente voglia di gustartelo con calma, di saggiarlo passo passo, cercando di non dimenticare i temuti cancelli orari.
Questa sorta di “ghigliottine” che, giustamente, gli organizzatori devono mettere sui percorsi per garantire lo svolgimento della gara nella massima sicurezza per tutti, per i “tapascioni” significano la fine di un’avventura. Troppo spesso infatti ti ritrovi fuori tempo massimo, anche se il tuo corpo non ha alcun problema, se non quello di essere troppo lento per una gara di trail running.
Così se da un lato ho portato a casa l’emozione di aver scoperto nuovi posti, dall’altra mi è rimasta la curiosità di sapere come è la seconda parte del tracciato. Questa sarà un’ottima scusa per tornare il prossimo anno, sicuro di trovarmi a cavalcare lungo un bel percorso, gestito e curato da un’organizzazione attenta ad ogni particolare ed alle necessità dei partecipanti. A me rimane l’impegno di metterci le gambe, oltre alla voglia ed al desiderio di fare un nuovo viaggio e nuove scoperte.
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