È solo da poco più di un anno che fa sul serio, allenandosi con costanza e metodo per il team Alpstation, ma i risultati si vedono eccome. Dopo un 2013 già bello impegnativo, concluso con un Tor des Géants terminato all’ottavo posto assoluto (e una bella infiammazione al ginocchio che però non le ha impedito di arrivare alla fine), il 2014 si è affacciato già con una serie di successi strepitosi per l’atleta vicentina (tre primi posti, tra i quali ‘la gara di casa’, l’Ultrabericus).
E quando la intervistiamo è appena reduce da un meraviglioso nono posto alla prestigiosa Transvulcania, nonostante fosse stata vittima di una brutta caduta nelle prime ore di gara. Ma Federica Boifava – la Fede – è così: più la situazione è ostica, più lei tira fuori il meglio di sé. Non per niente il suo hashtag preferito è #nonsimollauncazzo.
La Fede nasce 33 anni fa da madre professoressa di ginnastica e padre artista (disegnatore di giostre). Eccoli dunque i responsabili di questa personalità eclettica, scoppiettante e poliedrica, qualità che fanno di Federica una donna capace di correre con il suo flauto traverso nello zaino, arrivare al rifugio dopo mille metri di dislivello, farsi una suonatina con annesso ingollo di birra al chiaro di luna, e giù a perdifiato fino a casa, giusto in tempo per mettere a letto Emma, la sua piccola di tre anni. Questa è lei.
Perché già da quando era una bimbetta, la Fede era piacevolmente tormentata, una tutta riflessioni (‘indagare l’inutile’ è l’attività che ancora adesso svolge più volentieri, a detta sua) che si cimentava in sport tosti, di quelli da dita insaccate e contatto fisico, tipo pallacanestro e softball, per intenderci. Una che si barcamenava tra lo studio delle note musicali al conservatorio e le lezioni d’alpinismo. Una che poteva improvvisamente inforcare la bicicletta e pedalare per chilometri in solitaria, finché non arrivava in cima alle sue Dolomiti. Ma sempre con quello scanzonato spirito veneto in grado di conferire leggerezza a ogni impresa. Questa è lei.

Normale quindi che quando ha deciso di fare sul serio, di dedicarsi davvero ai trail (alle ultra, ovviamente, perché la Fede fa ‘Massacro’ di secondo nome) non ce n’è stato per nessuno: tutti i giorni su e giù per le montagne, cercando quel senso di fatica, quella devastazione ai muscoli che però resetta la testa, quella sana cattiveria che porta ad andare sempre più in là, da se stessi, da tutto. In realtà, semplicemente per ritrovarsi.
Ed eccola qui, allora, la Fede, che inanella un risultato dietro l’altro, correndo con tempi da uomo, pur sfoggiando un corpo minuto e magro, nervoso, un po’ come lei. Ma in tutta questa determinazione e serietà, rimane sempre la sua scanzonata voglia di prendersi poco sul serio, come quando ha corso con il berrettone di sua figlia con i pon pon, o quando ha preso in braccio Giuliano Cavallo all’arrivo, o tutte le volte che si è fatta pizzicare con l’ennesima birra ghiacciata sotto l’arco gonfiabile. Questa è lei. Federica Boifava.
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