Evitare incontri pericolosi e aggressioni da parte di orsi e lupi è possibile. Rispettando alcune norme di comportamento e imparando a conoscere la psicologia degli animali.
Ormai da qualche anno, non passa estate senza che si verifichi qualche aggressione da parte di orsi ai danni di turisti che passeggiano nei boschi. Spesso queste aggressioni hanno esiti letali. Ma va detto anche che molti di questi attacchi potrebbero essere evitati, perché vengono sferrati dall’animale a causa di errati comportamenti umani. Tra gli ultimi esempi di questo genere, l’aggressione (mortale) a un motociclista italiano in Romania. L’errore dell’uomo? Essersi fermato per fare alcuni selfie con un orso .
E mentre in tutto il nord Italia (Trentino in testa) cresce la popolazione di plantigradi, sono sempre più numerosi anche gli avvistamenti di lupi. Insomma, ormai sono in tanti ad avere paura di avventurarsi a camminare nei boschi. Ma come fare per non rinunciare al piacere di una camminata in montagna, senza correre pericoli?
Peter Righi, altoatesino, responsabile per la sostenibilità dell’Associazione turistica del Renon, ha un suo metodo: attacca allo zaino un campanello, in modo da segnalare la propria presenza agli animali e metterli “in guardia”. Perché la maggior parte degli attacchi avviene proprio quando l’orso – colto di sorpresa dall’arrivo di un umano – si sente in pericolo.
È lui a spiegarci perché negli ultimi anni la popolazione di orsi è diventata così numerosa da destare preoccupazione. “Tutto è cominciato una ventina di anni fa con il problema dei caprioli – dice -. Erano troppi, mangiavano le punte degli alberi e impedivano ai boschi di crescere. Così in Trentino grazie a un progetto della Comunità europea sono stati reintrodotti gli orsi per tenere sotto controllo la popolazione di caprioli. Hanno trovato un habitat ottimale e si sono moltiplicati”.

Oltre a moltiplicarsi, gli orsi si sono spostati dai boschi dell’Adamello e hanno colonizzato diverse zone. “Anche perché – continua Righi – l’orso è un gran camminatore. Ogni notte può coprire distanze di 40 chilometri. E poi è in grado di correre a 60 all’ora, di nuotare, di arrampicarsi. Insomma è difficile fermarlo”.
Si aggiunga il fatto che all’inizio molti albergatori lasciavano fuori dalla porta cibo per gli orsi. Per attirarli e consentire ai turisti di fotografarli. E questa pessima abitudine ha “insegnato” agli animali a frequentare le zone abitate dagli umani.
Era esattamente il 1996 quando per la prima volta si decise di reintrodurre gli orsi nelle Alpi centrali. Con il progetto Life Ursus, finanziato appunto dall’Unione europea, la provincia di Trento, il Parco Adamello Brenta e l’Istituto nazionale della fauna selvatica prevedevano di ricostituire in qualche decennio una popolazione di 40-50 esemplari. In base a un sondaggio effettuato allora tra la popolazione, si disse a favore del progetto il 70% degli intervistati.
Secondo le ultime stime, oggi solo sull’Adamello vivrebbe una popolazione di 120 orse femmine. Destinata ad aumentare non solo per via delle nuove nascite, ma anche perché oltre confine, in Slovenia, era stato avviato un progetto analogo. Molti orsi, attraverso la Val di Non e la Val d’Ultimo, si spostano quindi da là e arrivano in Italia.
Peter Righi, però, è tranquillo. “Il problema sussiste quando si incappa in una madre con i cuccioli. Altrimenti è difficile essere attaccati. E l’Alto Adige in genere è una zona di passaggio, non di procreazione. Poi certo bisogna tenere conto della psicologia dell’animale: davanti a un orso bisogna comportarsi quasi con devozione. Niente urla, niente movimenti inconsulti. Ci si ritira, si indietreggia”. E ovviamente si spera nella buona sorte.

Le regole da seguire per evitare incontri con gli orsi
La Provincia Autonoma di Bolzano distribuisce ai turisti un opuscolo in cui sono riportate le principali regole da seguire per evitare aggressioni da parte degli orsi. Ecco quali sono.
I piccoli non sono mai soli
Se dovesste vedere dei piccoli di orso, indietreggiate immediatamente e allontanatevi un bel pezzo nella direzione da dove siete venuti. L’orsa sarà vicina e difenderà i suoi orsetti energicamente. Non rimanete fermi a fotografare e non avvicinate i piccoli. Questa è la situazione più pericolosa a contatto con gli orsi.
Non seguite le tracce dell’orso
Se trovate tracce fresche di un orso nel fango o nella neve, non seguitele. Prendete un’altra direzione per evitare un incontro con l’orso passato poco prima.
Lasciate una via di fuga all’orso
Se avvistate un orso da vicino, è perche lui non si è accorto in tempo della vostra presenza. Per questo l’orso sará spaventato o curioso. Indietreggiate lentamente, lasciate all’orso una via di fuga. Non lanciate rami, sassi, zaini o cesti da funghi contro l’orso.
Cani sempre al guinzaglio
Se vi muovete in una zona popolata da orsi, tenete sempre al guinzaglio il cane. La maggior parte degli incontri con orsi è causata da cani che fiutano un orso, lo trovano e poi tornano dai loro padroni. Se l’orso segue il cane, incontra le persone.
Non lasciate in giro rifiuti
Lasciate i posti di ristoro puliti. Gli orsi e altri animali selvatici imparano velocemente dove trovare cibo. Iniziano poi a frequentare regolarmente i posti ristoro e si abituano a collegare i rifiuti organici con l’odore dell’uomo, perdendo la paura. Questi orsi abituati ai rifiuti finiscono poi per avvicinarsi ai paesi e alle malghe.
Attenti al lupo?
Se gli orsi sono stati reintrodotti nell’habitat montano in base a progetti ben precisi, diverso è il discorso per il lupo. Questo animale infatti è ritornato sulle Alpi in modo spontaneo a partire dai primi anni ‘90 quando, attraverso la Liguria, lupi di provenienza appenninica hanno raggiunto il Piemonte e la Francia.

Dalle Alpi occidentali si è gradualmente intensificato un flusso di singoli lupi verso la Svizzera e le Alpi centro orientali, di cui il Trentino fa parte. Sono arrivati spontaneamente, a partire dal 2010 circa, anche singoli individui di lupo provenienti da est.
Quanti sono oggi i lupi nei boschi italiani? Nel 2022 si è concluso il primo monitoraggio nazionale sulla presenza del lupo nel nostro Paese. Le stime elaborate dall’Istituto nazionale per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) confermano una tendenza di crescita dell’animale lungo tutta la penisola, con 3.300 esemplari.
“Ormai il lupo è una presenza abituale sulle nostre montagne”, conferma Franz Rossi, scrittore, che da qualche anno ha lasciato Milano e si è trasferito a Emarese, un piccolo paese della Val d’Aosta (conta poco più di 200 abitanti). “Quasi ogni giorno faccio lunghe passeggiate nei boschi fuori casa – continua Rossi -. E sempre più spesso mi capita di trovare sui sentieri escrementi di lupo, anche molto vicini all’abitato. Da cosa si riconoscono? Dai ciuffi di pelo che contengono, inequivocabile traccia dei loro pasti a base di piccoli animali”.
Paura? In realtà è molto difficile che il lupo attacchi l’uomo. In ogni caso – come per l’orso – è bene seguire alcune norme di comportamento se si incappa in questi animali. “Innanzi tutto – avverte Peter Righi – al contrario dell’orso, il lupo essendo un animale da branco rispetta il più forte. Quindi potrà essere spaventato da un bastone e da un atteggiamento deciso”.
Se poi il lupo difficilmente attacca un individuo adulto, non è così scontato che lasci perdere i bambini. Anzi in genere è attratto dai cuccioli e comunque da chi è più piccolo e indifeso. Quindi se ci si trova in compagnia di bambini sarà sempre opportuno metterli al centro di un nucleo di adulti, o quanto meno frapporsi tra loro e l’animale.
Un altro consiglio: mai dare le spalle al lupo. Quando ci si allontana da lui, bisogna farlo lentamente, tenendolo d’occhio, per non dargli l’impressione di avere paura.
Così il lupo potrebbe proteggere l’ambiente
In Italia oggi il lupo è però sempre più malvisto, a causa degli attacchi al bestiame. È sotto tutela dello Stato, poiché considerato elemento indispensabile dell’ecosistema cui appartiene, ma è sempre più spesso vittima di avvelenamenti e bracconaggio.
Eppure ci sono Paesi in cui questo animale è considerato un prezioso paladino dell’ambiente. Come la Scozia. Uno studio pubblicato sulla rivista Ecological solutions and Evidence, condotto dagli scienziati della School of Earth and Environment presso l’Università di Leeds, ha rivelato che una popolazione totale di circa 167 lupi sarebbe sufficiente a ridurre il numero di cervi rossi che distruggono gli alberi e a consentire alla vegetazione di rigenerarsi naturalmente.
L’espansione delle foreste autoctone permetterebbe l’assorbimento di un milione di tonnellate di CO2 all’anno. Tanto per dirla con i numeri, ogni esemplare di lupo porterebbe a una capacità di assorbimento annuale di 6.080 tonnellate di CO2. In altri termini, ogni predatore avrebbe un valore di 154 mila sterline.
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